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Essere potente è come essere una signora. Se hai bisogno di dirlo, non lo sei.

Margaret Hilda Roberts è figlia di un proprietario di due negozi di alimentari, nata il 13 ottobre 1925 a Grantham.

Studia con una borsa di studio di Scienze Chimiche presso l’Università di Oxford, e infatti dal 1947 al 1951 si dedica alla ricerca e si specializza in Diritto tributario nel 1953.

Si unisce al Partito Conservatore e viene eletta deputato della Camera dei Comuni nel 1959, quando ha solo 34 anni.
Si batte per la guida del partito e vince nel 1975 diventando il leader dell’opposizione e la prima donna a guidare uno dei principali partiti politici in Gran Bretagna: nel 1975, a capo del partito conservatore, riuscì a riportare numerosi consensi verso i conservatori e tenne un discorso molto duro nei confronti dell’URSS, che gli valse il soprannome con cui è passata alla Storia, “la Donna di ferro”.

Nelle elezioni generali del 1979 diventa Primo Ministro d’Inghilterra succedendo a James Callaghan.
Nel corso dei sue tre mandati la Thatcher mise in atto una politica economica fortemente influenzata dal pensiero degli economisti Friedman e Von Hayek: a grandi linee si possono definire come due teorici anti-keynesiani, favorevoli al ritorno al liberismo, al laissez faire.
Queste teorie aiutano a spiegare le misure intraprese dalla Thatcher per far uscire il Regno Unito dalla crisi economica scaturita in seguito allo shock petrolifero del `73.

Per risanare l’economia britannica il Primo ministro perseguì l’obbiettivo di contenere l’aumento dei prezzi, mantenendo i tassi d’inflazione bassi; nel farlo però sacrificò il lavoro e la disoccupazione crebbe fino a toccare circa i 3 milioni.

Incrementò il tasso d’interesse, aumentò l’IVA e le imposte indirette (che si ripercuotono sul consumo con maggioranze di prezzo), colpendo maggiormente l’industria manifatturiera, che ridusse i propri utili di un terzo in quattro anni.

Questo tipo di misure venne adottato anche da Ronald Reagan, presidente USA dal 1981 al 1989: con lui alla Casa Bianca e Margaret Thatcher al 10 di Downing Street, gli anni `80 furono caratterizzati dal cosiddetto Neoliberismo.

In quest’ottica il Welfare – ovvero le politiche di protezione e promozione del benessere economico e sociale dei cittadini – viene considerato un costo.

Si diede avvio infatti ai processi di privatizzazione, ovvero l’inserimento di aziende pubbliche nelle logiche del mercato, a cui precedentemente erano estranee: in questo caso la compagnia aerea di bandiera, la British Airways, il colosso energetico della British Gas, l’azienda di telecomunicazioni British Telecommunication, e la più importante produttrice di acciaio, la British Steel.

Anche le politiche di previdenza, come il settore pensionistico, vennero affidate ad assicurazioni private: il ruolo centrale del servizio pubblico veniva così superato.

Con l’aumento della tassazione durante il periodo di massima recessione, la Lady di ferro anticipò di fatto le odierne politiche di austerity, mettendo a dura prova il popolo britannico per riportarlo poi al benessere.

La Thatcher ebbe una relazione particolarmente conflittuale con i sindacati; nel 1984 in particolare fece passare una legge che vietava gli scioperi a meno che non fossero stati approvati dalla maggioranza dei lavoratori.
Si scontrò con i portuali britannici, ma soprattutto con i minatori (come rappresentato dal celebre film Billy Elliot). Per opporsi alla chiusura di diverse miniere, infatti, il sindacato dei minatori dichiarò lo sciopero a oltranza, dando luogo a episodi molto violenti come la Battaglia di Orgreave (dove migliaia di poliziotti affrontarono altrettanti minatori).

Il Primo ministro infatti utilizzò metodi molto repressivi per sedare gli scioperi, che la portarono alla fine a una vittoria senza compromessi. Anche qui l’opinione pubblica si divide tra chi ritiene che abbia saputo ristabilire l’ordine e chi la accusa di violenza.

