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Dieci anni fa, e precisamente il 15 gennaio del 2009, su “Il Giornale” appariva un’intervista a Jacques Julliard, Direttore del Nouvel Observateur, il quale candidamente dichiarava:

La democrazia è un compromesso. Si deve fare a meno dell’onore.

Almeno un intellettuale onesto nella stia del pollame dell’informazione.

Per altro, da parte mia, nessun dubbio in proposito, e certezza confermata dall’esibizione politicante e istituzionale in corso.

Il grande pensatore russo anticomunista Nikolaj Berdjaev, scampato alla morte nella rivoluzione bolscevica, denunciò questa condizione della democrazia in scritti memorabili.

Il concetto è di una semplicità disarmante. La democrazia, in quanto legata alla legge del numero e della quantità, è nemica di ogni forma di ordine, di meritocrazia, di princìpi, che non siano quelli dei valori della massa manipolabile. Essa è di per sé meccanica: un sistema organizzato a stabilizzare se stesso ad ogni costo, anche a costo della menzogna più eclatante. In “Pensieri controcorrente” Berdjaev constata che: <Il parlamento democratico è l’arena della lotta per i propri interessi e per il potere>. A parte la dovuta precisazione di “mud wrestling”, lotta nel fango, c’è forse qualcuno che osa forse negare in questa osservazione l’odierno stato convulsivo politicante?

E a proposito di menzogna, tra le sue variabili anche più innocenti, spicca quella <sociale affermata come un dovere>. Quella obbligatoria dell’astuzia per salvaguardare poltrone e privilegi, con la consapevolezza che la verità distruggerebbe l’intero sistema su cui poggia questa superstizione elevata a divinità.

Attraverso la demagogia, la menzogna determina una vera e propria alterazione della coscienza, tanto da far perdere all’uomo, e immaginarsi alla massa, la capacità critica e un corretto esame della realtà.

Demagogia e menzogna, due gambe di quel tavolino traballante da seduta spiritica dove evocare la libertà è il mantra democratico. Ma un tavolino su due gambe non sta in piedi, e la terza gamba è quella della faccia tosta. Quella espressione che non conosce vergogna nel mentire e nel promettere il falso, sapendo coscientemente di farlo.

Qualunque persona dotata di virtù non uscirebbe di casa di fronte a documentate parole e azioni di sbugiardamento, ma i democratici no, quelli sono esenti da ogni forma di decenza: il loro onore lo hanno già venduto da tempo in cambio di carriera e di visibilità.

Io ringrazio gli Dei per avermi lasciato quel pudore aristocratico che ti fa nietzschianamente vergognare quando dire la verità imbarazza anche l’ultimo dei tuoi interlocutori.


Reader's opinions
  1. Valter Ameglio   On   5 Settembre 2019 at 10:38

    Aggiungerei la considerazione di Guy Debord per la quale il voto è inutile per qualsiasi cambiamento. Altrimenti non te ne concederebbero la possibilità
    Considerazione quanto mai attuale in queste ore

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