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Alice trionfa al Festival di Sanremo tornato ad ospitare canzoni che saranno cantate e suonate a lungo; Lucio Battisti, dopo la rottura con Mogol, si rilassa al mare mentre Francesco Guccini e Fabrizio De Andrè escono con due album memorabili, anche se forse non i più apprezzati dai fans:

Metropolis per Guccini (con brani come Bisanzio, Venezia, Bologna) e Indiano per De Andrè ( Hotel Supramonte, Fiume Sand Creek, Franziska, Quello che non ho) con inevitabili riferimenti al suo rapimento in Sardegna.

Forse bisognerebbe interrogare gli studenti delle superiori sul significato di Bisanzio per valutare il livello di preparazione. De Andrè esce anche con un album dal vivo con la Pfm, riproponendo successi quali Avventura a Durango o Via del Campo.

Siano solo nell’81 ma la voglia di revival è già tanta. Ed Ivan Cattaneo rilancia, a modo suo, le canzoni degli Anni 60, da Abbronzatissima al Ballo del mattone o La zebra a pois. Zero, con Icaro, ripropone Il cielo, oltre a Più su e Madame mentre i Pooh presentano la raccolta 78-81 oltre a lanciare il 33 giri Buona fortuna. Tra i brani, oltre a quello con il titolo dell’album, Chi fermerà la musica, Banda nel vento, Dove sarò domani, Fotografie. Anche Baglioni ha il suo 33, Strada facendo. Tra i titoli figurano I vecchi, Buona fortuna, Fotografie. Le canzoni non sono le stesse dei Pooh, i titoli sono identici.

Julio Iglesias prosegue l’educazione sentimentale degli italiani votati al romanticismo (purché “concreto”) e si ripropone con Amanti, Un sentimentale, Dividila con me, Chi è stato. Ron resta Al centro della musica e Tozzi continua a violare il codice della strada con Roma nord in un album che contiene Marea e Notte rosa.

Un ottimo successo ottiene l’inossidabile Vanoni con 2031 parole, un 33 che ha come brani più noti Vai Valentina, Musica musica, Fatalità. Così come non ci sono dubbi sul fatto che Siamo solo noi sia il pezzo più famoso dell’album dell’81 di Vasco Rossi. O che Una città senza donne sia la canzone più trasmessa del 33 Montecristo di Vecchioni. Bertoli rimpiange quando avevamo Cent’anni di meno, Cocciante annuncia la rinascita come Cervo a primavera e assicura che Tu sei il mio amico carissimo.

Non è l’anno dei migliori album per Mia Martini (Mimì, con Ti regalo un sorriso), e per la sorella Loredana Bertè (Made in Italy, con Lontano da dove), neppure per Fortis (però il brano Settembre funziona tutt’ora) e per Finardi (Cicogna, ma con alcune canzoni di successo quali Patrizia e Valeria come stai). A sorpresa si impone invece un album strumentale, Rondò Veneziano, con una coraggiosa operazione di mescolanza tra antico e moderno.

L’81 è un anno positivo persino per il Festival di Sanremo che torna a proporre canzoni che il pubblico ascolta e canticchia.

Vince Alice, con Per Elisa, precedendo Loretta Goggi (Maledetta primavera) e Dario Baldan Bembo (Tu cosa fai stasera?). Quarto si piazza Luca Barbarossa (Roma spogliata) davanti ai Ricchi e Poveri (Sarà perché ti amo).

Non mancano i cantanti poi spariti, da Paolo Barabani (Hop hop somarello) a Mariella (Ma chi te lo fa fare) però resta la memoria di Zarrillo (Su quel pianeta libero), di Marcella (Pensa per te) che a Sanremo precede il fratello Gianni Bella (Questo amore non si tocca) che si prenderà la rivincita nelle vendite. Tra le canzoni sanremesi più ascoltate e riascoltate ci sono anche Caffè nero bollente (Mannoia), Ancora (Eduardo De Crescenzo), Non posso perderti (Bobby Solo), Angela (Leano Morelli), I ragazzi che si amano (Collage).

Non funziona, invece, il tentativo di Orietta Berti di ritornare al successo di Finché la barca va con un brano che lo ricorda, La barca non va più. Appunto, la sua barca è ferma a riva.

Ma se i Ricchi e Poveri si piazzano al quinto posto al Festival, sono invece in testa tra i dischi italiani (45 giri) più venduti. Peccato che ciò significhi la sesta posizione assoluta, dietro 5 canzoni straniere. E portano al vertice anche M’innamoro di te. Nelle zone alte della classifica si può trovare anche Claudio Cecchetto con Gioca jouer, Al Bano e Romina (Sharazan), Fogli (Malinconia) e Donatella Rettore (Donatella).

Tra i primi figura Anna dai capelli rossi, canzoncina per bambini dell’anno precedente, eseguita dai Ragazzi dai capelli rossi. Christian ottiene un buon riscontro con Daniela, Heater Parisi approfitta della tv per piazzare Cicale e Ti rockerò, il Califfo Califano torna in auge con La mia libertà e anche Morandi torna in scena con Canzoni stonate.

Lo devo solo a te non è un grande disco per Pupo, idem per No tu no dei Cugini di Campagna e per Io ti amerò di Reitano o Giorno popolare di Viola Valentino. Va decisamente meglio a Nada con Dimmi che mi ami che mi ami che tu ami che tu ami solo me.

Marcella, fuori festival, vola con Canto straniero, Marco Ferradini si fa notare con Schiavo senza catene, si mette in mostra Alberto Camerini (Rock’n’roll robot), Gianni Togni è Semplice e Massimo Bubola è senza famiglia. Goggi porta al successo anche Il mio prossimo amore mentre Battiato alza la Bandiera bianca.

Dalla invita a telefonargli tra 20 anni, Sammy Barbot si gode l’Aria di casa mia e una giovane Gianna Nannini urla Vieni ragazzo. Si afferma il filone del Mezzogiorno: Mimmo Cavallo conquista anche il Nord con Uh mammà, Pino Daniele canta il Viento ‘e terra e Pino D’Angiò vive un grande momento con Ma quale idea e Un concerto da strapazzo.


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