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Finisce il secolo, finisce il millennio ma non termina con capolavori assoluti per la musica italiana. Non è l’edizione modesta del festival di Sanremo ad incidere sulle scelte del pubblico che premia, non in Riviera, un inedito trio composto da Ligabue, Pelù e Jovanotti che cantano Il mio nome è mai più. Ma il.successo arride anche ad un brano totalmente diverso, leggero ed allegro come 50 special dei LunaPop.

Vasco, ovviamente, è attento alle date e lancia La fine del millennio oltre a Rewind. Ma il pubblico italiano è ormai eterogeneo o forse onnivoro. Digerisce di tutto. Una vita da mediano e L’odore del sesso di Ligabue o Supercafone di Er Piotta, Un raggio di sole e Per te di Jovanotti o gli album dei Gemelli Diversi, Sottotono, Negrita. Apprezza Vecchioni con Sogna ragazzo sogna, Venditti che canta Che tesoro che sei o Gigi D’Agostino con Bla bla bla.

Celentano, rilanciato dal duetto con Mina dell’anno precedente, approfitta del ritrovato feeling con il pubblico e conquista la vetta con Io non so parlar d’amore (L’emozione non ha voce, L’arcobaleno). Ma va molto bene Antonacci con Mi fai stare bene e Questo tempo e ancora. I Litfiba pensano all’Infinito e gli 883 restano ai vertici con Grazie mille (La regina del Celebrità). Bocelli ha un Sogno che poi raddoppia con Arie sacre mentre Mina addirittura triplica: un album è dedicato a Renato Zero, in un altro duetta con Leali e Cocciante.

Baglioni ha un Cuore d’aliante (e poco più), Mannoia per fine millennio ripropone pezzi gradevoli come I treni a vapore, Britti approfitta del successo tra i giovani di Sanremo per lanciare Solo una volta (o tutta la vita). Anche Battiato ripropone, in Fleur(s), alcuni brani famosi in Italia e all’estero, da Te lo leggo negli occhi a Que reste-t-il des nos amours.

Un buon album per i Pooh con tracce quali Quando lui ti chiederà di me, Quel che non si dice, 20.000 leghe sopra i cieli. Mango ripropone Oro e Lei verrà, Zero i suoi grandi successi, così come De André in concerto, Carboni o Morandi che non sfonda più.

Pino Daniele si sente Come un gatto all’equatore, Dalla saluta il millennio con un Ciao, Giorgia si dedica ad un Girasole. Concato s’innamora davvero ma il pubblico un po’ meno. In questo panorama non esaltante si ripropongono gli eterni successi di Battisti scomparso l’anno prima. E si lancia, tra i giovani di Sanremo, anche Leda Battisti per approfittare dell’emozione per la morte di Lucio. Tra i giovani, oltre al vincitore Britti, si mette in luce Max Gazzè.

Tra i big vince Anna Oxa con la non memorabile Senza pietà. Precede altre due donne, Ruggiero con Non ti dimentico e Nava che presenta Così è la vita. Davvero scarso il livello dei brani, forse restano nella memoria Finardi e la sua Amami Lara, Nada con Guardami negli occhi, Marina Rei e Un inverno da baciare.

A teatro, però, Giorgio Gaber presenta l’ennesimo suo capolavoro. Brani come Il potere dei più buoni, Il conformista, Una nuova coscienza, Il grido, Il mercato, dovrebbero far riflettere. Ma restano fuori dai circuiti discografici e radiofonici. Sono scomodi, invitano a cancellare il pensiero unico.

Ma ormai si guarda al duemila, inizia un mondo nuovo, sarà una meraviglia. O forse no.


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