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Si può dare di più. Indubbiamente dopo due anni caratterizzati da scarsa fantasia musicale, nel 1987 era difficile far peggio.

Così l’anno si apre come d’abitudine con il Festival di Sanremo che premia il trio Tozzi, Ruggeri e Morandi appunto con il brano Si può dare di più che poi, sull’onda del successo, finirà negli album individuali dei tre interpreti.

Qualche canzone di quel festival riesce anche a rimanere nella memoria collettiva degli anni seguenti. A partire da Figli, di Cutugno, che sul podio precede la Nostalgia canaglia di Al Bano e Romina. Tornano da quasi protagonisti anche Leali (Io amo) e Peppino di Capri (Il sognatore), si fanno ricordare Tanti auguri (di Marcella) e Canzone d’amore dei Ricchi e Poveri. Mannoia inaugura il suo genere politicamente corretto con Quello che le donne non dicono e Barbarossa regge bene con il suo Come dentro un film.

Per nulla memorabili le esibizioni di Dori Ghezzi e di Lena Biolcati approdata tra i big. Eduardo De Crescenzo sente L’odore del mare e Scialpi canta la Bell’età. Riappaiono Le Orme (Dimmi che cos’è) e Patty Pravo si presenta come Pigramente signora. Per fortuna Sergio Caputo rallegra l’atmosfera con Il Garibaldi innamorato mentre Buonocore si strugge per Rosanna. Ultima si piazza Nada con il Bolero. Tra le nuove proposte vince La notte dei pensieri di Michele Zarrillo ma la maggior parte dei concorrenti non avrà successo. Fa eccezione Andrea Mirò (Notte di Praga) e Paola Turci subito eliminata con Primo Tango. Avrà modo di rifarsi.

Ma un grande protagonista dell’87 è Zucchero, con l’album Blue’s. Si impongono brani come Senza una donna, Hey man, Con le mani, Bambino io bambino tu, Pippo. Oltre all’ironica e polemica Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall’Azione Cattolica. Vasco replica con C’è chi dice no (Brava Giulia), Celentano canta La pubblica ottusità (Dolce rompi, È ancora sabato), proprio quella ottusità pubblica che lo consacrerà come guru televisivo qualche anno dopo.

Prevalgono, ancora una volta, le raccolte di vecchi successi, ed hanno ragione Al Bano e Romina: Nostalgia canaglia. Raccoglie Baglioni, raccoglie Mina, raccoglie Leali, raccoglie Pavarotti con Volare (Fiorin Fiorello, La strada nel bosco, Luna marinara). De Gregori, Tozzi ed i Pooh pubblicano le raccolte ma lanciano anche nuovi album: Terra di nessuno (Il canto delle sirene) per il musicista romano, Invisibile (Se non avessi te, Immensamente) per il torinese, Il colore dei pensieri (Santa Lucia, Siamo ancora sulla strada, Sto con te, Tu dov’eri) per il gruppo.

Paolo Conte si lancia con l’Aguaplano (Ratafià, Amada mia, Max, Blu notte, La negra) e Vecchioni è alle prese con gli Ippopotami. Zero non è il miglior 33 giri di Renato Zero e non lo è neppure Tutto l’amore che ti manca (Un uomo solo) di Julio Iglesias. Ruggeri inserisce in Vrai Rouge brani come Contessa, Nuovo Swing, Il mare d’inverno. E torna dall’America Eugenio Finardi in versione nostalgica. Canta Dolce Italia, ma anche I fiori del maggio, e la primavera è quella del 68. Disco impegnativo per Guccini, tra Signora Bovary, Culodritto, Scirocco ed album ancora più complesso per Battiato alle prese con la Genesi. Pino Daniele si accontenta di una Bonne soirée mentre Vanoni, in O, dedica un brano ad Una notte in Italia. E Grazia Di Michele canta Le ragazze di Gauguin.

Tozzi, scatenato, vola ai vertici delle classifiche anche in coppia con Raf, con Gente di mare. Mentre Spagna continua a proporre canzoni in inglese, Call me. Mango diventa sempre più popolare con Bella d’estate e Cutugno, dopo il podio di Sanremo, ripete il successo con Una domenica italiana. Voglia di patria? Anche Bennato esce con Ok Italia. Per Casale si tratta di Destino, Christian respira Aria e musica, Luca Carboni si dedica alla Farfallina, con Lorella Cuccarini ed Alessandra Martines che spiegano che L’amore è. Persino Malgioglio riesce ancora a dedicarsi alle canzoni (Togli il respiro) prima di ridursi a macchietta televisiva. Gaber, infine, continua a cercare di far riflettere quella parte di Italia che ha ancora la cattiva abitudine di pensare. Non una canzone “politica”, ma un brano per capirsi: I soli.


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