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Il primo gennaio del 2003 muore Giorgio Gaber.

Il business della musica ne approfitta per lanciare un album postumo, Io non mi sento italiano, che contiene grandi brani tra cui Non insegnate ai bambini, L’illogica allegria, C’è un’aria. Appunto, nel panorama musicale italiano c’è un’aria che non sarebbe piaciuta a Gaber, di disfatta, di rassegnazione, di pressappochismo e di bassissima qualità.

Se l’anno inizia con la scomparsa di Gaber, non è che il mese successivo offra particolari motivi di entusiasmo al festival di Sanremo. Vince Alexia con Per dire di no, davanti a Britti (7.000 caffè) e Cammariere (Tutto quello che un uomo). Cosa resta di quella edizione? Davvero poco. Ruggeri e Mirò che cantano Nessuno tocchi Caino, l’esibizione abbastanza patetica di Bobby Solo e Little Tony che non si rassegnano ad invecchiare (Non si cresce mai). Non ha Fortuna la canzone di Barbarossa, Antonella Ruggiero (Di un amore) rimpiange il successo passato, per Syria L’amore è mentre Giuni Russo presenta Morirò d’amore. E ancora gli Eiffel 65 con Quelli che non hanno età ed i Negrita con Tonight, in mezzo Lisa (Oceano), Silvia Salemi (Oceano), Tatangelo e Stragà (Volere Volare). Tra i giovani si impone Dolcenera (Siamo tutti là fuori). E basta. Si può fare di peggio, ma bisogna impegnarsi.

Il resto del 2003 vede la consueta proliferazione di raccolte di vecchi successi propri od altrui. Con qualche eccezione come Ramazzotti (Un’emozione per sempre). O come Renato Zero (A braccia aperte, L’altra sponda). Ma Vasco vola in classifica con una raccolta e Ligabue pure, i Nomadi nè presentano addirittura due. E sono alle prese con i revival anche gli Stadio, De Gregori, Celentano, Grignani. Rino Gaetano viene ricordato, ad oltre 20 anni dalla scomparsa, con la raccolta Sotto i cieli di Rino mentre Mina si dedica a vecchi successi della canzone napoletana.

Esistono, ovviamente, delle differenze. È sempre gradevole riascoltare Battiato che ripropone E ti vengo a cercare, Povera Patria, Cafè de la Paix o Conte con Aguaplano, Dancing, Fuga all’inglese, Diavolo rosso, Come mi vuoi. Però quando sbarcano ai piani alti della classifica le raccolte dei ragazzi di Amici, qualche perplessità si fa strada. C’è di peggio? Sì, ad esempio Carla Bruni che canta (canta è una definizione eccessiva) Quelq’un m’a dit. E se la torinese Bruni fa la prima donna in Francia, Pausini si butta sull’inglese.

Gigi D’Alessio augura Buona vita e Venditti riconosce Che fantastica storia è la vita. Giorgia è uno Spirito Libero, e lo è Per sempre, Capossela preferisce L’indispensabile. Fossati è alle prese con il Lampo viaggiatore ed Irene Grandi canta Prima di partire per un lungo viaggio. Rispunta Baglioni con Sono io l’uomo della storia accanto (Mai più come te, Tienimi con te, Tutto in un abbraccio). Cremonini va in classifica con Bagus che è dell’anno precedente, i Subsonica sono impegnati con il Controllo del livello di rombo, Elio e le Storie Tese giocano con Cicciput. Dalla canta, con Mina, Amore disperato ed Elisa ripropone Almeno tu nell’universo. Ci sono anche le Vibrazioni (Dedicato a te), Nek (Almeno stavolta), gli Articolo 31 (La mia ragazza mena).

Ed ai primi posti c’è pure Dj Francesco con La canzone del capitano. Non è un omaggio prematuro a Salvini, è solo il simbolo di una caduta senza freni della canzone italiana.


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