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Forse qualcuno ricorderà la tragica morte, avvenuta martedì 6 novembre, del vice brigadiere dei Carabinieri Emanuele Reali.

Il milite stava inseguendo dei topi di appartamento quando venne travolto da un treno di passaggio alla stazione di Caserta.

Per l’occasione vennero celebrati funerali di stato ai quali partecipò anche la ministra Trenta. Reali venne definito “eroe” e i media si occuparono ampiamente della vicenda, come era ovvio che fosse.

Peccato che il seguito della storia non sia stato altrettanto degno di attenzione.

Risale a mercoledì 14 la notizia che l’indagato inseguito dal carabiniere, il napoletano Pasquale Attanasio, accusato di furto pluriaggravato e resistenza a pubblico ufficiale, è stato scagionato, già in fase di indagine preliminare, dall’accusa di aver cagionato la morte di Reali “come conseguenza di un altro reato”.

La morte del carabiniere non può affatto definirsi una tragica fatalità,

aveva scritto la pm Anna Ida Capone, nel decreto di fermo di Attanasio ravvisando il «nesso di causalità» fra la fuga del ladro e la morte del carabiniere.

Il gip, invece, non ha individuato né «una condotta colposa, coeva o successiva rispetto alla resistenza che consenta di far ritenere violata la regola precauzionale, né la sussistenza di un coefficiente di “prevedibilità” della morte» in grado di far desumere la responsabilità per colpa del fuggitivo.

Le indagini avrebbero evidenziato che il vice brigadiere Reali ha optato per un percorso diverso rispetto ad Attanasio, “scegliendo una via d’accesso alla ferrovia alternativa all’inseguito”, “interrompendo il collegamento spazio temporale con l’indagato”, creando “una cesura tra inseguitore e inseguito”.

Insomma: in base a quanto ha stabilito il giudice per le indagini preliminari, il carabiniere doveva fare più attenzione, e se è morto è solo colpa sua.

E di colpo l’”eroe” si trasforma in uno sprovveduto. Solo perché l’ha stabilito un giudice.

Attanasio resta comunque in carcere, unico dei quattro ladri che, la mattina del 6 novembre, erano partiti a bordo di due auto dal Rione Traiano per svaligiare un’abitazione a Caserta.

Quel che stupisce, per usare un eufemismo, è che sia bastata una settimana perché della morte di un carabiniere, che ha dato la vita per svolgere il suo dovere, si siano dimenticati tutti.


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