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Una volta incontrai questi occhiali bianchi, mi piacquero, avevano un’aria di vacanza che mi apparteneva, quando li ho ricercati non li ho più trovati allora sono andata in una fabbrica e ho chiesto: “Al minimo quanti me ne potete fare?”, hanno detto 5000. Da allora è stato un amore per sempre

Lina Wertmuller è lo pseudonimo di una delle migliori registe e sceneggiatrici d’Italia e del mondo.

In realtà il suo nome di battesimo è Arcangela Felice Assunta Wertmuller von Elgg Spanol von Braueich. L’origine di un nome così lungo e complesso è presto detta: era figlia di un avvocato di nobili origini svizzere.

Lina è originaria di Roma, città che le ha dato i natali il 14 agosto del 1928. La sua passione per il teatro e il cinema è nata grazie alla compagna di scuola Flora Carabella ( moglie di Marcello Mastroianni ) che le ha fatto scoprire questa sua predilezione per la settima arte.

All’età di diciassette anni Lina Wertmuller si iscrisse all’Accademia d’arte drammatica Pietro Scharoff di Roma, in seguito iniziò a collaborare con alcuni dei migliori registi dell’epoca quali Guido Salvini, Giorgio De Lullo, Pietro Garinei e Sandro Giovannini. Inoltre fu aiuto regista di Federico Fellini durante le riprese dei film “La dolce vita” e “8½”.

Esordirà in qualità di regista poco tempo dopo, dirigendo la pellicola intitolata “I basilischi”, con cui ha vinto la Vela d’argento al Festival di Locarno.

In quel periodo ha stretto amicizia con il collega Ettore Scola, e in seguito ha iniziato anche una proficua collaborazione con l’attore Giancarlo Giannini.

In coppia hanno lavorato a numerosi film che hanno piacevolmente sorpreso sia la critica che il pubblico, in particolare “Mimì metallurgico ferito nell’onore”, “Film d’amore e d’anarchia”, “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, “La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia” e “Pasqualino Settebellezze”.

Quest’ultimo è stato il vero capolavoro di Lina Wertmuller, infatti è arrivato nella finale per la vittoria del Premio Oscar in ben tre categorie: miglior film straniero, miglior regia e miglior sceneggiatura originale.

Nonostante il film sia stato molto apprezzato, Lina non è riuscita a vincere nessuno dei prestigiosi riconoscimenti. Tuttavia nel 2010 le è stato conferimento il David di Donatello alla carriera, per tutto quello che ha dato al mondo del cinema. Il 22 dicembre del 2015 il sindaco De Magistris le ha conferito il titolo di cittadina onoraria della città di Napoli.

Visse un unico grande amore per Enrico Job, il marito scomparso nel 2008.
Per anni è circolata una battuta secondo la quale “per sposare Lina ci vuole la pazienza di Job“, ma oggi è la stessa Wertmüller a confermare e rilanciare: “Io ero una grande rompiscatole, ma anche Enrico lo era“. Il loro è stato un grande amore, un “colpo di fulmine” ma soprattutto “un regalo della vita. O un regalo di Dio, per chi ci crede“. A tal proposito lei non si sbilancia, “sono piena di dubbi“, taglia corto. Era il 1965 quando tutto ebbe inizio. Entrambi già famosi ma non all’apice del loro successo, lui più giovane di 5 anni.

La stessa sera in cui si incontrarono, invitati da un amico comune, Lina ebbe subito la sensazione di aver fatto l’incontro della sua vita, “con quella magica certezza che fosse per sempre. E’ un mistero, l’amore“. Nonostante Job fosse bellissimo, Lina ammette di non aver mai subito il fascino della sua bellezza. A colpirla fu soprattutto l’anima, nella quale la donna riuscì ad intravedere anche sfumature di dolore: “Aveva lasciato il mondo dell’arte per ragioni drammatiche e profonde”, rivela. Oggi non sa se è riuscita a sciogliere quei nodi, ma di una cosa è certa: “Ci siamo amati molto

Nonostante venisse considerata tutt’altro che una sentimentale, Lina Wertmüller aveva – e continua ad avere ancora oggi – un animo passionale.
Dalla sua penna nacque la celebre e bellissima “Mi sei scoppiato dentro il cuore“, successo di Mina e che la stessa Lina dedicò al suo Job. Un pezzo di storia musicale italiana che fu scritta lo stesso anno in cui la regista conobbe Enrico, mentre lavorava come autrice a Studio Uno, colta da un lampo di genio e passionalità.

In ogni sua parola c’è sempre un pezzo di Job e così mentre parla dei suoi film e di come abbiano spesso raccontato l’amore in modo grottesco, lei commenta: “Grottesco era anche lo sguardo di Job che ha rivoluzionato le scene teatrali e cinematografiche. Era il nostro modo di raccontare la realtà, deformandola“.

La loro fu anche una grande intesa professionale e ciascuno era interessato al lavoro dell’altro.

Oggi però Lina è scossa da un rimorso, quello di “averlo sottratto alle arti più nobili per il cinema“. Grazie ad Enrico la vita della Wertmüller cambiò radicalmente.

Furono gli anni in cui frequentava Fellini e la Masina ma anche Woody Allen. Poi, quando sia lei che Job erano ormai grandi, arrivò la loro figlia, Maria Zulima, figlia nata dal concepimento di Job con un’altra donna, anche se la vicenda è sempre stata avvolta dal massimo riserbo.

Maria è’ arrivata, sì. Succede alle coppie che si vogliono bene“, spiega.

Oggi ha 26 anni ma la incontra quotidianamente, anche solo per un bacio. Enrico, invece, continua a mancarle in modo incredibile dandole una amara verità: “Il tempo non può fare niente. Può solo permetterti di capire che hai davanti un abisso“.

Amare è essere impegnati, è lavorare, è avere interessi, è creare.


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