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Non è arrivata la rivoluzione e la contestazione lascia a desiderare. Ma non a livello musicale dove le scelte delle giurie vengono clamorosamente smentite da chi acquista i dischi.

In realtà la piccola storia musicale farà giustizia anche di molte scelte dei consumatori e dischi molto venduti nel ‘73 verranno presto dimenticati.

In realtà alcuni dei grandi successi di vendita sono retaggi dell’anno precedente, come Il mio canto libero battistiano o il piccolo grande amore di Baglioni.

Ma i due non restano certo a godersi i trionfi. Lucio Battisti sforna la Collina dei ciliegi, Il nostro caro angelo ed una serie di grandi successi contenuti nell’album mentre Baglioni lancia Amore bello, Viva l’Inghilterra.

Ma ai vertici delle classifiche balza Patty Pravo con Pazza idea e vanno fortissimo Mia Martini (Minuetto e Il guerriero, un titolo che oggi verrebbe scartato perché non politicamente corretto) ed i Pooh (Io e te per altri giorni, Cosa si può dire di te, Infiniti noi).

A Sanremo, però, vince Peppino di Capri con Un grande amore e niente più. Grande annata, per lui, che con Champagne ottiene la quinta posizione a Canzonissima.

Però al festival ligure ai primi posti si piazzano brani ormai assolutamente perdibili, e infatti persi: Come un ragazzino (Gagliardi), Da troppo tempo (Milva), Dolci frutti (Ricchi e Poveri).

Hanno più successo altri brani sanremesi come Tu nella mia vita (Wess e Dori Ghezzi), Serena (Gilda Giuliani), L’uomo che si gioca il cielo a dadi (Vecchioni), Mi son chiesta tante volte (Anna Identici), Tu giovane amore mio (Donatello).

Ma la grande sorpresa sono due brani sonoramente bocciati al Festival: Come sei bella, dei Camaleonti (che quell’anno otterranno un grande successo soprattutto con Perché ti amo, prima al Disco per l’estate di St.Vincent), e Vado via, di Drupi.

Subito dopo Sanremo il disco di Drupi non si trova nei negozi, stampato in poche copie perché nessuno ci credeva e la giuria lo aveva piazzato in fondo alla classifica. Ma le richieste si moltiplicavano ed il disco ottenne un successo clamoroso.

Smentite le giurie di Sanremo ma ancor più quelle del Casino di St.Vincent. A parte il brano dei Camaleonti, le altre canzoni premiate sono svanite senza rimpianti. E sono rimaste, invece, quelle eliminate. Storia di periferia (Dik Dik), Piccolo amore mio (Ricchi e Poveri), Io perché io per chi (Profeti), Brividi d’amore (Nada), La canzone di Maria (Al Bano), Un giorno insieme (Nomadi), Cara amica mia (Gens).

Fuori dai concorsi prosegue la carriera ai vertici di Marcella che, dopo Un sorriso e poi perdonami, lancia Io domani e Mi ti amo.

Vanoni canta la versione italiana di Je suis malade (Sto male) e poi si chiede Ma come ho fatto, prima di capire che sono soltanto Dettagli; Dorelli e Catherine Spaak celebrano Una serata insieme a te (e non sarà solo una), Mina prima si propone con Eccomi e poi esala un Lamento d’amore.

Si lamentano anche gli Alunni del Sole (E mi manchi tanto), ma il Banco del mutuo soccorso risponde in modo esplicito: Non mi rompete.

Gigliola Cinquetti prosegue nel recupero della canzone popolare con La spagnola, un filone che vede tra le protagoniste Gabriella Ferri (Io cerco la Titina e Sempre).

Per il filone del non sense, invece, è gara tra Celentano (Prisencolinens..) e Le figlie del vento (Sugli sugli bane bane.. tu miscugli le banane), senza dimenticare Cochi e Renato (La canzone intelligente).

Mentre Endrigo si dedica al pubblico dei bambini con il Pappagallo. Tra l’altro entra in classifica anche La sveglia birichina di Fabiola Ricci. Vende più di De Gregori con Alice.

Ma tra i grandi interpreti della canzone che si definiva impegnata solo De Andrè, con Suzanne, precede il brano dello Zecchino d’oro. D’altronde non sono da successo di massa brani come Il bombarolo o Verranno a chiederti del nostro amore.

E lo stesso vale per Edoardo Bennato con Un giorno credi, per Ivano Fossati (È l’aurora) e per Venditti (Le tue mani su di me). Ha molto più successo Casadei con Ciao mare.

Tra gli stranieri va sempre forte Elton John (Daniel, dopo Crocodile rock), ritorna Vincent (di Don McLean), appaiono fugacemente Dr Hook and the Medicine show (Sylvia’s mother), si consolida Demis Roussos (Forever and ever) e Gilbert O’Sullivan canta Clair.

Non mancano i francesi. Michel Fugain ricorda Un’estate fa, versione italiana del successo di Une belle histoire, inno all’amore fugace. Michel Delpech, invece, tira la volata al No del referendum per l’abrogazione del divorzio dell’anno seguente. Les divorcés è un inno alla divisione civile e responsabile, dove lui aiuta economicamente l’ex moglie, “in attesa che ti trovi un lavoro”.

Gli italiani ci credono, poi arriveranno i magistrati e sarà un’altra storia.
L’anno musicale finisce, come sempre, con Canzonissima. Vince Cinquetti con Alle porte del Sole. Edizione modesta, quanto a successi duraturi. Al di là di Champagne, sopravvivono solo Storia di noi due (Al Bano), Canto d’amore (Vianella), Amicizia e amore (Camaleonti). Davvero poco.


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