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Lo scorso Sabato, 10 novembre 2018, i Torinesi sono scesi in piazza per dire Sì alla TAV con uno slogan simile a “Sì a Torino e No a Appendino”. Una marcia in favore e per amore della propria Città.

Non è però questa la sede per fare politica becera o riaprire un capitolo già ampiamente e polemicamente dibattuto.

E’ invece iniziata a sorgere in me qualche riflessione, dopo avere letto le critiche sollevate da Antonello Marzolla, segretario generale Usarci e consigliere Enasarco, in cui si chiedeva retoricamente perché i Torinesi non fossero scesi in piazza quando la Fiat (ora FCA) tagliava l’occupazione e poi trasferiva la sede legale all’estero, oppure quando il Sanpaolo passava sotto il controllo di Milano.

Solo alcuni esempi, che però mi hanno invogliato a compiere un esercizietto di memoria, andando a ritroso nel tempo.

E poi non dicano che la Storia non si ripete: vogliamo tornare al 1861, quando Torino era capitale del Regno di Italia, poi trasferita a Firenze ed infine a Roma? Da cittadina orgogliosa e ferita, delusa e speranzosa, mi domando perché Torino sia nel tempo riuscita a essere il centro per eccellenza ed il cuore di molte eccellenze (alcune, per fortuna resistono, come Lavazza, Reale Mutua, l’Istituto di Candiolo,…) e con il tempo perderle una ad una.

C’è chi con una battuta ironica scherzerebbe che questo spirito è intrinseco nei Torinesi così come nei tifosi del Grande Torino: una fede “sofferente e sofferta” che permane nonostante tutte le sconfitte.

Lo stesso vale per l’amore dei Torinesi nei confronti della loro – pur sempre bellissima – Città.

Non a caso ci definiscono “bogianen”.

Dite a Turin che da sì nojàutri i bogioma nen

(“Dite a Torino che noi da qui non ci muoviamo“): questa fu la frase attribuita a Bricherasio che passò alla Storia.

Non so se i manifestanti di Torino siano dei “bogianen”, inteso nel senso di un temperamento caparbio, capace di affrontare le difficoltà con fermezza e determinazione, ma io per certo lo sono a mio discapito o per mia fortuna.

Non riesco a smettere di amare smisuratamente la mia Città.
Nonostante il fatto che sia uno dei Comuni più indebitati di Italia; nonostante l’amministrazione, la scarsa manutenzione e la sporcizia. Nonostante il “low profile” e il “Torinese falso cortese”.

Per la nebbia e i cieli blu, gli autunni e le primavere, le colline e le montagne, i portici e i palazzi, le Olimpiadi e la sua apertura al mondo, le sue tradizioni e la Sua Storia, i teatri e le piazze, Superga e la Mole Antonelliana, il Po e il Valentino, la Torino magica e le sue chiese, il Politecnico e i giovani talenti, il cioccolato e i bicerìn, per i né e le madamin… e molto altro ancora.

È’ giunta ora che Torino faccia qualcosa per i torinesi e i torinesi per Torino.
Io non mollo. Bogio nen!


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