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Non è da oggi che, in nome dell’”antifascismo militante”, in Italia la libertà di espressione garantita dalla Costituzione viene sistematicamente calpestata.

È successo ancora mercoledì scorso, quando a Fausto Biloslavo è stato impedito di partecipare ad un convegno alla facoltà di Sociologia di Trento.

Il noto reporter di guerra era stato invitato da un’associazione di sinistra a dibattere sulla situazione in Libia, ma alcuni militanti del “Collettivo Universitario Refresh” gli hanno impedito l’ingresso in facoltà. Erano gli stessi che avevano distribuito volantini nei giorni precedenti che raffiguravano il giornalista a testa in giù, e in cui campeggiava gli slogan “fuori i fascisti dall’Università” e “Biloslavo non deve parlare”.

Per evitare problemi, un funzionario dell’ateneo aveva raggiunto telefonicamente il reporter mentre già si stava recando sul posto, comunicandogli che la conferenza era stata annullata.

Conferenza che poi si è tenuta in extremis in un’aula della Facoltà di Giurisprudenza, dove un professore ha deciso di interrompere la sua lezione pur di consentire a Biloslavo di parlare. Un gesto di grande dignità, insieme a quello del Rettore Paolo Collini che ha stigmatizzato il comportamento del suo funzionario e ha annunciato di voler invitare nuovamente Biloslavo.

Non è un caso che sede del fattaccio sia proprio la facoltà di sociologia di Trento, famosa per aver dato i natali, politicamente parlando, a Renato Curcio e alle Brigate rosse.

Ciò che stupisce è che un funzionario dell’Università abbia assecondato l’operato di pochi facinorosi impedendo a un esponente del pensiero non allineato di raccontare la sua esperienza in un pubblico convegno.

E stupisce ancora di più che la vicenda non sia stata raccontata dai media così come già era successo, per analoghe “censure” da parte di collettivi “antifascisti”, a Marco Gervasoni – Professore universitario di Storia comparata dei Sistemi politici presso la LUISS di Roma – “cacciato” dall’Università per un tweet contro la Ong Sea Watch, o a Corrado Ocone allontanato dalla Fondazione Luigi Einaudi solo per aver partecipato a un evento “sovranista” organizzato da Nazione Futura, associazione culturale di orientamento conservatore. O ancora alla casa editrice Altaforte esclusa dalla Fiera del libro di Roma, dopo essere stata “epurata” dal Salone del Libro di Torino nel maggio scorso.

Per non parlare delle centinaia di persone, colpevoli soltanto di esprimere le proprie idee, che, con atto unilaterale, vengono quotidianamente cancellate da Facebook.


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