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Quando il 16 marzo 1978 rapirono Aldo Moro uccidendo i cinque servitori dello Stato che lo scortavano, non avevo ancora 22 anni

Vivevo a Roma dove studiavo Storia e Filosofia alla Sapienza e dove muovevo i primi passi da cronista di nera in un quotidiano che si chiamava L’Occhio.

Cronaca nera e terrorismo in quegli anni andavano a braccetto: ogni giorno una bombetta, una gambizzazione, un sequestro, un omicidio

Gioco forza sviluppai una certa sensibilità giornalistica per il tema.

Così, negli anni, il terrorismo è stata, ed è, una delle costanti del mio lavoro: nei giornali, in tv, in radio, nel mio blog.

La mia convinzione è che il terrore nei secoli, a partire dalla antica setta degli Hashashin, sia servito a destabilizzare il mondo

cambiando le sigle, ma mantenendo le stesse finalità: creare stress geopolitici. Anche oggi con il fondamentalismo islamico.

Ecco perché non mi ha mai convinto la favoletta della Cia e degli Stati Uniti che vogliono impedire il compromesso storico, il dialogo fattivo tra Dc e Pci. In fin dei conti portare i comunisti vicino al governo di una Paese occidentale, grazie all’opera di uno statista democristiano, duramente anticomunista, significava togliere definitivamente il più grande partito comunista occidentale dal controllo sovietico. Un vero smacco per l’URSS.

Giornalisticamente sulle Brigate Rosse (e affini) e, dunque, sul rapimento e l’uccisione di Aldo Moro e della sua scorta, ho cercato risposte anche “oltre cortina”, come si diceva quando ancora il Muro di Berlino divideva due mondi contrapposti.

Il filone che ho scrutato è quello che conduce agli archivi di Budapest, alle terme fuori Praga dove venivano “ospitati” i brigatisti rossi, alla Separat di Carlos, al colonnello libico Jallud che di fatto era l’antenna del Kgb nel Mediterraneo e che a Tripoli offriva sostegno e rifugio al capo della Separat.

Da Praga

dove operava il dottor Franz, un agente dei servizi segreti italiani del cosiddetto Supersid di Vito Miceli, che agiva coperto da uno studio dentistico (da qui Dottor Franz), partì l’inascoltata segnalazione del covo di via Gradoli. Sempre da Praga si avvertì che il brigatista rosso Alberto Franceschini stava rientrando in Italia.

Che fine hanno fatto i cablogrammi?

Tra le fonti che ho incontrato, in sintonia con questa ipotesi, c’è l’operatore della Marina, noto come l’agente G-71, dell’organizzazione militare della Nato Gladio stay behind.

G-71 (G sta per Gladio, 71 è l’anno di arruolamento) è stato attaccato e ha subito tentativi di delegittimazione con ogni mezzo mediatico, politico e financo giudiziario, quando con una serie di documenti, poi peritati e ritenuti attendibili, rivelò che la trama per sequestrare Moro era nota da tempo e che c’erano tutti i margini per disattivarla.

Ammetterlo da parte dei vertici delle istituzioni italiane si sarebbe configurato come alto tradimento nei confronti dello Stato. Meglio prendersela con G-71

Le memorie di Arconte sono pubblicate nel libro L’Ultima Missione di G-71 (Mursia editore)

Che il sequestro e l’uccisione di Moro sia stato un vero golpe, peraltro ben riuscito e avallato da logiche internazionali, è sostenuto anche da altri giornalisti che a questa vicenda dedicano tempo e lavoro da alcuni decenni.

Il puzzle Moro (Chiare Lettere), del collega Giovanni Fasanella, mette piuttosto l’accento sulle implicazioni anglo francesi, soprattutto, anglo, e in parte americane e sovietiche, affinché si scongiurasse l’ascesa al potere sempre più importante di Aldo Moro, avviato oramai a diventare Capo di Stato. Con lui l’Italia aveva conquistato una posizione predominante nel Mediterraneo.

Un disegno che fu ripreso da Bettino Craxi: creare una Confederazione di Stati islamici moderati

Akbar Maghreb, Grande Maghreb, si chiamava.

Il primo passo fu la “Guerra del pane” che portò alla deposizione del dittatore tunisino Bourghiba. L’operazione fu condotta, anche sul campo, dagli uomini dei servizi segreti italiani. Gli stessi che cercarono di scongiurare il sequestro Moro.

Ironia della sorte (ma davvero fu ironia?), il leader socialista morì ammalato in Tunisia

Dove ancora è circondato da ammirazione e da rispetto. Tutto ciò può servire a capire meglio l’eterno “Caso Moro”. E le connessioni con vicende internazionali tuttora in corso


Le opinioni dei lettori
    • alvaro balloni   On   25 marzo 2018 at 8:42

      analisi profonde e realistiche che accendono un po di luce su casi importanti rimasti per troppo tempo al buio.

  1. Enrico Masala   On   25 marzo 2018 at 10:34

    Si, le BR erano una banda di cialtroni che non ha mai rivelato nulla: si addesteavano nei campi IRA, Palestina e Cecoslovacchia. Tuttavia, tu concludi senza dire che chi ha dato l’ordine è Kissinger e’ un bel candidato!

  2. strambone Giovanni ( nessuno)   On   27 giugno 2018 at 11:09

    Speriamo che finalmente la gente capisca, è noi di una certa età passati per quella esperienza divulghiamo il sapere alle nuove generazioni ,in modo da non ritornare ai tempi bui .Amo L’ITALIA L’HO SERVITA CON ONORE stavo perdendo la fiducia ma in lontananza rivedo splendere una flebile fiammella di onestà , W L’ITALIA.

  3. Antonino Arconte   On   20 agosto 2018 at 12:20

    Da 15 anni è bloccata la sentenza della citazione per risarcimento danni Antonino Arconte contro la RAI TV che ha dovuto ammettere che i documenti ricevuti da me nel 2002 per sottoporli a perizia scientifica che accerto’ anche la autenticità di carta e inchiostri di quei documenti datati 1978, erano stati sottratti dolosamente dai loro archivi e non potevano più restituirli. Documenti che permettevano di identificare i traditori golpisti del 1978 dei quali, però, esistono copie autenticate da notai e legalizzate dalla Procura della Repubblica che uso per i dovuti risarcimenti contro lo Stato canaglia che ho denunciato alle Corti Internazionali di Strasburgo (Quattro già vinte e tre pronte per la decisione) e dell’Aja. Purtroppo non c’è altro che io possa fare.

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