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Ancora tu, ma non dovevamo vederci più?

Con una licenza poetica la coppia Mogol Battisti conquista il mercato italiano del 1976 e lancia un tormentone che resiste tutt’ora.

Ma è anche l’anno di Respirando, della Compagnia e dell’album di Mina canta Lucio.

Ennesimo trionfo in un 76 caratterizzato da un altro tormentone, lanciato a fine anno da Stefano Rosso: “Che bello, due amici, una chitarra e uno spinello” (nel disco Una storia disonesta).

Rosso aveva già presentato Letto 26 e avrebbe ottenuto il successo che meritava solo all’inizio del 77 lanciando un album con alcuni brani che lo avrebbero fatto apprezzare.

Spinelli, ma non solo. A Milano, al Parco Lambro, l’ultimo festival musicale di Re Nudo naufraga tra eroina, molotov, lacrimogeni. La gestione del servizio d’ordine da parte di Lotta Continua è disastrosa come è disastrosa la politica dei prezzi da rapina imposti dagli organizzatori al “proletariato giovanile”.

Tra scontri e proteste se la cava Finardi che in quell’anno si afferma con la Musica ribelle e con La radio, ovviamente quella libera. D’altronde la tv e la radio pubblica incidono sempre meno sui gusti musicali del Paese.

Al festival di Sanremo si impone Peppino Di Capri con la modesta Non lo faccio più davanti alla dimenticata Come stai con chi sei di Wess e Dori Ghezzi.

Difficile individuare brani tutt’ora ascoltati al di là di Gli occhi verdi di tua madre (Sandro Giacobbe che lancia in quell’anno anche Il mio cielo e la mia anima), Sambariò (Drupi), Volo Az 504 (Albatros), Linda bella Linda (Daniel Sentacruz Ensemble). E non si tratta di capolavori.

Un’altra tendenza si afferma nei testi, il sesso giovanile. Non è una novità, anche se qualcuno si stupisce tutt’ora. Nicola di Bari era stato censurato anni prima per aver cantato la prima volta di una tredicenne (trasformata in sedicenne), ma nel 76 nessuno si scandalizza più in attesa della successiva ondata di falso moralismo.

La prima volta (Andrea e Nicole), Due ragazzi nel sole (Collage), Coniglietto (Romans), 15 anni (I vicini di casa).

Anche Modugno, con il Maestro di violino, affronta il tema ma poi preferisce rifugiarsi nella tranquillità di un Anniversario di una coppia rigorosamente non sposata.

Cambiano i tempi, e in attesa che gli indiani metropolitani perdano nel 77 l’opportunità di cambiare l’Italia, nel 76 cambiano i gruppi protagonisti.

Sopravvivono ancora i Dik Dik, le Orme proseguono nella loro ricerca musicale (Canzone d’amore), i Pooh consolidano la loro supremazia tra i complessi (è l’anno di Linda, di Peter Jr, di Forse ancora poesia, di Cara bellissima).

Gli Alunni del Sole hanno ancora seguito con Pagliaccio, ma oltre ai cantori degli amori adolescenziali si affermano i Beans (Come pioveva), La bottega dell’arte (Come due bambini), Santo California (Un angelo e Dolce amore mio), Il Giardino dei semplici (Tu ca nun chiagne e M’innamorai).

Mentre i Matia Bazar propongono Per un’ora d’amore e la Schola Cantorum interpreta la difficile Le tre campane (versione italiana di Les trois cloches).

Ma tra i gruppi furoreggia un quartetto nordico, gli Abba, con Fernando e Sos. E dalla Malesia si impone Sandokan (Oliver Onions) senza dimenticare Ramaya di Afric Simone o Black Emmanuelle (Bulldog) che scatena passioni erotiche esotiche negli italiani arrapati.

Tornando ai cantanti italiani solisti, alle spalle dell’inarrivabile Lucio Battisti si piazza Gianni Bella (Non si può morire dentro, un titolo che verrà ampiamente utilizzato per battute sui carcerati) che surclassa la sorella Marcella (Resta cu’mme).

Le classifiche sono curiose e ai primi posti figurano due canzoni per bambini. La Tartaruga di Bruno Lauzi, lanciata nel ‘75 – ma il piccolo grande cantante propone anche Un uomo che ti ama – e Johnny Bassotto di Lino Toffolo. In fondo anche Sei forte papà di Morandi appartiene allo stesso filone come pure Virgola di Jocelyn.

Di tutt’altro genere Margherita di un bravissimo Cocciante mentre Franco Simone è più tradizionale con Tu e così sia.

Celentano fa l’impegnato economico con Svalutation e Luciano Rossi rimane Senza parole. In silenzio resta pure Riccardo Fogli dopo la separazione dai Pooh per amore di Patty Pravo (poi, però, canta il Mondo).

Se mi lasci non vale, assicura Julio Iglesias in versione italiana e tornano sulla scena Fred Bongusto (La mia estate con te), Leali (Io camminerò) e persino Mal (Se devo vivere).

È un anno di grandi album e di ottime canzoni contenute all’interno. Guccini sforna Via Paolo Fabbri 43, con l’Avvelenata o Canzone di notte 2, De Gregori lancia Buffalo Bill, Venditti si scatena tra Lilly e Compagno di scuola, Gabriella Ferri presenta Mazzabubù con una serie di vecchie canzoni romane e non solo. Lucio Dalla si dedica all’auto e a Nuvolari, Vecchioni ha il suo Elisir (tra Figlia, A.R., Velasquez), Edoardo Bennato celebra il Cantautore in mezzo a Quante brave persone e Ornella Vanoni fa la brasiliana con La voglia la pazzia e Mia Martini si interroga su Io donna io persona per poi ammettere Che vuoi che sia se ti ho aspettato tanto.

Ha aspettato tanto il successo anche Renato Zero che si impone con Madame mentre Rino Gaetano è alle prese con Berta filava.

Chi non ha successo, in quell’anno, è Umberto Tozzi con il suo album Donna amante mia che contiene anche Io camminerò, incisa pure da Leali e poi da Mina, e Mi manca, interpretata dai Camaleonti, da Marcella e da Fogli. Ma Tozzi dovrà aspettare solo pochi mesi per assaporare il trionfo.

Intanto il mondo è sempre più confuso. E dall’America Latina sono fuggiti gli Inti Illimani che presentano Cantos de pueblos andinos 2. Occorreranno anni prima che Vecchioni li definisca “noiosi”.


Le opinioni dei lettori
  1. Valter Ameglio   On   8 Gennaio 2019 at 15:51

    Ci penserà , soltanto un anno più tardi , il grande Dalla a ridimensionare gli andini con spietata poetica

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