La stessa fermezza aveva mantenuto anche qualche anno prima, nel 1980, quando alcuni esponenti dell’IRA (organizzazione che si batte per la riunificazione dell’Irlanda e la fine della presenza britannica nel nord dell’isola) iniziarono lo sciopero della fame per riottenere lo status di prigionieri politici; ne morirono dieci, senza che la Thatcher cedesse a nessuna richiesta. In seguito, nello stesso anno dei violenti scioperi, l’IRA attentò alla vita del Primo ministro, che ne uscì però illesa.

La politica estera convalidò ancora di più il soprannome di Iron Lady. Nel 1982 l’Argentina rivendicò le Isole Malvinas/Falkland ordinando l’occupazione militare.

La task force navale inviata dal Regno Unito risolse brevemente la questione e il paese fu attraversato da una forte ondata di patriottismo.

Sul molo di Portsmouht mentre le truppe si imbarcavano per andare a fare la guerra dall’altra parte del mondo, la banda dei Royal Marines intonava non le note di una marcia guerresca ma quelle più languide del musical Evita: “Don’t cry for me Argentina”: in questo sberleffo c’è tutto il carattere britannico e tutto il carattere di Margaret Thatcher, un carattere che il partito conservatore non ha ancora ritrovato, consegnandosi ad un “tirare a campare” euroscettico e filo-americano che non sembra in grado di riportarlo ai fasti dell’era thathceriana.

Le operazioni vennero facilitate da alcune informazioni segrete avute dal vicino nemico dell’Argentina, il dittatore cileno Pinochet, con il quale la Thatcher instaurò una rapporto di amicizia che la portò poi a opporsi a processarlo. Alla luce dei crimini di guerra commessi dal dittatore, anche questo rapporto divenne un argomento assai controverso.

I rapporti con l’Argentina non sono stati mai chiariti e anche al funerale della Thatcher il capo di stato argentino non fu invitato.

Da “suddita” fedele e tradizionalista, ha mantenuto, con la quasi coetanea regina Elisabetta, un rapporto che ha deluso chi scommetteva che “due donne ai vertici del potere” non potessero che litigare.

Miracolosamente scampata all’attentato che nel 1984 decimò i vertici conservatori durante il congresso del partito a Brighton, la signora Thatcher ha affrontato l’I.R.A. (Irish Republican Army) con il suo stile: durezza e pragmatismo.

Ha inviato nell’Ulster i suoi migliori soldati, le forze speciali del SAS che, con una spietata politica dello “Shoot to kill” hanno decimato i vertici dell’ala militare degli irredentisti irlandesi. Nello stesso tempo, pragmatica come una sana figlia di commercianti, ha avviato il dialogo con l’ala politica dell’I.R.A. ed ha creato le premesse per la fine del conflitto.

Molti conoscono la sua vita privata grazie anche al film con Meryl Streep dedicato alla sua biografia, The Iron Lady.

Margaret sposa Dennis Thatcher, del quale prende il cognome, nel dicembre del 1951. Dennis è un ricco uomo d’affari già divorziato, che le starà vicino fino alla fine dei suoi giorni. La coppia ha due figli, Carol e Mark. Margaret Thatcher passa i suoi ultimi anni affetta dalla demenza, e muore dopo un ictus l’8 aprile 2013.

Da una parte lacrime, dispiacere e raccoglimento, dall’altra muri con le scritte “Iron Lady rust (=arrugginisci) in peace”, e la canzone “Ding Dong the witch is dead” (celebre brano del Mago di Oz, recentemente riproposto sul grande schermo) che spopola nelle classifiche inglesi.

Questa è la controversa eredità che lascia al suo popolo Margaret Thatcher che rivolgendosi ai giovani disse :

Dovete rimanere focalizzati sull’obiettivo. Siate autodisciplinati. Abbiate una volontà disperata di riuscire. Non conosco nessuno che sia giunto alla vetta senza duro lavoro. La ricetta è questa. Non vi farà arrivare sempre proprio alla vetta, ma vi ci porterà vicino.

Io amo le discussioni, io amo dibattere. Io non mi aspetto che tutti siano d’accordo con me, non è quello il loro lavoro.


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