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Un anno all’insegna della continuità, il 1974. Ma soprattutto della congiunzione.

Trionfa E tu, di Baglioni (senza dimenticare E me lo chiami amore) e Mina risponde con E poi; Cochi e Renato replicano con E la vita la vita, Mia Martini insiste con E stelle stand piovendo.

Al di là della fantasia di chi inventa i titoli, si conferma la scarsissima capacità di Sanremo di interpretare i gusti del pubblico. Non tanto nella classifica finale ma, soprattutto, nella selezione dei brani.

L’edizione del 74 è vinta da Iva Zanicchi con Ciao cara come stai (tra gli autori anche Malgioglio) che è l’unico brano ormai ricordato e ritrasmesso. Nel doveroso oblio sono finiti Questa è la mia vita (una delle canzoni meno riuscite di Modugno), Occhi rossi (Orietta Berti).

Ma sono spariti anche molti degli interpreti saliti sul palco quell’anno, da Anna Melato ad Emanuela Cortesi, ai Domodossola.

In compenso venne suonata spesso nelle balere e nelle nuove strutture per il liscio La Canta, dei Casadei, eliminata subito a Sanremo. Il gruppo romagnolo entra nelle classifiche anche con Simpatia, d’altronde il folk tira, tanto da approdare a Canzonissima dove, nella apposita classifica, si impone Lu maritiello di Tony Santagata davanti a Maria Carta con Amore disisperadu. E Gigliola Cinquetti lancia un Lp dedicato al Ballo Liscio, Nanni Svampa propone Milanese II con brani della tradizione lombarda, Alan Sorrenti si fa apprezzare con Dicinticiello vuje, la Nuova Compagnia di Canto popolare presenta Tammurriata nera e Gabriella Ferri rilancia Grazie alla vita. A margine si può inserire persino Venditti con Campo de’ fiori.

Tornando alle gare canore, se da Sanremo escono pochissimi successi, va meglio al Disco per l’estate di St. Vincent.

Vince Gianni Nazzaro con una modesta Questo sì che è amore, ma avranno molto più successo Drupi con Piccola e fragile e Umberto Balsamo con Bugiardi noi.

Successo superiore a quello del vincitore anche per brani subito eliminati, da Carovana (Nuovi Angeli) a Tutto a posto (Nomadi), dalla Farfalla giapponese di Vecchioni a Più ci penso di Gianni Bella (fratello di Marcella che in quell’anno porterà al successo Nessuno mai), senza dimenticare l’Equipe 84 con Mercante senza fiori.

A proposito di parentele, Mia Martini porta al successo Inno e la sorella Loredana Bertè si impone con Volevi un grande amore.

Ma non sono certo i veri successi del 74. Compaiono infatti nuovi protagonisti, a partire dai Cugini di campagna che, con una voce inusuale, scalano le classifiche con Anima mia (e con Innamorata). Anche Cocciante resta sul tema con Bella senz’anima (ma è anche l’anno di Quando finisce un amore).

I gruppi sopravvissuti sono ancora protagonisti, dagli Alunni del Sole (Un’altra poesia e Jenny) ai Nuovi Angeli (Anna da dimenticare), ai Nomadi (Voglio ridere). I Pooh presentano Se sai se puoi se vuoi, i Ricchi e Poveri ribattono con un altro titolo concettuale: Penso sorrido e canto. La coppia dei Vianella si lancia in un improbabile Canto d’amore di Homeide ma hanno più successo Wess e Dori Ghezzi che vincono Canzonissima con Un corpo e un’anima (davanti a Ranieri con Per una donna) ma vanno fortissimo anche con Noi due per sempre.

La tv, ancora solo pubblica, consacra come cantanti Raffaella Carrà (Felicità ta ta e Rumore) e Loretta Goggi (Mollo tutto), ma i mostri sacri non si preoccupano.

Adriano Celentano sforna Bellissima, Drupi è sulla cresta dell’onda con Rimani, Cinquetti con Alle porte del Sole e Mina con Non gioco più. Patty Pravo ha più successo con Come un Pierrot rispetto alla Valigia blu, Peppino di Capri insiste con Champagne, Dalida fa l’italiana folk con Gigi l’amoroso.

Lucio Battisti, come sempre, aspetta fine anno per lanciare un nuovo Lp, Anima Latina, molto meno facile rispetto a canzoni del passato che confluiscono nel 33 giri Superbattisti. È tempo di sperimentare e di osare sempre di più per Lucio.

Ma è tempo di cambiamenti radicali anche per Giorgio Gaber ed il suo teatro canzone. Dopo Far finta di essere sani arriva Anche per oggi non si vola ed il suo fastidio per il “movimento” diventa sempre più evidente.

Guccini canta le Osterie di fuori porta, ma per De Gregori non c’è niente da capire, le Orme volgono Uno sguardo verso il cielo e Ornella Vanoni si lamenta di chi la fa morire cantando.

De Andrè presenta alcune delle canzoni che resteranno nella storia, da Città vecchia alla Ballata dell’amore cieco. A destra stanno per nascere gli Amici del Vento e sorge Gpdpn (che diventerà Compagnia dell’anello) che si contendono un pubblico sotto assedio. C’è spazio anche per un grande che vivrà una breve stagione, Rino Gaetano con Tu, forse non essenzialmente tu.

Tra gli stranieri apprezzati in Italia, Daniel Santacruz Ensemble con Soleado, i Rolling Stones con Angie, Romance di Last, Goodbye my love goodbye di Demis Roussos che presenta un Lp di successo, My only fascination.

Aznavour è molto italiano con Quel che non si fa più ma trionfa American graffiti con la riproposizione di vecchi brani immortali. Gli Abba conquistano il mondo con Waterloo e Carl Anderson si fa conoscere proponendo Superstar, dal celebre musical.

L’Italia delle cover replica con Flora fauna e cemento e con una versione dissacrante: “vieni al bar, vieni al bar e lascia perdere Superstar”.

In fondo questo è il Paese delle canzonette.


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