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Sei la mia vita, canta Mario Rosini. Secondo classificato al Festival di Sanremo. Forse il simbolo migliore di una crisi irreversibile, al di là delle polemiche che avevano portato le grandi case discografiche a disertare la manifestazione sanremese vinta da Masini con L’uomo volante.

Nessuna suddivisione tra sedicenti campioni e velleitarie nuove proposte. Il problema però non è nei nomi dei cantanti che salgono sul palco, perché qualcuno è riuscito a ritagliarsi una discreta carriera. Il dramma è nei brani, giustamente dimenticati appena terminato il festival.

Non che al di fuori di Sanremo la qualità della musica italiana fosse al massimo livello. Non a caso trionfano le raccolte, perché il nuovo è generalmente modesto. È la classifica dei singoli vede, tra i cantanti italiani, primeggiare Laura Pausini con Resta in ascolto, per poi arrivare a Luca Dirisio con Calma e sangue freddo. Scendendo ancora si trovano Max Pezzali (Lo strano percorso), Caparezza (Fuori dal tunnel, brano lanciato però nel 2003), Zucchero (Il grande Baboomba). Memorabili? Non proprio.

E non va meglio con In tutti i miei giorni (Raf), Un altro ballo (Gemelli Diversi), Mio fratello che guardi il mondo (Fossati), Ti porto in Africa (Mango), Solo chi ama veramente (Morandi) o Come mi vorresti (Zero).

Tra gli album la prima posizione è per Vasco con Buoni o cattivi, ma nel panorama generale non sono i buoni brani a prevalere. Tiziano Ferro è in classifica con 111, dell’anno precedente. Antonacci presenta Convivendo parte prima, Mina ha la sua collezione di platino come Battiato e Pino Daniele, Conte si dedica all’Elegia e Mannoia ai Concerti. Caparezza è alle prese con Verità supposte e Cammariere è Sul sentiero.

Piace il brano principale dell’album di Vecchioni (Rotary Club of Malindi), si divertono i Pooh con Ascolta (Dove sono gli altri tre), sono nostalgici Paoli e Vanoni con Boccadasse e Fingere di te (nell’album Ti ricordi? No, non mi ricordo). Guccini si occupa di Ritratti, resta soprattutto quello di Piazza Alimonda, Fiorello canta A modo mio, ma a rappresentare davvero la musica italiana non solo del 2004 ma di un intero periodo è l’album degli Articolo 31, Italiano medio. Con la copertina che chiarisce di quale medio si tratti.


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