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Con la CECA, Comunità europea del carbone e dell’acciaio, il 18 aprile ’51 iniziava la costruzione della attuale Unione Europea che per Robert Schuman, allora ministro degli esteri della Francia, “sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”.

La solidarietà da lui auspicata rimane però una utopia e antichi “limes” segnano ancora i confini interni d’Europa.

Le divergenze di vedute riemerse tra l’Europa mediterranea e quella di influenza germanica hanno radici antiche, faglie interne vecchie di un paio di millenni riemerse con l’arrivo di un Virus e due Europe si confrontano di nuovo.

Storia vecchia, era il 9 d.c. quando nella foresta di Teutoburgo le tribù germaniche massacrarono tre legioni romane e il “limes” Reno – Danubio rimase il confine Nord dell’Impero che ebbe il suo baricentro nel Mediterraneo fino al dilagare dell’Islam nel VII secolo, quando cominciò a prendere forma un’Europa continentale.

Carlo Magno spostò definitivamente l’organizzazione dell’occidente verso il Nord e il Mediterraneo da “mare nostrum” divenne frontiera, l’Europa si riaffacciò al mare solo dopo secoli, ma quel mare era l’Atlantico.

Il confronto tra Germania e Europa mediterranea ha radici antiche, anche sul piano religioso riforma e controriforma seguono quel confine.
I paesi mediterranei, con il loro diverso approccio alla felicità e al piacere di vivere, paiono a loro inadatti alle sfide del mercato globale e il compito storico tedesco è la loro rieducazione all’ordine.

Nel secolo scorso questa contrapposizione ha portato a tragedie immani, ora la ricerca di potenza della Germania non si basa più sulla gestione della violenza, non invade altri stati, ora vuole indirizzare la loro economia su strade da essa tracciate per ricondurli al loro concetto di organizzazione e di ordine.

L’Europa deve trovare un nuovo equilibrio, altro non è dato se vuole pensare un avvenire possibile e mi piace pensare che la sfida per trovare una giusta misura e un equilibrio virtuoso in una Europa interrogata da un Virus possa vedere le popolazioni alpine con la loro storia dare un contributo esemplare.

Quassù nei secoli le due Europe, che altrove hanno segnato la storia con conflitti sempre più cruenti, si sono fatte montanare ed hanno convissuto in armonia, su differenze che nelle pianure erano e paiono ancora insanabili, hanno avuto la meglio l’immanenza della geografia dei luoghi e la severità del clima.

Qualcosa da dire la storia delle Alpi lo ha, qualcosa che viene da un vissuto antico, ma alla lunga vincente, facciamone tesoro!

Ora varrebbe la pena studiare il contributo dato all’Occidente dal vissuto alpino segnato dalle “curve di livello della civiltà” (per dirla come Luigi Zanzi), in termini di convivenza, sostenibilità e misura.

Lungo queste curve di livello corre un altro confine europeo e separa diversi modi di intendere libertà e democrazia e al di sopra di esse persiste una antica predisposizione all’eterodossia che quassù è sopravvissuta e che ora può essere preziosa per ripensare una nuova convivenza europea perché è il pensiero ritenuto “ortodosso” in questo momento ad essere interrogato da un Virus.


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