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Parlando di Europa, in particolare in riferimento alla sua storia e alla tradizione culturale più consolidata, dobbiamo considerare la penisola iberica quale esempio esemplificativo e interamente rappresentativo e simbolico dell’intero continente.

Infatti, se per Europa intendiamo quella penisola dell’Asia che si protende nell’Atlantico e si distende sopra l’Africa, caratterizzata da una grande tradizione cristiana e dall’immenso patrimonio artistico, culturale e architettonico che da essa deriva e che il mondo ci invidia, delineata da tratti fisici unici e molteplici al tempo stesso, dotata di ogni tipo di elemento geofisico possibile, abitata da popolazioni grossomodo omogenee nei loro tratti somatici e culturali, allora la penisola iberica la riproduce in modo più che simile. Tanto che non possiamo stabilire se questa abbia ereditato dalla prima o viceversa.

Se pensiamo ai rapporti con i grandi continenti che circondano l’Europa, sappiamo che le etnie che ancora oggi popolano la penisola iberica hanno origine in Asia, quanto in Africa: infatti, gli iberi probabilmente venivano dall’Anatolia, dove esisteva in antichità un popolo omonimo (citato dall’Antico Testamento nella “tavola delle nazioni”, fra i discendenti di Iafet figlio di Noè), mentre i celti che giunsero secoli più tardi da nord erano originari della Scizia, una vasta regione collocata nell’Asia centrale. Dei popoli baschi, insediati a ridosso della catena dei Pirenei da tempo immemore, si ritiene appartengano alla civiltà megalitica presente in Europa occidentale da millenni, con forti relazioni con l’Africa settentrionale. Da dove provenivano i primi colonizzatori della penisola, quei cartaginesi che fondarono diverse città sulla costa mediterranea al fine di potenziare i traffici marittimi di cui erano maestri e dominatori. Almeno fino al sopraggiungere della potenza romana che, sconfitti i punici, sottomise l’Iberia e ne fece un’importante diocesi, frazionata in province i cui nomi originavano dalle varie tribù ivi insediate (Tarraconensis, Lusitania, Gallecia). Una prassi ripetuta dai romani in ogni angolo dell’Impero e decisiva a costruire l’Europa che verrà.

Fu proprio la colonizzazione romana (e la cristianizzazione avvenuta nei primi secoli dopo Cristo) a fare dell’Iberia un importantissimo riferimento della cultura cristiana e imperiale, sede di provenienza di molti imperatori dell’epoca tarda (Adriano, Traiano, Teodosio I su tutti) nonché di eminenze eccellenti, santi e patriarchi della fiorente Chiesa ortodossa. Una tradizione che fu conservata anche dopo la caduta dell’Impero d’Occidente, sia durante il regno dei visigoti (V – VII secoli d.C.) che in seguito, quando l’intera penisola fu presa dai mussulmani saraceni: risalgono a quei tempi le figure dei vescovi San Isidoro (a Siviglia) e San Martìn (a Braga), del monaco San Emiliano (Millian de Cogolla), del sovrano Recaredo I (il primo re goto convertito all’ortodossia abbandonando l’arianesimo) e di Santiago (de Compostela) detto “matamoros”, che la tradizione vuole essere uno degli apostoli di Gesù. Le vicende politiche iberiche dell’alto Medioevo seguono le orme del resto dell’Europa che lentamente si va cristianizzando, forma la sua identità difendendosi dall’invasione araba ed esprime figure di grande carisma che riempiono ancora oggi le agiografie cristiane.

