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Spazzata via nel confronto con Bonomi per la presidenza di Confindustria, rimbalzata da Camera di commercio e dal Sanpaolo. Licia Mattioli non si è però persa d’animo e punta alla poltrona di sindaco di Torino alle elezioni del prossimo anno.

Chissà come saranno contenti, a sinistra.. D’altronde l’ex presidente degli industriali subalpini non ha mai nascosto le sue simpatie per Chiamparino, per Fassino, per i vari esponenti del Sistema Torino schierati a sinistra. E in Confindustria è stata la fedelissima vice del compagno Boccia.

Dunque candidata ideale per il centrosinistra torinese. Peccato che a volerla come sindaco sia il centrodestra. Che, alle prese con la cronica mancanza di candidati di area, non trova di meglio che rivolgersi agli avversari. Un’idea come un’altra. Stupida e perdente, come al solito quando si parla di Torino. Come non era apparsa geniale, alle precedenti elezioni, l’idea di presentarsi con ben 3 candidati contrapposti. Per poi stupirsi per la vittoria di Appendino e del Movimento 5 Stelle. Ottenuta al ballottaggio proprio grazie al sostegno degli elettori del centrodestra.

Mattioli avrebbe il pregio di evitare al centrodestra il fastidio del ballottaggio. Una bella sconfitta al primo turno e non ci si pensa più. Regalando poi i consensi ad eventuali liste civiche, persino al Pd o, più semplicemente, all’astensione. L’astensione forse si registrerebbe già al primo turno, con un candidato che non rappresenta alcun valore di un centrodestra per quanto confuso. Nulla da spartire con la destra sociale, ma neppure con la destra liberale. Perfetto esempio di politicamente corretto, di radical chic, di gauche caviar. Non basta offrire una casacca diversa per cambiare un personaggio in cerca di poltrona. Non è arrivata quella di Confindustria? Ci si può accontentare di quella da sindaco. Peccato che si debba passare attraverso il fastidio del voto..


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