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Che fai oggi pomeriggio?”. “Pensavo di creare un partito in vista delle regionali di settembre”. Non è proprio così ma in Valle d’Aosta la situazione non è molto differente. I disastri provocati dai partiti tradizionali della Vallée, che non sono quelli italiani, hanno spinto a nuove aggregazioni.

I partiti si spaccano e si ricompattano, nella convinzione che gli elettori sceglieranno chi più si allontanerà dai responsabili degli scandali.

Gli scandali ed i problemi giudiziari non sono però una novità degli scorsi mesi. Negli ultimi decenni un solo presidente regionale, Luciano Caveri, non ha avuto problemi con la giustizia. Ma sino a quando i soldi pubblici abbondavano, si preferiva far finta di nulla. Ora, invece, i soldi non bastano più per tenere tranquilli tutti e le vicende legate alla ‘Ndrangheta in Valle pare abbiano provocato una rivoluzione nella politica locale.

In realtà il “liberi tutti” non dipende sempre da un moto di coscienza ma, più semplicemente, dall’uscita di scena del padre padrone della Vallée, Augusto Rollandin. Amato, odiato, ora rimpianto. Perché al di là di tutto e di tutti i rapporti pubblici e privati, “Guste” è il politico più capace in Valle d’Aosta. Il suo partito, l’Union Valdôtaine, ha dichiarato di non volerlo più. Ma non è detto che non si presenti con una nuova formazione, se prima risolverà alcuni non piccoli problemi.

La Lega correrà da sola, Fdi andrà insieme a Forza Botulino e ad una ex rollandiniana. A sinistra il Pd dovrebbe riuscire a rientrare in Consiglio regionale nonostante i non esaltanti risultati nella guida di Aosta. Ma il caos riguarda le formazioni autonomiste che nascono e muoiono nell’arco di pochi giorni, alimentando le speranze di chi si illude che basti un marchio accattivante per ottenere valanghe di voti.

E poi ci sono gli indipendentisti di Pays d’Aoste Souverain che, perlomeno, a differenza di molti altri partiti hanno un programma preciso. A partire dalla richiesta della Zona franca. Perché, in questa orgia di aspiranti fondatori di partiti, la parte carente è sempre quella dei programmi. Sia quelli immediati (la Regione non ha la più pallida idea di come gestire la prossima stagione turistica invernale, impossibile da avviare se non si ha il coraggio di ignorare i virologi a gettone dei dittatorelli dello Stato Libero di Bananas), sia quelli di lungo periodo.

Come si vuole la Valle del 2025? Del 2030? Che fare del Casino di St.Vincent? Quale futuro per le industrie? Quale turismo? Quale agricoltura? Quale ruolo per la Regione?

E con quali uomini e donne realizzare il cambiamento? Perché le idee camminano sulle gambe degli uomini. E la classe dirigente valdostana non è eccelsa, con qualche eccezione davvero rara. La confusione è grande, la situazione dunque è eccellente, come assicurava il presidente Mao.


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