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Bizzarre convergenze. “Parallele” le avrebbe definite Aldo Moro ai tempi della Prima repubblica.

È successo nei giorni scorsi quando il quotidiano comunista Il Manifesto e il Papa si sono trovati dalla stessa parte della barricata in difesa del governo di Giuseppi Conte.

Può darsi che si tratti di una coincidenza, che però non è passata inosservata.
Qualche giorno fa il giornale che fu di Magri e della Rossanda ha pubblicato una lettera aperta intitolata “Basta con gli agguati” che conteneva un accorato appello in difesa del lider minimo “per fermare gli attacchi strumentali al governo Conte in una fase molto delicata per il paese”.

“Il nostro convincimento – afferma l’articolo – è che questo governo abbia operato con apprezzabile prudenza e buonsenso, in condizioni di enormi e inedite difficoltà, anche a causa di una precedente “normalità” che si è rivelata essere parte del problema”.

In calce all’appello compaiono le firme di ben 57 intellettuali tra i quali i politologi Nadia Urbinati, Marco Revelli, Piero Ignazi, il filosofo Giacomo Marramao il giurista Luigi Ferrajoli, e ancora Daniele Archibugi, Anna Falcone, Marco Geuna ed altri. Ma la lista si allungherà di certo visto che il quotidiano dà la possibilità ai suoi lettori di aderirvi.

Il latore del testo esprime il proprio scetticismo in merito a possibili alternative all’attuale esecutivo. “Dietro alcuni strumentali e ipocriti appelli alla difesa dei diritti o del sistema delle imprese e dell’occupazione – continua il testo – si coglie il disegno di gettare le basi per un altro governo: un governo dai colori improbabili o di pretesa unità nazionale, di cui non s’intravede nemmeno vagamente il possibile programma, tolto un disinvolto avvicendamento di poltrone ministeriali e la spartizione di cariche di alto rango”. Segue una reprimenda non tanto alla “destra populista”, quanto ai “democratici liberali”, “i grandi paladini della democrazia e della Costituzione, i cui show disinvolti e permanenti non fanno proprio bene al Paese, anzi lo danneggiano”.

Certo papa Francesco non avrebbe mai potuto firmare questo appello. Tuttavia, nella sua omelia mattutina di sabato 2 maggio a Santa Marta, il pontefice ha dedicato una preghiera speciale ai governanti “che hanno la responsabilità di prendersi cura dei loro popoli in questi momenti di crisi: capi di stato, di governo, legislatori, sindaci, presidenti di Regione”. Alla preghiera è seguito un nuovo invito all’unità nella difficoltà, perché anche “quando ci siano differenze tra loro” i politici “capiscano che nei momenti di crisi devono essere molto uniti per il bene dei popoli, perché l’unità è superiore al conflitto”.

Immediatamente dopo questo invito, ha citato un proverbio argentino: “Nella mia terra c’è un detto che dice:Quando tu vai a cavallo e devi attraversare un fiume, per favore, non cambiare cavallo in mezzo al fiume”. Un messaggio neppur troppo velato alla situazione politica italiana e di sostegno all’attuale inquilino di Palazzo Chigi.


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