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Della città di Pavia, detta anche “delle cento torri”, di tutto si può dire; tranne che non riservi molti punti di assoluto rilievo sia storico che artistico. Stavolta può essere interessante dedicarsi a quello ch’è considerato fuor di dubbio uno dei suoi simboli più caratteristici. Ovvero il “Ponte Coperto” definito anche “Vecchio”,seppur impropriamente.

Un antichissimo collegamento tra le due rive del Ticino risale ad epoca romana, successivamente crollato.

La base di un pilone centrale, nei periodi di “magra”, è tuttora visibile. La posizione fuori asse rispetto a quello attuale testimonierebbe come, ai tempi, la corrente del fiume fosse diversa. Per cui l’unico modo per raggiungere la città dal caratteristico “Borgo Ticino” divennero i traghetti: questo fino alla metà del XIV secolo. Infatti la costruzione del ponte successivo, sui ruderi di quello romano, iniziò nel 1349. Per concludersi nel 1351.

Il posizionamento del medesimo seguiva perfettamente la linea a congiungere Strada nuova (dalla parte del centro) con Piazzale Ghinaglia (in Borgo Ticino). Solo successivamente furono aggiunti un portale d’ingresso dalla parte del caratteristico borgo, una cappella al centro del ponte dedicata a San Giovanni Nepomuceno e, infine un altro portale lato città vecchia.

Una riproduzione del ponte trecentesco in legno è presente in Palazzo Mezzabarba, sede del Comune di Pavia. I bombardamenti alleati del 1944, durante l’ultimo conflitto mondiale, danneggiarono il ponte antico facendone crollare un’arcata. Alla fine della guerra si aprì un’accesa discussione onde valutare se ripristinare il ponte com’era oppure demolirlo. Temendo che ulteriori crolli potessero causare uno straripamento del fiume, si optò per la seconda soluzione.

La costruzione del nuovo collegamento tra le due rive ebbe inizio nel 1949 per terminare nel 1951. Il medesimo è piu largo ed alto rispetto al precedente nonché posizionato in senso perfettamente perpendicolare rispetto alla corrente del fiume.

Nonostante la realizzazione relativamente recente, la qualità è decisamente inferiore a quello che l’ha preceduto. Viste le crepature dei pilastri, si è optato per l’attraversamento in unico senso di marcia, uscendo dalla città.

Permane la Cappella centrale nonché una lapide dedicata ad Albert Einstein, che a Pavia soggiornò per un breve periodo, posta al 50° anniversario della morte.

Che dire? Cosa senz’altro interessante può essere visitarlo personalmente. Il fascino è indiscutibile. In altre occasioni si avrà senz’altro l’opportunità di sottolineare significanti attrattive di Pavia. Sia per ciò che riguarda la città vecchia che l’estremamente caratteristico Borgo Ticino.


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