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In una visione virtuosa dello Stato, i cittadini producono benessere, i politici lo propiziano e, se è il caso, legiferano per distribuirlo nel modo più equo possibile, i sindacati vigilano e le amministrazioni ne assicurano la capillare trasformazione in servizi: scuole, sanità, trasporti.

L’Italia, purtroppo, è, viceversa, la manifestazione palmare di una visione viziosa dello Stato: nulla di quanto detto sopra si realizza e, anzi, tutto pare concorrere all’esatto contrario.

Salvo che per quanto riguarda i cittadini: gli Italiani, magari non tutti e non sempre, sarebbero da beatificare. Santa è la loro pazienza, santa l’umiltà con cui si adattano a raccogliere le briciole che cadono dal tavolo dei potenti, dopo che questi si sono spartiti sconciamente tutte le vivande, apparecchiate proprio dal lavoro del popolo. E che il popolo dovrebbe potersi godere.

Invece, in un concorde gioco a chi ruba di più, Nietzsche e Marx si sono dati la mano, per trasformare l’Italia in un’enorme piantagione di cotone, in una fabbrica di denaro e di lussi per gli interessi di un manipolo di ladri e di imbroglioni. Dunque, nel peggiore dei mondi possibili, i cittadini continuano a produrre benessere: solo che lavorano con impegno indefesso, per mantenere le gozzoviglie altrui.

I politici, dal canto loro, creano le premesse giuridiche, amministrative ed ambientali perchè questo benessere venga convogliato verso le capaci tasche dei loro amici, che si arricchiscono enormemente: chi sia, in questo perverso meccanismo clientelare, il protettore e chi il protetto, è quasi sempre impossibile dire.

Non si tratta solo di un “do ut des”, tu mi favorisci e io ti finanzio: si tratta, piuttosto, di un sistema tirannico, che si regge con il contributo di tutti gli attori e in cui tutti gli attori hanno un cospicuo tornaconto, muovendosi come predatori nel mondo felpato dell’economia.

Giornali, televisioni e mezzi d’informazione e disinformazione assortiti sono lo strumento con cui, orwellianamente, si tiene buona la folla: con cui si nasconde alla gente questa elementare verità. Che siano i bambini sui gommoni o che siano le vecchiette terremotate, il risultato non cambia: basta che la gente tenga la testa girata da un’altra parte e non da quella in cui si svolge il giochino.

I sindacati non solo non vigilano per nulla, ma sono emanazioni collaterali del potere: sono dei piccoli oligarchi al servizio di oligarchi più grandi, che garantiscono loro prebende e guiderdone, in cambio di una servilissima condiscendenza.

Le amministrazioni amministrano quel che rimane dopo il saccheggio: si vedono centellinare le risorse e hanno, per soprammercato, al loro interno, ulteriori aspiranti satrapi, che cercano di arraffare il possibile, dagli esigui rigagnoli di denaro in arrivo nella periferia dell’impero.

Così, alla fine di questo processo metastatico, per gli asili, le scuole, gli ospedali, la sicurezza, i trasporti, rimangono soltanto quelle briciole che, come dicevamo, cadono dalla tavola: e i cittadini, che sono i protagonisti della creazione di benessere, si devono accontentare di servizi da terzo mondo, pur producendo una ricchezza da primo.

Quanto possa reggersi un sistema del genere, è difficile dire: l’immensa operazione di rammollimento nervoso e cerebrale cui è stato sottoposto il popolo italiano, a colpi di scuola, televisione, parrocchia o partito, induce a credere che gli Italiani non abbiano più le energie o il nerbo per reagire.

E’ anche vero che, quando le cose peggioreranno ulteriormente (e peggioreranno di sicuro), forse, all’amplificarsi del divario fra la ricchezza dei pochissimi e la povertà dei moltissimi, qualcosa potrebbe smuoversi.

La verità, però, è che ci siamo rassegnati all’ingiustizia: possiamo mugugnare perchè aumenta la benzina, ma non percepiamo più la colossale ingiustizia del sistema in cui viviamo, perchè abbiamo imparato ad accontentarci e a considerare quasi ineluttabile la nostra condizione servile.

Troppi lacciuoli, troppe gabelle, troppi codicilli ci legano alla contingenza quotidiana, perchè guardiamo un po’ più lontano o un po’ più in alto. Dove dovrebbero respirare a pieni polmoni gli uomini liberi.


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