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Mancano pochi giorni all’inizio degli Esami di Stato, quelli che un tempo venivano chiamati “esami di maturità”.

Si tratta di un momento decisivo per tutti gli studenti, che provoca angoscia anche in chi si sente preparato. Ma all’ansia consueta, di cui si ricordano tutti coloro che ci sono passati in un più o meno recente passato, si aggiungono quest’anno incertezze che aleggiano, come nubi minacciose, sia sugli studenti che sugli insegnanti.

A partire dall’edizione che si aprirà il prossimo 19 giugno, tutto o quasi sarà diverso rispetto all’anno scorso. Poche le differenze per ciò che riguarda la prima prova, quella di Italiano, molte invece quelle che attengono alla seconda prova scritta e al colloquio.

I ragazzi e i prof, infatti, hanno avuto modo di impratichirsi con il primo scritto grazie a due prove simulate che sono giunte direttamente dal ministero. Nulla è arrivato invece in relazione alla seconda prova: l’unica cosa certa è che si tratterà di uno scritto che riguarderà due differenti materie caratterizzanti i diversi indirizzi di studio e che i candidati saranno chiamati a dimostrare di sapersi orientare tra le due. Resta il fatto che nessuno, al momento, ha le idee chiare di che cosa sarà richiesto agli studenti; e l’incertezza riguarda pure gli insegnanti che saranno chiamati a valutare le prove.

Non basta. Le nuove norme che riguardano il colloquio, o – se preferite – l’orale, sono altrettanto fumose. L’unica certezza riguarda l’inizio: niente più tesina o argomento a scelta, ma una breve relazione sull’esperienza dell’alternanza scuola-lavoro. Ma poi? Ci saranno le famigerate e temutissime buste. Ma su che cosa conterranno nulla vi è di sicuro. In base a ciò che conterranno i ragazzi dovranno dare prova di sapersi orientare tra i vari argomenti affrontati nel corso dell’anno, mentre ai commissari sarà impedito di fare domande. Due pratiche totalmente sconosciute sia agli uni che agli altri.

Certo gli insegnanti hanno cercato di fare delle simulazioni; ma la diversità degli indirizzi di studio ha impedito che fossero omogenee. Sarà facile inserire un argomento solo nei licei, laddove le discipline possono essere facilmente collegabili. Difficilissimo nei tecnici e nei professionali in cui materie generali e professionali impediscono qualsiasi tipo di collegamento. Quel che è sicuro è che le commissioni avranno poco tempo per confrontarsi e decidere quali “testi, documenti, problemi…” infileranno dentro quelle buste.

E come se non bastasse ci sarà la prova su “cittadinanza e costituzione”, un argomento del tutto assente nei programmi ministeriali ma sui quali i maturandi saranno chiamati ad “evidenziare le loro competenze”.

Insomma: sarà un salto nel buio per tutti. Una situazione della quale dobbiamo ringraziare “La buona scuola” di renziana memoria e i decreti emanati dal MIUR per l’applicazione della legge. Decreti che avrebbero dovuto essere più chiari e spiegati nei dettagli, visto che una legge contraria a quella approvata dalla sinistra avrebbe richiesto tempi tecnici troppo lunghi (sempre che al Governo ci sia qualcuno intenzionato a cambiarla…).

Ma forse sarebbe stato meglio rimandare di un anno l’applicazione della legge, così come si è fatto per le prove INVALSI che andranno a determinare il voto finale solo nel 2020. Invece si è preferito fare tutto di corsa, mentre il ministro Bussetti si è limitato a mettere firme in calce a circolari contraddittorie e poco chiare che hanno portato all’attuale stato di confusione e, spesso, di panico.


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