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“Marchionne l’irredento nostalgico” aveva titolato Contropiano il Giornale Comunista online (così si autodefinisce), infastidito per la partecipazione dell’amministratore delegato di Fca alla giornata del Ricordo per non scordare gli istriani, i dalmati ed i giuliani massacrati dai partigiani di Tito (e non solo di Tito).

Già, perché anche se in questi giorni si è cercato di non parlarne, Marchionne era figlio di un’esule istriana che aveva dovuto abbandonare la sua terra dopo che i partigiani avevano assassinato il padre ed il fratello.

Una storia che Marchionne aveva raccontato a La voce del popolo – Quotidiano dell’Istria e del Quarnero, in una intervista rilasciata a Gianfranco Miksa.

Ne era uscita un’immagine molto diversa da quella raccontata in questi giorni dai principali media. Un Marchionne che ricorda il dolore della madre, che non nasconde il suo periodo di passione per il maoismo.

Se mi sarà possibile, e non mi troverò all’estero per lavoro – aveva risposto alla domanda del giornalista su una nuova partecipazione alla Giornata del Ricordo – sì, certo, parteciperò di nuovo. Credo sia importante non dimenticare quella tragedia. Quei ricordi, il dolore che ne è collegato e la voglia di reagire, rendono ancora più forte la necessità di fondare ogni nostra scelta e ogni nostra azione su ciò che abbiamo di più prezioso, quei valori che non conoscono confini: la giustizia, l’onestà, il rispetto per gli altri. Questi sono i valori che mia madre mi ha sempre trasmesso”.

E a proposito della difesa della cultura istriana aveva aggiunto: “Penso che ogni civiltà, ogni cultura vada difesa e promossa. Proteggere le proprie radici è un modo non solo per conservare la propria identità, ma serve anche a comprendere meglio il percorso fatto da un popolo, da un insieme di persone unite da valori comuni. Gli istriani hanno perso la propria terra, ma non lo spirito d’intraprendenza, le tradizioni e i valori che esistevano allora. Sono tutti elementi importanti della civiltà istriana, da riscoprire e valorizzare, per dare al passato anche un futuro”.

Non proprio l’immagine globalizzante, sradicata, omogeneizzata a cui siamo abituati. Non il prodotto standard uguale in ogni parte del mondo per il consumatore unico ma la tutela delle identità, delle radici, delle tradizioni.

L’altro Marchionne, insomma. Con la speranza che fosse quello vero.


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