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Dolores Aveiro è la madre di Cristiano Ronaldo, come tutti sanno e la sua è la storia di una persona molto umile che ha sognato e realizzato di combattere e di essere felice.

Maria Dolores è stata saccheggiata dalla vita, ma ha sempre combattuto, è caduta, ed ha ripreso a combattere: la sua testimonianza è l’immagine di ciò a cui può portare la povertà: rialzarsi da terra ogni volta con più forza e determinazione.

Dolores nasce nel 1954 nella miseria di Caniçal, un piccolo villaggio a Madeira.
La tragedia inizia all’età di 6 anni quando sua madre muore per un attacco di cuore e suo padre alcolizzato e violento invia la sua prole all’orfanotrofio cattolico della zona.

Dolores ricorda di essere stata costantemente punita dalle suore. Le misero un sacco in testa per aver dormito fuori dalla camerata, e la obbligarono a dormire con delle ortiche per non continuare a bagnarsi nel letto. All’età di 9 anni fugge dall’orfanatrofio, ma la trovano e la mandano in un centro di riabilitazione per bambini difficili.

Alla fine, suo padre che viveva con un’altra donna, Angela, decise di riprendere in casa i suoi figli.

Sotto lo stesso tetto iniziarono a convivere la matrigna e cinque figli, quattro della precedente moglie e uno in comune. Dolores viene purtroppo nuovamente punita e picchiata regolarmente. A 13 anni abbandona la scuola e viene messa a lavorare alla vendemmia fino all’età di 18 quando sposa Dinis da cui ebbe tre figli, Hugo, Elma e Catia.

A 30 anni Dolores rimane di nuovo incinta mentre la famiglia viveva un momento economico molto difficile, anche perché il padre ben presto prenderà il volo senza rimpianti.

La donna decise quindi di abortire il bambino prodigio Cristiano Ronaldo che portava in grembo. In preda al panico, provò a seguire la cura di una anziana del paese per porre fine alla sua gravidanza: “Bevi una birra nera bollita, poi corri fino allo sfinimento”. Ma la gravidanza continua e la giovane donna partorisce il 5 febbraio 1985 il suo ultimo figlio: Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro.

Dolores scelse di chiamarlo Ronaldo in omaggio all’attore americano che interpretò il presidente americano Ronald Reagan, visto in TV, che sembrava essere un uomo così sicuro.

L’ostetrica che aiutò Ronaldo a venire alla luce appena lo vide profetizzò: “Con quei piedi, sarà un calciatore”. E non si sbagliò.

Non gli importava della scuola e, con mio grande sgomento, passava ore a giocare a calcio. Il suo insegnante continuava a dirgli che il calcio non gli avrebbe dato un futuro, ma lui non stava ad ascoltarlo”.

La situazione familiare nel frattempo, come aveva predetto il dottore (“Questo bambino porterà molte gioie” ) stava migliorando.

Elma, 16 anni, iniziò a lavorare in un hotel, Hugo, di 15 anni, entrò in un’azienda di alluminio, la piccola Cátia si prendeva invece cura di Ronaldito e la madre lascia la raccolta nei campi e va a lavorare nella cucina dell’hotel di sua figlia a Funchal.

Una vera madre coraggio in cui vita, forza e fede convivevano in una grande donna combattente, che decise – poco tempo fa – di scrivere la sua biografia : “La donna a cui la sofferenza non ha mai spento la speranza” è indicata sulla copertina.

«Mia mamma ha sempre avuto l’ultima parola», dichiara CR7.

Proprio lei lo spedì a 12 anni a Lisbona per giocare nello Sporting, consolandolo la sera al telefono: «La nostalgia ti passerà, sei nato per giocare». Severa, ma lungimirante perché Ronaldo ha iniziato infatti ad incantare gli appassionati sin da giovanissimo, trasferendosi appena maggiorenne al Manchester United dove nel 2005 ha dovuto elaborare il lutto per la morte del padre: «Uno shock in un periodo di felicità».

La famiglia, ormai, andava avanti grazie al figlio più giovane, Cristiano Ronaldo e la madre ricorda, nella biografia, l’ultima paura, quando il medico del club annunciò che suo figlio aveva un problema cardiaco a causa del rapido sviluppo fisico da cui, fortunatamente, ne uscì bene dopo un’operazione.

Gol dopo gol, follower dopo follower, sponsor dopo sponsor, milione dopo milione, Cristiano Ronaldo è diventato CR7: sette come il numero di maglia, ma anche come i Palloni d’Oro che vuole alzare e i figli che vuole avere, come ha dichiarato a France Football nel dicembre scorso.

Maria Dolores dos Santos Aveiro è il punto fermo della vita di CR7, una mamma che ha sempre creduto nel suo talento sopra le righe, permettendogli di diventare il campione che è, la stessa che gli ha insegnato a saper sorridere, nonostante la vita in passato non lo abbia fatto con lei.

Una storia toccante di una famiglia che non ha mai abbandonato il coraggio e che giustifica questo forte legame con la madre, soprattutto con Ronaldo che, con gli anni, si è rinforzato sempre più, dai primi provini all’arrivo del primo nipotino : “Fui io stessa ad andare in Florida a prendere il bambino in clinica mentre Cristiano era impegnato al Mondiale in Sudafrica – ha dichiarato Dolores Aveiro – e quando mi disse che sarebbe diventato padre, mi chiese di aiutarlo a educare il piccolo dandogli lo stesso amore che avevo sempre dato a lui, ai suoi fratelli e alle sue sorelle“.

Maria Dolores oggi ha di nuovo un tumore al seno e ad annunciarlo è lei stessa che già nel 2007 era stata operata per un cancro e aveva superato la malattia.

In un’intervista ai media del suo Paese nel 2007 disse “Sono stata operata al seno a Madrid, ho fatto la radioterapia e sto lottando per la mia vita“, e Ronaldo donò circa 100mila euro all’ospedale che aveva in cura sua madre dopo la prima operazione, e che l’aveva aiutata a superare la malattia.

La mamma di Ronaldo sta giocando per la seconda volta un’altra difficile partita, quella contro il cancro; “Sto combattendo ancora per la mia vita” ha rivelato Dolores Aveiro, 64 anni , in una recente intervista ad una tv portoghese.

Riprendendo una dichiarazione di CR7 :

Le scarpe rendono più elegante il giocatore ma solo quello che ha dentro lo rende più forte

e anche Maria Dolores, ne siamo certi, saprà sconfiggere questo nuovo drago, con la determinazione ed il coraggio che è di poche persone, quelle che ogni giorno, col sorriso, regalano alla vita il loro il goal più bello.


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