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Bologna, 1977. Forse non lo ricorda più quasi nessuno ma è stato il momento in cui l’Italia è stata davvero a un passo dall’insurrezione popolare, tra carri armati per la strada e girotondi di indiani metropolitani e femministe pitturate.

Tra una canna da fumare e la canna del fucile l’Italia scelse lo spinello, l’insurrezione si sgonfiò come un soufflé e si proseguì con gli anni di piombo che erano tutt’altra cosa.

Ma gli italiani, quelli senza canne di alcun tipo, continuavano a dedicarsi alle canzoni d’amore.

I dischi più venduti? Amarsi un po’, di Lucio Battisti, e Ti amo di Umberto Tozzi.

In entrambi i casi i 45 giri erano accompagnati anche dagli album: Io tu noi tutti per Lucio (con brani quali Sì viaggiare, Ho un anno di più, Questione di cellule, Neanche un minuto di non amore, oltre ad Amarsi un po’), E nell’aria ti amo per Tozzi (Dimentica dimentica, Signora America, Se tu mi aiuterai).

Fratello d’arte, il torinese Tozzi anche se il fratello maggiore Franco aveva assaporato il successo con I tuoi occhi verdi, per poi sparire. Ed anche vicino di casa di Rita Pavone che nel 77 ricompare con My name is potato.

È anche l’anno di altri album tutt’ora ricordati, a partire da Burattino senza fili di Bennato (In prigione in prigione, Il gatto e la volpe, È stata tua la colpa) per proseguire con Samarcanda di Vecchioni, con Singolare plurale di Mina, Rotolando respirando dei Pooh (Dammi solo un minuto, In diretta nel vento, Che ne fai di te).

Finardi esce con Diesel (Non è nel cuore, Non diventare grande mai), Zero si vende e tocca Il Cielo, Stefano Rosso inserisce la sua Storia disonesta in un album con La banda degli Zulù, Non gioco più, Letto 26, Anche se fosse peggio. Per Califano Tutto il resto è noia e Alberto Radius si confina Nel ghetto.

Battisti tenta anche l’avventura nordamericana con l’album Images, una traduzione dei suoi pezzi italiani, e Julio Iglesias con America si rivolge a quella Latina (Guantanamera, Vaya con Dios, Caminito) mentre per l’Italia lancia il 33 Se mi lasci non vale (Anima ribelle, Abrazame).

L’altro Lucio, Dalla, esce con Com’è profondo il mare che contiene anche Il cucciolo Alfredo, un brano che racconta il clima di piombo e la musica politica obbligatoria (“la musica andina che noia mortale”), oltre al più noto Disperato erotico stomp.

C’è anche altra musica politica, quella di Pierangelo Bertoli che ripubblica con una casa discografica commerciale anche alcuni dei pezzi che aveva già inciso per Servire il popolo: Eppure soffia, Non vincono, Per dirti t’amo, Racconta una storia d’amore. Intanto Gaber porta nei teatri lo spettacolo Libertà obbligatoria, con I Reduci, Le elezioni, Si può. E Rino Gaetano propone Aida e Spendi spandi effendi.

Il festival di Sanremo, ovviamente, è su altre lunghezze d’onda. Vincono gli Homo sapiens con Bella da morire, davanti a Tu mi rubi l’anima dei Collage e Monica dei Santo California.

Una ennesima edizione non memorabile che fa conoscere Leano Morelli, ai primi posti con Io ti porterei ma più apprezzato con Un amore diverso.

Per fortuna l’incidenza delle radio libere aumenta e sposta il mercato. Così ai primi posti delle vendite ci sono anche i Matia Bazar (Solo tu), davanti a Baglioni (Solo).

Dimostrazione di fantasia nella scelta dei titoli. D’altronde il Giardino dei semplici propone la zuccherosa Miele e precede la Bottega dell’arte con Che dolce lei; Luca D’Ammonio canta Ragazzina e Sandro Giacobbe si oppone con Bimba. Replica Zanicchi con Mamma tutto.

Ottima annata per Vanoni, tra Domani no e Più, Umberto Balsamo fa l’intellettuale con l’Angelo azzurro ed Angelo Branduardi medievaleggia con Alla fiera dell’Est.

Tra gli altri, Drupi si domanda Come va, Fogli canta la sua Stella, Marcella resta abbracciata e Roberto Soffici è alle prese con una improvvisa incoscienza. Demis ammette di non essere un profeta, Mal tenta di tornare in sella con Furia, la Goggi 2 (Daniela) gioca con O ba ba luba e Pippo Franco con Isotta. Ivan Graziani conquista il pubblico con Lugano Addio mentre il pubblico non segue più Nazzaro (Me ne vado) e neppure Memo Remigi (Basta, prendo, parto, volo via).

Da ricordare che in Italia arriva Evita e la celebre Don’t cry for me Argentina, ma si afferma anche Amanda Lear con Tomorrow.


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