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La capacità di immaginare quello che ancora non c’è, questo fa la differenza

in questa affermazione di Luisa Spagnoli si riassume tutta la sua geniale esistenza.

E’ stata una delle prime donne a dare avvio a una lunga storia di imprenditoria al femminile in Italia.

Le sue intuizioni e le sue idee innovative hanno dato vita a marchi di successo che, ancora oggi, rappresentano l’eccellenza del nostro paese: fondatrice della Perugina e dell’Angora Luisa Spagnoli.

Luisa è stata una donna anticonformista, controcorrente e capace di concretizzare i propri sogni in un mondo dominato dagli uomini.

Quello che sappiamo di lei lo dobbiamo alle sue aziende e ai ricordi di chi l’ha conosciuta.

Nasce nel 1877 a Perugia da un padre pescivendolo e una madre casalinga. Si sposa con Annibale e, con lui, rileva una piccola drogheria. Qui ha la possibilità di sperimentare, giocare con gli ingredienti: passa il suo tempo nel laboratorio della bottega, un microcosmo fatto di dolci e pasticceria. Nel 1908 quella stessa drogheria diventerà la Perugina, fondata con il socio Francesco Buitoni.

Chi scartando un famoso cioccolatino non si è subito fiondato a leggere le frasi al suo interno? Stiamo parlando delle frasi dei Baci Perugina: frasi d’amore, frasi belle o frasi celebri capaci da sempre di farci sognare …… ma la magia contenuta nelle frasi dei baci Perugina non è fatta solo di parole, ma di un momento unico e speciale che solo un bacio Perugina può regalarci: quello di farci rapire la mente da un pensiero, mentre deliziamo il palato con una piccola dolcezza. E’ un piacere al quadrato che coinvolge più di un senso…
L’idea di introdurre le frasi è legata ad una storia antica come la storia dei Baci Perugina.

Siamo nel 1922 e Luisa Spagnoli inventò il bizzarro cioccolatino sormontato da una nocciola intera. Luisa era sposata con uno dei fondatori della Perugina, ma amava un altro uomo. Si trattava di Giovanni Buitoni, suo socio di 14 anni più giovane. Luisa gli scriveva brevi messaggi d’amore e li avvolgeva attorno ai cioccolatini e glieli mandava perché li ispezionasse.

Il Bacio Perugina che, ancora oggi, è uno dei prodotti di punta dell’azienda nacque inizialmente col nome di “cazzotto”. La forma della pralina, infatti, ricordava vagamente quello di una mano chiusa a pugno.

Il problema viene risolto unendo tre grandi menti: quella della misurata, riservata ed elegante Luisa, quella di Giovanni Buitoni, antesignano di quello che oggi, semplicemente, chiamiamo marketing, e di Federico Seneca, pubblicitario di successo. Giovanni Buitoni, infatti, diede l’iconico nome “bacio” – in onore dell’omonimo quadro di Francesco Hayez – alla pralina e Federico Seneca ebbe l’intuizione di inserire, nel cartiglio del cioccolatino, un messaggio d’amore. Fu un successo immediato, un successo che dura ancora oggi.

Luisa Spagnoli entra di diritto nell’olimpo delle imprenditrici italiane di successo.

La tranquillità dei primi anni dell’azienda verrà interrotta dallo scoppio del primo conflitto mondiale: gli uomini sono chiamati al fronte e lo sforzo produttivo del paese passa nelle mani delle donne. Sarà quindi un’esigenza contingente a spingere Luisa Spagnoli a prendere in mano le redini dell’azienda. Una prova che la giovane imprenditrice supera a pieni voti: i suoi talenti, fino a quel giorno nascosti, le permettono di rinnovare la sua industria dall’interno, facendola entrare di diritto nella modernità. Luisa Spagnoli ingrandisce la sua azienda e, da un organico di 15 dipendenti, passa a oltre 100 assunzioni alla fine della guerra e la fabbrica viene gestita unicamente da Luisa e dai suoi figli, Aldo e Mario.

Non solo quindi cioccolato ma la piena innovazione dell’imprenditoria e l’emancipazione delle donne.
Luisa Spagnoli, imprenditrice di successo, era anche una donna, una moglie e una madre di tre figli. E, in quanto tale, ben comprendeva le difficoltà tutte femminili di conciliare casa e lavoro, soprattutto nell’Italia dell’epoca.

