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Per Adam Smith

ogni uomo, in quanto non violi le leggi di giustizia, deve essere lasciato libero di perseguire il suo proprio interesse come gli conviene e di mettere il suo lavoro, il suo capitale in concorrenza con quelli di ogni altro uomo o di ogni altra classe di uomini

Questa ricetta è la base della rivoluzione industriale che partì dall’Inghilterra dalla metà del ‘700, che portò allo sviluppo inteso come libertà di produrre, commerciare e inventare.

I protagonisti dell’industrializzazione e della meccanizzazione furono coloro che, in questo clima di libertà, applicarono la curiosità e l’inventiva alla produzione e al commercio.

Inventori e imprenditori emersero da tutti i settori della società, l’aristocrazia terriera introdusse miglioramenti nei metodi colturali, il barbiere Arkwrigth diffuse la macchina per filare, l’orologiaio Watt inventò la macchina a vapore, il decoratore Fulton il battello a vapore, solo per fare alcuni esempi.

L’approccio “liberal”, figlio dell’illuminismo e della prima industrializzazione, dall’Inghilterra, bene o male che sia questa è un’altra storia, ha portato all’inurbamento in pianura e, cominciando dalle Highlands scozzesi, allo spopolato delle Alte Terre europee.

Questo approccio si è dimostrato incompatibile col vivere il Monte, le montagne sono state “robuste”, a volte floride, quando l’organizzazione della società si basava su approcci comunitari, che, si badi bene, non sono sinonimi del “vogliamoci tutti bene”, l’organizzazione generale era efficace, i comportamenti interpersonali sono cosa diversa.

Una comunità è tale quando i suoi componenti riconoscono per buona parte sovrapponibile la scala dei valori fondanti di ogni individuo.
Come dalla analisi del DNA si individua il grado di parentela tra individui o l’appartenenza ad una specie, così la scala dei valori fondanti individua una comunità e la colloca in un albero genealogico in cui sono individuabili gradi di parentela con culture prossime con le quali si hanno segmenti di questo DNA in comune.

Il sentire collettivo, la scala dei valori fondanti, è il “mezzo” che una comunità ha a disposizione per individuare e perseguire il “fine” che è il “bene comune”.

Sulle Alpi si sono mantenute tracce culturali che altrove sono state cancellate dall’avanzare della modernità e del conseguente approccio “liberal” alla organizzazione della società.
Non è un caso che queste tracce si siano potute conservare proprio nei luoghi in cui l’approccio comunitario è stato premiante e le valli piemontesi custodiscono un patrimonio culturale che arriva dalla storia e dai secoli passati.

Quelle che sono ora considerate culture minoritarie non sono solo testimonianze del passato, ma sono il ponte che ci può collegare al un futuro possibile.

Da un lato un modello di sviluppo che sta dimostrando limiti evidenti non solo sul piano economico, dall’altro una storia alpina che può dare un contributo sostanziale.

Un patto nuovo tra Città e Contado potrebbe essere un percorso virtuoso per la nostra Regione, questo è il “ponte” da costruire al più presto.

Photo credits by Giulio Rinaudo


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