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Inge Feltrinelli non ha bisogno di presentazioni, protagonista indiscussa com’è della scena culturale europea. Di origini tedesche, la signora Feltrinelli è senza ombra di dubbio la regina dell’editoria italiana al punto che, a volte, ci si dimentica del suo passato di grande fotografa.

Ci fu quell’incredibile foto che scattai a Greta Garbo, mentre ferma a un semaforo sulla Madison Avenue, probabilmente raffreddata, stava per soffiarsi il naso. Vendetti quello scatto, la mia prima foto, alla rivista Life, per 50 dollari. Era il 1952. Poi arrivò Hemingway

La Sua attività come fotoreporter ha ricevuto l’avvio decisivo con gli scatti molto celebri fatti a Hemingway: era il 1953 e Cuba era lontanissima dall’Europa.

Inge arrivava da New York, in autostop fino a Miami, poi un annuncio sul New York Times: «Part time driver looking forward…», e quando arrivò, fece anticamera per due settimane in un piccolo alberghetto vicino al porto in attesa che Hemingway la contattasse.

Inge Feltrinelli, come ammise lei stessa, cercava l’eccellenza in tutto, era curiosa ed era povera ma l’accompagnava un grande obiettivo, quello di conoscere la gente più importante del mondo, culturalmente importante, facendosi aiutare molto dalla fortuna, dalla sua grande energia e dalla curiosità.

«Ho immortalato Picasso, John F. Kennedy, Elia Kazan, Sophia Loren, Anna Magnani, Marc Chagall e molti altri. Alcuni sono stati veri colpi di fortuna come Greta Garbo, che ho riconosciuto ferma a un semaforo su Madison Avenue, o Winston Churchill, che casualmente usciva dalla casa di un banchiere proprio mentre passavo di lì».

«Una mia grande tristezza? Non aver incontrato Robert Capa» diceva spesso anche se fu proprio lui il suo grande maestro: voleva essere come lui, era il suo idolo.

Terza moglie di Giangiacomo Feltrinelli (1926-1972) che nel 1955 fondò l’omonima casa editrice e madre di Carlo.

«Mi affascina la mondanità. Quella vera: perché è piena di informazioni e pettegolezzi, creativa e divertente. Ogni giorno due colazioni, due pranzi, sicuramente quattro cocktail e due o tre bicchieri dopo mezzanotte».

Molti incontri e scambi culturali vennero organizzati dai coniugi Feltrinelli nel loro splendido castello a Villadeati, sulle colline dell’Alto Monferrato, che divenne, soprattutto negli anni ’60, il loro buen ritiro anche per riunioni politiche, dove poter discretamente o ufficialmente accogliere personalità di valenza internazionale. Basti ricordare, tra i tanti, Soldati, Cederna, Lollobrigida, Loren ….e il Che. Soirée che spesso si svolgevano interamente negli splendidi parchi e giardini del castello perché Giangiacomo era molto riluttante ad aprire le porte del suo castello restaurato interamente con materiali e procedure del periodo di costruzione, il XVII secolo.

Il padre di Inge si chiamava Siegfried Schönthal, un ebreo tedesco della media borghesia, impiegato come direttore in una azienda tessile e che reagì all’incrudelirsi della campagna antisemita con stupito candore. Non capiva cosa accadesse, innocente come tanti altri. Fu la madre Trudl, protestante luterana di tutt’altra tempra, a prendere le redini in mano del loro futuro.

L’azienda tessile aveva una fitta rete di rapporti commerciali con l’Olanda e grazie a questi, la madre riuscì a trovare i soldi e i mezzi per far scappare in America il consorte nel 1938. Dopo circa due anni di parcheggio in un campo olandese per ebrei, il padre di Inge, che all’epoca aveva otto anni, s’imbarcò alla volta di New York.

Nel 1958 una casa editrice offrì a Inge un contratto per scrivere un libro sulla sua professione, e lei chiese consiglio a Rowohlt che le disse subito di lasciar perdere e di raggiungerlo invece in ufficio dove era arrivato un famoso editore italiano suo amico, quello che l’anno prima aveva scoperto e pubblicato il Dottor Zivago di Pasternàk. Era il 14 luglio del 1958, e quell’uomo silenzioso, coi baffi, l’aria molto timida, poco più che trentenne, era Giangiacomo Feltrinelli.

A Milano dal 1960, si dedicò con il marito (infine dilaniato da una carica di tritolo su un traliccio elettrico a Segrate) alla Giangiacomo Feltrinelli editore, di cui nel 1972 divenne Presidente.

«Sono abbastanza intelligente e svelta, il mio background è ricco, soprattutto ho avuto molte opportunità nella vita. Ma non mi considero un’intellettuale. Non è necessario che un editore lo sia: Rowohlt annusava i libri e solo dopo tre pagine sapeva se andava bene. Il vecchio Knopf, quando un redattore gli presentava un libro dicendo che era “abbastanza buono”, rispondeva: “Lei mangerebbe mai un uovo abbastanza buono?”».

Questa politica fresca e controcorrente garantisce da sempre al Gruppo Feltrinelli un apprezzamento tale da poter vantare oggi oltre 2000 titoli, una ventina di autori insigniti del Nobel e la posizione di terza casa editrice italiana.

Un grande merito va proprio alla signora Feltrinelli che, prendendo le redini in qualità di vice Presidente a partire dal 1969, anno del ritiro a clandestinità di Giangiacomo, e di Presidente dal 1972, quando lo stesso viene ritrovato morto carbonizzato in un campo.

Nonostante la versione ufficiale voglia far passare l’accaduto come un incidente, la verità sul decesso del patron del gruppo Feltrinelli sembra ancora oggi oscura e probabilmente affonda in motivazioni politiche, legate allo schieramento dello stesso e alla sincera schiettezza delle sue opinioni, evidentemente scomode.

Inge si ritrova così a capo della casa editrice in un periodo sicuramente non facile, ma grazie allo straordinario impegno profuso, alla collaborazione di un team fedele e professionale, insieme ad accurate scelte editoriali, riesce a risollevare le sorti del gruppo, assumendo un ruolo culturale di primaria importanza nella diffusione letteraria, nella promozione di nuovi autori e nell’esportazione della letteratura italiana all’estero.

Inge Feltrinelli, da ben 50 anni alla Presidenza di Feltrinelli (oggi accanto al figlio Carlo, amministratore delegato), ha dimostrato una forte tenacia imprenditoriale, una fede indiscussa nel libro e nell’editoria che ha garantito all’Italia un generoso apporto culturale, anche grazie all’apertura di circa 90 librerie in tutto il territorio.

In un’epoca nella quale il libro rischia di essere soppiantato dalle tecnologie, abbandonato tra le memorie scolastiche, Inge Feltrinelli continua a credere nel valore della lettura con la classe e l’intuito che solo una grande imprenditrice e donna come lei sa essere e vivere.


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