Il suo lavoro in questo senso cambiò l’Italia e pose le basi per rinnovare l’intera industria del nostro paese. Nella sua industria, infatti, su 400 dipendenti totali, 300 erano donne, moltissime delle quali erano madri: Luisa Spagnoli contribuì alla loro emancipazione, come donne e come lavoratrici.

L’idea di Luisa fu semplice e per questo geniale: permise alle sue operaie di allattare in fabbrica. Successivamente diede vita al cosiddetto asilo aziendale, in cui le mamme potevano lasciare i propri bambini durante il turno in fabbrica. Luisa Spagnoli ebbe questa idea a cavallo degli anni ’20 e ’30, quando ancora la legge, semplicemente, non aveva ancora affrontato il problema delle mamme lavoratrici.

Ma quando si parla di Luisa Spagnoli, è automatico pensare anche all’omonima catena di boutique di abbigliamento: scoprì e conquistò infatti anche il mondo della moda, grazie ai conigli d’angora, dal cui pelo (amorevolmente pettinato) comincia a produrre scialli e abiti morbidissimi che hanno un successo immediato.

Capelli raccolti, lungo cappotto scuro e sguardo austero costituiscono l’immagine più celebre regalata ai posteri da Luisa Spagnoli. Una donna dal carattere determinato, che ha saputo creare due tra le realtà imprenditoriali italiane più floride e longeve. Da una parte c’è la dolcezza del cioccolatino avvolto in un tenero messaggio d’amore, dall’altra l’immagine di charme e stile di cui l’Italia è stata sempre ambasciatrice.

E, a congiungere questi due status symbol, proprio Luisa Spagnoli che, in fasi diverse della sua vita, ma avvalendosi sempre del suo infallibile intuito commerciale, si è dedicata alla pasticceria prima, fondando il marchio Perugina, e all’industria tessile poi, sfociata nella maison che porta tuttora il suo nome.

Luisa si dedica all’allevamento del pollame e dei conigli d’angora, attività iniziata al termine del primo conflitto mondiale: i conigli vengono pettinati, non tosati e tantomeno uccisi, al fine di ottenere la lana d’angora per i filati. E così nel giro di breve tempo vede la luce l’Angora Spagnoli, situata nel sobborgo di Santa Lucia, dove si creano indumenti alla moda, boleri e scialli.

Il successo non tarda ad arrivare (complice una segnalazione anche alla Fiera di Milano), e così gli sforzi si intensificano: ben ottomila allevatori spediscono il pelo ottenuto da circa 250mila conigli a Perugia via posta, in modo che possa essere trattato e utilizzato.

Luisa muore all’età di 58 anni il giorno 21 settembre 1935, a causa di un tumore alla gola che l’aveva indotta a spostarsi a Parigi per provare a ricevere le migliori cure possibili.

Gli anni Quaranta regaleranno agli Spagnoli numerose soddisfazioni, così come ai loro dipendenti, che potranno contare addirittura su una piscina nello stabilimento di Santa Lucia e su regali di valore per le vacanze di Natale, ma anche su feste, casette a schiera, partite di calcio, balli e nursery per i figli. Ma Luisa non potrà mai vedere tutto ciò.

L’azienda creata da Luisa diventerà, dopo la morte della fondatrice, un’attività industriale a tutti gli effetti, e sarà accompagnata dalla creazione della “Città dell’angora“, uno stabilimento attorno al quale sorgerà una comunità autosufficiente, e il parco giochi della “Città della Domenica“, chiamato in principio “Spagnolia“.

Sulla collina di Santa Lucia, alle porte di Perugia, si respira ancora lo spirito visionario di Luisa Spagnoli, l’imprenditrice umbra che ha rivoluzionato il concetto di moda, definendo uno stile italiano autentico e lanciando un prodotto esclusivo quanto elegante e semplice come la lana d’angora, ancora oggi punto di eccellenza della griffe guidata con energia, determinazione, coraggio e molta grazia dalla pronipote Nicoletta Spagnoli, presidente e amministratore delegato.

Quest’anno la Luisa Spagnoli SpA compie novant’anni da quel 1928 anno di nascita del brand, quando quel genio della fondatrice decise di buttarsi nell’avventura dello stile dopo aver vinto la sfida dei Baci Perugina.

Luisa Spagnoli è stata una donna contro le convenzioni, capace di rinnovare l’Italia con la sola forza dei suoi sogni: una donna da cui, ancora oggi, abbiamo molto da imparare.

Spengo ad una ad una anche le stelle, al buio sotto voce si dicono le cose più profonde – Emma Marrone (per collezione Baci Perugina).


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