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Tra le lotte politiche, gli appalti per la costruzione di ospedali d’emergenza e il lockdown forzato ad oltranza (del quale non si riesce a vedere la fine nemmeno con lo spirito più ottimistico), l’italiano medio (sì, quello che non può più lavorare per mantenere la distanza sociale e limitare il contagio) non si sta ponendo una domanda che, a quanto pare, sembra irrilevante e superflua.

In Italia, stato economicamente immobilizzato nel quale i governanti emettono nuove autocertificazioni ogni due giorni, stato nel quale vengono dati 600 euro una tantum per i quali si può rinnovare la richiesta per i prossimi mesi con un semplice “click” (doveva essere semplice anche ottenere la prima indennità), stato nel quale un commerciante la cui merce non è considerata “bene di prima necessità” è costretto ad imbastire un sito per l’e-commerce per non soccombere ai colossi del commercio online che, oltre a sottostare ad una tassazione ridicola, hanno campo libero per vendere ogni tipo di “bene”… l’immigrazione si è fermata?

La risposta dovrebbe essere uno scontatissimo sì, visto che è vietato uscire dalla propria abitazione se non per motivi di necessità.
Invece a quanto pare gli sbarchi continuano ad avvenire sul territorio italiano e le famose ONG hanno ripreso il mare.

Dal cruscotto statistico del ministero dell’interno si può constatare che dal 1 gennaio 2020 al 27 aprile 2020 in Italia sono sbarcati ben 3.365 migranti (nello stesso periodo del 2019 furono 667).

La maggior parte di questi proviene dal Bangladesh, la cui ultima guerra risale al ben lontano 1971, mentre i restanti provengono da Sudan, Algeria, Marocco e altri stati.

Alla luce di questo, si può dire che l’Italia è un paese bellissimo, saturo di cultura, bellezza, storia e paesaggi mozzafiato ma, di certo non si può dire che sia un paese la cui necessità primaria è tutelare i propri abitanti (ma forse, non essendo considerata necessità primaria, viene trattata come i “beni” non commercializzabili se non online?).

Ogni persona, al momento, è palese che si trovi sull’orlo di un baratro che, giorno dopo giorno, tra categorie non tutelate e impossibilità di provvedere economicamente a se stessi, non fa altro che allargarsi a dismisura.

Se ogni persona non è libera di muoversi per il rischio di contagio, logicamente dovrebbe essere vietato l’ingresso anche a chi, senza dar colpe a nessuno, non può fare altro che peggiorare una situazione che risulta già di per se abbastanza critica


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