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Un giorno qualcuno ha postato su Facebook questa centrata considerazione:

Se la Destra trovasse la formula per debellare i tumori, la Sinistra si batterebbe per il diritto all’esistenza del cancro.

Il risentimento e l’idiozia sono due virus che hanno infettato quest’ultima porzione politica, ormai in fase agonica e preterminale.

I riferimenti a certe allucinanti posizioni politiche sono evidenti, e non c’è verso di poter avere un confronto scientificamente corretto con i strani fenomeni che pullulano nell’universo sinistro.

La cosiddetta “macchina narrativa” messa in azione da loro non necessita di correttezza nell’informazione né di un congruo esame di realtà. Loro partono da degli assunti dati per confermati, e poi da questi si dipartono conseguenze di pensiero fondate su vere e proprie distorsioni cognitive.

La memoria è labile e il ricordo si confonde con affabulazioni fantastiche, con racconti irrealistici, con commemorazioni oniriche.

Naturalmente, come ogni malato grave, psicopatologicamente disturbato, ha sempre qualche spunto anche se represso di autocritica, anche loro presentano queste minuscole aperture alla realtà che, se messe in evidenza, scatenano la rabbia nei confronti dello scopritore.

Da ciò il risentimento, quella connotazione emotiva caratterizzata da rabbia, da spirito di vendetta, da sentimento di frustrazione che li porta ad attivare i due più arcaici meccanismi di difesa: da un lato la negazione, di ogni loro deficienza e responsabilità; dall’altro la proiezione sugli avversari di tutto il carico disfunzionale che hanno dentro di loro: l’invidia, il rimorso, il rimpianto, la scadente autostima, la povertà etica, la miseria morale.

Non sono i difensori delle cause dei deboli e degli ultimi come tentano di far credere, ma usufruiscono dei deboli e degli ultimi per poter sentirsi forti e primi.

Vivono di rapine emotive e di estorsioni di sentimenti: sempre con il gusto del malriuscito, la goduria del piagnisteo e la lussuria del dramma, gonfiano il loro precario Io di finta benevolenza e di ingannevole sensibilità, e finiscono inesorabilmente nella farsa più atroce e nella più becera commedia.

Due ragazze problematiche, sicuramente alla ricerca di riempire un’angoscia interiore e un vuoto emotivo con le sostanze, sono definite ‘tossiche’, quasi a giustificare la loro fine atroce.

Uno spacciatore pluripregiudicato finisce morto, e questo risulta un geometra al quale dedicare una via.

Senza più un punto di riferimento etico ed una dirittura di pensiero, questa sinistra organizza la difesa dei criminali, si assenta nella difesa delle vittime, attacca un Ministro che vuole pulizia e sicurezza e minaccia la chiusura di occupazioni irreprensibili trascurando i covi di degrado e di smercio di morte.

Il risentimento e la percezione della fine fa brutti scherzi. Il lato positivo, però, di questo melodramma, è che l’idiozia porta ad un lento e inesorabile decesso, una eutanasia determinata dalla stupidità più eclatante, un trapasso che sarà – per parafrasare Ezra Pound del LXXIV dei “Cantos Pisani” – una lagna, non uno schianto.


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