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È aperta a Roma presso la sede dell’ANRP (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia) in via Labicana 15 la mostra “Italia-Germania: insieme per una politica della memoria

L’esposizione, patrocinata dal CNR, raccoglie documenti inediti dell’Archivio Storico-diplomatico del Ministero degli Esteri e reperti originali provenienti dai campi nazisti dove furono tenuti i 650 mila Internati Militari Italiani (IMI) che dopo l’8 settembre rifiutarono la collaborazione con la Repubblica di Salò.

La mostra

si concentra sui documenti che testimoniano l’attenzione prestata dalla Repubblica Sociale Italiana agli internati in Germania, sui tentativi di migliorarne le condizioni di vita e di lavoro, falliti nel caos successivo all’armistizio, il che favorì i nazisti nell’utilizzare i prigionieri come forza-lavoro. Le condizioni di vita degli IMI nei Lager sono documentate attraverso lettere, oggetti e testimonianze.

Ospite d’onore dell’inaugurazione è stato il reduce Michele Montagano, classe 1921, vice presidente dell’ANRP

Alla povertà ero abituato, venivo da una famiglia modesta del Sud dove mangiavamo pane e olio quando e se c’era la possibilità, quindi avevo già vissuto la fame e gli stenti”, così Montagano spiega la propria resistenza (ben 50 mila IMI morirono nei campi). “E poi durante il fascismo ero stato inquadrato nell’Opera Nazionale Balilla, dove mi hanno ben preparato fisicamente. Mussolini voleva dei combattenti pronti a fare della propria patria un impero, eravamo stati allenati. Io durante la prigionia non ho combattuto solo contro i tedeschi ma anche contro il mio corpo. Volevo mangiare, arrendermi ma la mia coscienza me lo ha impedito perché prima di tutto c’era la libertà e solo dopo di questa veniva la fame”. Montagano si sofferma davanti a una vetrina dove è esposto un biglietto da lui scritto prima di partire: “è la cosa più bella della mia vita”, dice indicandolo. Il biglietto recita: “Sono in mano ai tedeschi, la mia coscienza di italiano è integra. Avvisate famiglia. Viva l’Italia”. “Mi rifaccio a una frase che mi è piaciuta: ‘questa non è l’Italia che ho sognato’”, aggiunge ora. “La democrazia, che è una cosa meravigliosa, è difficile da attuare. L’abbiamo conquistata, ma bisognerebbe riconquistarla ogni giorno. È più facile essere comandati piuttosto che decidere, ma abbiamo il dovere di seguire la nostra coscienza”.


Le opinioni dei lettori
  1. Francesca Arena   On   27 febbraio 2018 at 14:11

    Ben vengano queste iniziative, affinché tutti possano ricordare, soprattutto per non commettete gli stessi errori e per difendere la democrazia, quella vera.

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