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Le Italie della musica si confrontano con successo in un curioso 1984. Sanremo continua ad essere la vetrina delle canzoni nazionalpopolari ma emerge una sana voglia di riscoperta delle radici.

È l’anno di De Andrè e del capolavoro di Creuza de ma, un album in genovese coraggioso e intelligente, con brani di grande qualità come Sidun, A dumenega, A pittima, D’a me riva e Simon capudan pascià che narra una storia poi ripresa da Pietrangelo Buttafuoco nel suo libro Il lupo e la luna.

Il Rondò Veneziano celebra la Serenissima, Guccini raccoglie i suoi brani di successo presentando Tra la Via Emilia e il West (dalla Locomotiva a Bologna, da Piccola città a Venezia), Roby Facchinetti (senza Pooh) canta Quelli nati un po’ in collina, Tony Esposito lancia Kalimba de luna e Pino Daniele celebra Santa Teresa. Ma entra nella classifica dei 33 giri più venduti anche Chikano con Italian Carnival, assurdo titolo per una raccolta dei brani tradizionali più popolari, da Firenze sogna a Ciuri ciuri, da Porta Romana a Piemontesina, da O surdato ‘nnammorato a Ma se ghe pensu.

Nulla di tutto questo a Sanremo dove vincono Al Bano e Romina con Ci sarà, precedendo Serenata di Toto Cutugno e Cara di Christian.

Ci sono tutti i cantanti popolari: Pupo (Un amore grande), Fiordaliso (Non voglio mica la luna), Castelnuovo (Nina), Oxa (Non scendo), Drupi (Regalami un sorriso).

C’è chi cerca un rilancio, ma Per una bambola di Patty Pravo non ha lo stesso successo del più noto La bambola; Bobby Solo non commuove più con Ancora ti vorrei; Riccardo Del Turco è lontano dai fasti del passato con Serena alienazione.

Va meglio a Zanicchi (Chi mi darà), al Gruppo Italiano (Anni ruggenti), a Mannoia (Come si cambia), a Ruggeri (Nuovo Swing) ed agli Stadio (Allo stadio).

Tra i big figurano anche Camerini, Garbo, Milani, Sannia. Mentre tra le Nuove proposte si impone Ramazzotti con la Terra promessa. Curiosa la scelta di inserire tra le nuove proposte anche chi aveva già fatto parte dei big in precedenza, da Giorgia Fiorio (Se ti spogli) a Flavia Fortunato e i Collage. Da segnalare la partecipazione di Giampiero Artegiani (Acqua alta in piazza San Marco) recentemente scomparso, e dei Trilli, un duo genovese noto per le canzoni in lingua ma che all’Ariston presenta Pomeriggio a Marrakech.

Tornando agli album dell’84, si sprecano le raccolte di successi precedenti, sia per la voglia di far cassa sia per la mancanza di idee. Baglioni, Celentano, Julio Iglesias (in inglese), Bennato. Ron ripropone brani come Il gigante e la bambina insieme a Joe Temerario e Al centro della musica; Vecchioni, nel Grande sogno, ripresenta Samarcanda, Signor giudice, Mi manchi, La città senza donne. Annata modesta per Zero (Leoni si nasce) mentre Battiato canta La stagione dell’amore (e con Alice anche I treni di Tozeur).

Ottimo, con un successo non proporzionale, l’album di Ivan Graziani, Nove (Bluson noir, Geraldine, Minù Minù, Lucetta tra le stelle). E decisamente di alto livello, e premiati dal pubblico, Concato (Guido piano, Fiore di maggio, Ti ricordo ancora, Rosalina, Tienimi dentro te) e Cocciante (Sincerità, Sulla terra io e lei). Venditti pensa che Ci vorrebbe un amico, soprattutto la Notte prima degli esami, De Gregori è alle prese con La donna cannone e per Vasco Va bene va bene così (con Albachiara, Siamo solo noi, Ogni volta).

I Pooh, con Facchinetti, sono esotici con Aloha (Come saremo, La mia donna, Tempi migliori) e Dalla si occupa di Viaggi organizzati, i Ricchi e Poveri in versione internazionale chiedono Voulez vous dancer (e ancora Sei la sola che amo e Cosa sei), Mina interpreta altri successi esteri e nazionali (Hey Jude, Acqua azzurra acqua chiara, Estate, Banana boat). C’è spazio per gli amanti degli Squallor e del loro Uccelli d’Italia: il cattivo gusto non è nato con il rap e prosegue, per gli Squallor, con A chi lo do stasera.

È però fuori dal festival che emerge una delle canzoni di maggior successo dell’anno: Fotoromanza di Gianna Nannini. Anche per Self control di Raf non mancano le vendite. Morandi risale ancora con Nel silenzio splende e con il duetto dell’anno precedente con Amii Stewart (Grazie perché). Per Bosè il successo è solo un Miraggio, ma non per Tozzi che festeggia con un Hurrah, nè per Caputo con Italiani mambo. Togni canta Giulia e Giuni Russo la Limonata cha cha cha. Marcella si perde Nel mio cielo puro, Bertè si rivolge al Ragazzo mio.

Le classifiche, però, sono dominate da canzoni straniere e per il pop italiano gli spazi si restringono.


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