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Manca poco più di un mese al referendum del 29 marzo con il quale i cittadini saranno chiamati a confermare o meno la riduzione del numero dei parlamentari.

Malgrado ciò nessuno ne parla. Eppure la proposta è stata approvata dalle Camere a larghissima maggioranza: basti pensare che nell’ultima seduta a Montecitorio la legge è passata quasi all’unanimità, con soli 14 voti contrari e due astenuti su 569 presenti.

Come dovrebbe essere noto la legge costituzionale prevede la riduzione del numero dei parlamentari da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori elettivi. Il che dovrebbe rendere tutti felici.

Pare però che non sia proprio così.
Tutti infatti si rendono conto che se passasse il “sì”, ci sarebbe una drastica riduzione dei parlamentari riducendo in modo notevole la rappresentanza politica in Parlamento.

In origine la riforma costituzionale fu promossa e propagandata dal Movimento 5 Stelle. Nessuna altra forza politica (fatta eccezione per quelle piccolissime che temono di sparire) si è opposta, perché nessuno voleva passare per chi difende la “casta”. Ma sotto sotto nessuno vede di buon occhio la vittoria dei sì. Anche se ufficialmente, ma sottovoce, consigliano i loro elettori di votare a favore.

Forse è per questo che nessuno ne parla.
Ma c’è dell’altro.
Il referendum non prevede un quorum.
In altre parole confermerà o meno il dettato della legge qualunque sia la percentuale dei votanti.
Ma visto che la vittoria dei “sì” è pressoché scontata, immediatamente dopo sarà necessario ridisegnare i collegi elettorali, il che richiederà mesi e mesi di lavoro. La qual cosa garantirà la sopravvivenza dell’attuale governo e rimanderà la possibilità di indire nuove elezioni politiche a dopo l’elezione del Presidente della Repubblica.

Infatti il mandato di Mattarella scade a febbraio del 2022. Sei mesi prima non si possono sciogliere le camere anticipatamente, nel periodo che viene comunemente definito Semestre Bianco. A conti fatti eventuali elezioni anticipate potrebbero essere indette, in via del tutto teorica, soltanto nella primavera del 2021.

Ma c’è chi è pronto a giurare che le operazioni per ridisegnare i collegi durerà molto a lungo.
Dopo si dovrà dare il via alle operazioni per eleggere il nuovo Capo dello Stato. Il che sposterebbe all’autunno l’eventuale possibilità di sciogliere anticipatamente le Camere.

Insomma, questo stato di cose garantirà la sopravvivenza dell’attuale Esecutivo e della sua maggioranza parlamentare fino alla scadenza del 2023.

Con buona pace di coloro che un giorno sì e l’altro pure si affannano a chiedere “elezioni subito”.


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