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L’Italia è sempre più isolata

affermano all’unisono (non è certo una coincidenza) Pd e Forza botulino.

Gli stessi che hanno ordinato e invocato un cambiamento radicale della manovra finanziaria ed ora accusano il governo per il cambiamento radicale della manovra finanziaria.

Quanto all’isolamento, non c’è dubbio che il lettone Dombrovskis non ami il nostro Paese. Che, al contrario, è amato in Lituania ma per ragioni che è vietato ricordare.

Già, perché risalgono al secolo scorso, a quel periodo che viene demonizzato. Si usciva dalla Grande Guerra e si ridisegnavano i confini dei vecchi e nuovi Stati europei, tra cui la Lituania.

Il Paese baltico aveva una sola città portuale, Memel (ora Klaipeda, in lingua locale), abitata in maggioranza da tedeschi. Ma la Germania aveva perso la guerra ed il controllo della città era stato affidato momentaneamente ai francesi. Mentre le mire polacche sul nuovo Paese erano più che evidenti. Tra scontri e polemiche si arrivò ad affidare alla Società delle Nazioni la decisione finale su Memel/Klaipeda. E la relazione spettò all’Italia nuova, quella della Marcia su Roma. Il giudizio di Mussolini assegnò la città, con il suo porto, alla Lituania e tutto si risolse per il meglio. Tranne che per gli storici, costretti ora ad ignorare le ragioni di una amicizia tra Paesi che si protrae da quasi un secolo.

Forse per gli storici politicamente corretti è più facile ricordare un’altra eredità italiana dell’epoca: la quindicina. Cioè le due settimane di permanenza massima delle signorine nelle case di piacere. Una scelta per evitare il rischio che i bravi padri di famiglia italiani si innamorassero delle signorine, mettendo a rischio il legame matrimoniale. Il bordello poteva rappresentare una evasione, purché momentanea e senza ricadute sul sacro vincolo famigliare.

La “quindicina” ha fatto scuola ed è rimasta come prassi in alcuni bordelli statunitensi. Non più per salvaguardare la famiglia ma, semplicemente, per accontentare la richiesta di continue novità.


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