Come il famoso Santiago, appunto, ispiratore della “reconquista” avviata dai re cristiani del nord della Spagna a partire dal X secolo d.C., che riuscì a coinvolgere nel tempo numerosi cadetti delle casate regali e aristocratiche dell’intera Europa cristiana medievale, nonché gli ordini di cavalieri-monaci quali i Templari, divenuti esempio per i numerosi altri ordini istituiti nei diversi regni iberici (di Castiglia-Leòn, Navarra, Aragona e Portogallo). Regni in continua lotta per il predominio fra loro (come nella tradizione europea e germanica) ma uniti nella comune campagna per espellere gli islamici dalla penisola. Opera conclusa solo nel 1492 d.C, pochi anni prima che l’intera penisola fosse unificata (Regno di Spagna, XVI secolo) e divenisse sede imperiale sotto la dinastia Asburgo, che l’aveva ereditata dai Trastamàra, originaria dalla più antica casata dei Borgogna. Il Portogallo, invece, era nato come feudo unitario e si era reso indipendente già nel 1143 d.C. sotto gli Aviz, dinastia discendente da un ramo cadetto dei Capetingi di Francia (salvo l’unione personale delle due corone negli Asburgo, fra il 1580 e il 1640). Anche in questo caso, si era in linea con il processo , diffuso in tutta Europa, di aggregazione di feudi cristiani e accentramento nelle mani di alcune casate di antica origine centroeuropea e di ascendenza carolingia.

Il plurisecolare processo di riconquista della penisola al cristianesimo e di trasformazione nell’impero cattolico, che (così volle la sorte) fu il primo a doversi confrontare con le nuove terre scoperte a ovest (le Americhe), è l’emblema della storia europea dell’intero Medioevo e dell’epoca rinascimentale: quando le diverse etnie europee, sparse ai quattro angoli del continente, dapprima si riunirono sotto l’egida dell’Impero cristiano post-romano, per poi combattersi ferocemente e dividersi per questioni religiose (protesta) e politiche (di potere egemonico e imperiale), nel mentre fondavano immensi imperi coloniali su tutta la Terra. Tale lunghissimo periodo storico ha prodotto incommensurabili patrimoni di beni artistici, culturali e architettonici unici al mondo, di cui la Spagna possiede una fetta assai notevole, così come il Portogallo: i due stati nazionali configuratisi definitivamente in età moderna, le cui radici sono saldamente poste nell’epoca antica e medievale, seguendo le tendenze storiche e politiche dell’intera Europa cristiana.

Anche durante l’epoca napoleonica e l’intera età moderna, sia la Spagna che il Portogallo han rispettato la tendenza storica continentale che vide il diffondersi degli ideali di libertà e democrazia propri dell’illuminismo, subirono la conquista francese, il ritorno all’ancien regime di Vienna (1815 d.C.), quindi le rivolte popolari e la concessione di costituzioni di stampo liberale (la più famosa fu quella di Cadice del 1820, che divenne modello per molte altre in giro per l’Europa), le lotte intestine alla dinastia regnante, che portarono infine alle varie dittature (pronunciamentos) del XIX-XX secolo, alle guerre civili e alla definitiva svolta in stati “democratici” alla metà degli anni ’70 del secolo scorso. Fatto che fu propedeutico all’ingresso di Spagna e Portogallo nella Cee (1986) e alla definitiva integrazione nel nuovo progetto ideale di Europa nato a Roma pochi decenni prima.

L’Europa completava così la sua riunificazione a Occidente, nell’ambito della divisione in blocchi contrapposti rappresentata dalla Guerra Fredda, ripristinando i propri confini sul fronte atlantico e africano-mediterraneo e superando quindi i Pirenei, che per secoli erano stati il limes naturale del mondo cristiano. Una delle catene montuose più importanti di tutta Europa, caratteristica della geodiversità continentale come lo è l’intero territorio iberico, ricco di rilievi montani, altopiani, corsi d’acqua lunghi e impetuosi, coste basse e sabbiose sul Mediterraneo e frastagliate/rocciose sull’Atlantico. Con un clima tipicamente europeo a sud, atlantico e continentale man mano che da ovest si punta verso l’interno.

Pertanto, andando a spasso per la Spagna o il Portogallo ritroviamo caratteristiche proprie dell’Europa moderna, nonché di quella più antica e tradizionale. Sebbene la storia della penisola iberica possa sembrare divergente rispetto a quella europea, a partire dalla fine dell’Impero romano, la realtà e il patrimonio prodotti dall’età medievale, nonché tutta la cultura tradizionale più antica sono pienamente coerenti e simbolici di quella continentale. Motivo per cui il loro peso specifico nell’ambito della “casa comune” europea è certamente alto e consono alla storia e alla tradizione che li contraddistingue.


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