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Una cazzata può scappare a chiunque: siamo creature fallibili, ahimè, e l’inciampo è sempre lì, dietro l’angolo. Per questo, è sempre utilissimo rivedere, rileggere, ripensare: essere un filino abituati a correggersi le bozze in proprio, per così dire.

Alla base di questa onestissima prassi, che dovrebbe sovrintendere al lavoro di tutti e, massime, di chi scrive, c’è l’umiltà: il sapere che siamo fango e che, pertanto, necessitiamo di robustissimi correttori, oltre che di altrettanto robuste gomene, che trattengano al suolo la nostra aerostatica vanagloria.

Una cazzata, dicevamo, può scappare a chiunque: però, se sei una figura istituzionale e internazionale, la cazzata va accuratamente evitata. Di conseguenza, se uno è, facciamo un esempio, il Sottosegretario agli Esteri, prima di pubblicare un tweet sulla tragedia di Beirut, conviene controlli mille volte di non avervi inserito soverchie bestialità: le virgole al posto giusto, le maiuscole dove devono stare, le coordinate geografiche a puntino.

E questo, a maggior ragione, se non è uno del mestiere: se nella vita vera faceva, chessò, l’ingegnere informatico. E, alle elementari, non aveva mai giocato a “fiumi, laghi e monti”, già impegnatissimo ad articolare funzioni booleane. Così, che un Sottosegretario agli Esteri, per esempio, confonda il Libano e la Libia, magari trascinando con sé nella topica anche i succedanei, non ha lo stesso peso del tweet di una commessa dell’Upim, che scrive scemenze mentre si rifà lo smalto.

Qualora, poi, glielo si facesse notare, bene sarebbe, per ragioni, appunto di saggia umiltà e, del pari, per altrettanto saggia arte diplomatica, ammettere di avere pestato un’enorme bovazza, chiedere scusa e morta lì.

Se, per ipotesi, invece, questo subculturato dovesse insistere, facendo il bulletto e chiamando “fenomeni” quelli che, giustamente, gli facevano notare la sesquipedale puttanata, meriterebbe davvero di essere additato al pubblico ludibrio. E di comparire, per soprammercato in un libello dal titolo: “Le mille ragioni per cambiar mestiere”.

Naturalmente, ho fatto un esempio un po’ estremo, per spiegare il mio pensiero: nella realtà, un Sottosegretario agli Esteri non confonderebbe mai il Libano e la Libia. E, svergognato, non si difenderebbe mai dando dei fenomeni ai suoi censori. Mica siamo in un Paese di pagliacci. Però, nonostante la paradossale iperbole, mi auguro che abbiate capito tutti quanti a cosa intendevo riferirmi: siamo creature fallibili. Solo che qualcuno lo è di più.


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