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Ricordo benissimo quando venne approvata, nel 2004, la legge 92: quella che istituiva il “Giorno del Ricordo”. A molti, prevalentemente gli svantaggiati sul versante cognitivo, dovette sembrare una sorta di doppiopesismo, a controbilanciare il “Giorno della Memoria”: come dire che la sinistra ricordava le vittime della Shoah e la destra quelle di Tito.

Si tratta, naturalmente, di una colossale idiozia: le vittime si dovrebbero ricordare tutte e, anzi, ci vorrebbe un’unica memoria ed un’unica giornata, in cui le si accomuni nel cordoglio. Tra quelli che peggio digerirono l’iniziativa ci fu il mondo della scuola e, più ancora, il MIUR, nelle persone fisiche dei suoi dirigenti e funzionari.

Ogni anno, certo, l’obbligo di legge si ottemperava, con quella svogliatezza annoiata che i ministeriali assumono come maschera, quando si vede che una cosa va fatta, ma che li infastidisce: una circolare in cui si invitano presidi e docenti a celebrare la ricorrenza, qualche sporadico incontro per studenti e professori, e nulla più.

Insomma, delle foibe, dell’Esodo e, più in generale, della storia del Litorale non fregava nulla a nessuno, tra i muri del palazzo lungoteverino: anzi, vi si sentiva puzza di revisionismo e, va da sé, di rigurgiti fascisti.

Oggi, invece, improvvisamente, i pachidermi romani paiono essersi svegliati: ecco che, incredibile a dirsi, le stragi istriane (non si capisce perché non anche quelle giuliane e dalmate) diventano oggetto nientemeno che di un seminario internazionale: la circolare per aderire a questo formidabile e rivoluzionario avvenimento è arrivata alle scuole italiane qualche giorno fa.

Figuratevi se la cosa non mi ha rallegrato, come storico e come cittadino: finalmente qualcosa si muove in direzione della civiltà della memoria, mi sono detto.
Ma figuratevi, ancora di più, se non ci ho subito sentito puzza di bruciato, visti i precedenti. Così, sono andato a guardarmi il testo della predetta circolare, con cui si lanciava il bando di reclutamento per i 13 eletti che avrebbero partecipato al convegno.

La prima coserella che mi ha fatto arricciare il naso è il fatto che l’iniziativa non è partita dal MIUR, sibbene dal Mémorial de la Shoah, con cui il nostro ministero ha sottoscritto, nel 2016, un protocollo d’intesa: vabbè, mi sono poi detto, l’importante è che le cose si facciano e poco conta se le fanno altri al posto nostro.
Solo che il seminario, che reca l’accattivante titolo di “The Holocaust and the Mass Atrocities in the Istria Region”, con dovizioso spreco di maiuscole, si terrà a Ljubljana e i relatori si esprimeranno solo in inglese. Già questo mi ha messo sulla buona strada: strano che un convegno che parli di foibe e genocidi di Italiani si tenga in Slovenia e con relatori anglofoni, scelti dal Mémorial de la Shoah! Infatti, il convegno parlerà di foibe e di Esodo, come era prevedibile, soltanto di sguincio.
Il tema centrale sarà la deportazione degli Ebrei, in seconda battuta si affronteranno la deportazione e l’internamento degli Sloveni e, dulcis in fundo, si parlerà, bontà loro, delle violenze delle foibe.

Capita l’antifona? Prima si parla degli Ebrei, poi delle vittime degli invasori italo-tedeschi e, infine, delle inevitabili vendette, dopo tante crudeltà, che hanno portato alle “violenze” delle foibe.

In definitiva, la perfetta linea metodologica riduzionista e giustificazionista: non mi stupirei di vedere tra i relatori storici equilibratissimi, come la Kersevan e la Cernigoi.

Ma tutto questo ci sta: fa parte del gioco. Il Mémorial si interessa, per statuto di Shoah e la Slovenia, dovendosi occupare di deportazioni e stragi, ben difficilmente parlerà dei Domobranci o dei Belagardisti eliminati a Borovnica o a Radovlijca e, tampoco, degli Italiani innocenti infoibati. Quel che, viceversa, non fa parte del gioco è che il MIUR, anziché organizzare in Italia, in italiano, dei seminari scientificamente credibili che spieghino, finalmente, a docenti e studenti, la storia delle martoriate regioni orientali, senza paraocchi ideologici e senza il solito muro contro muro, mandi tredici pellegrini, con la certificazione B2 di inglese (che, nella scuola italiana, non si nega a nessuno), ad ascoltare stranieri, magari con qualche conflittuccio d’interesse a riguardo, che ci spieghino, in inglese, la nostra storia.

Io spero che qualcuno, in Parlamento o nelle sedi opportune, denunci questa, perlomeno maldestra, se non peggio, maniera di formare i docenti: credo che si possa tollerare, da un’istituzione palesemente schierata a sinistra, qualche favoritismo, qualche gherminella, ma non un’attività palesemente anti-italiana.

Insomma, sulle foibe, il MIUR può anche tacere o far finta di nulla: ma prendere per il culo i morti, me lo concederete, è ben poco elegante. E niente affatto educativo.


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