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Senz’altro approfondito e condivisibile il corposo saggio-inchiesta (La strana morte dell’Europa) di Douglas Murray, giornalista e commentatore politico inglese. A parte una scadente analisi del fascismo in cinque righe a p. 235, giustificabile per il rappresentante di una nazione da sempre nemica, aperta e subdola, dell’Italia, il resto è una analisi onesta e sincera del fenomeno migratorio contro l’Europa.
Di sicuro è apprezzabile la sua corretta ammissione dell’invasione in corso da anni da parte di
popolazioni allogene provenienti dall’Africa e dai territori sub-sahariani con lo scopo, mai
riconosciuto dalle istituzioni degli Stati interessati, della sostituzione etnica dei risiedenti
autoctoni, “una immigrazione di massa camuffata da causa umanitaria [che] in realtà mira
all’occupazione del territorio”.
Indubbiamente pregevole riconoscere che la tanto decantata integrazione si è dimostrata un
fallimento su tutti i fronti, nonostante i miliardi di investimento da parte degli Stati ospitanti
per creare opportunità, percorsi e vantaggi per gli allogeni, e ciò per la esplicita volontà di
questi a non spartire nulla di questo Occidente che disprezzano e intendono convertire, anzi,
“adattare o modificare la storia del paese di accoglienza”.
Certamente non manca di coraggio la sua denuncia sulla vertiginosa spirale di violenze e
stupri, da parte di clandestini e non, di donne bianche e di bambine. Migliaia e migliaia di
casi che le autorità giustificavano – e continuano a giustificare – avanzando le attenuanti
giuridiche della diversa cultura o quelle psicologiche del trauma dello sradicamento e del
disadattamento; e comunque sempre con la censura della polizia e dell’informazione,
cosicché “gli stupri venivano occultati dalle autorità e non ritenuti degni di cronaca dai
media. […] l’omertà non solo della polizia, ma anche della stampa ”.
Indiscutibilmente lodevole ammettere che “l’Occidente soffre di un disturbo politico oltre
che psicologico”. Il primo guasto nella resa senza condizioni da parte dei governi europei di
fronte alle pressioni di altri Stati che senza alcun dubbio sono nemici irriducibili della nostra
civiltà e dei nostri stili di vita. L’accettazione passiva e vile di qualsiasi ricatto economico o
morale, con il supporto dei gruppi antifascisti ed antirazzisti da sempre favoreggiatori dei
sabotatori della propria nazione. Il secondo malanno è collegabile a quella patologia che altri
studiosi hanno individuato nella Sindrome di Stoccolma: una benevolenza masochistica nei
confronti degli invasori per sentimenti di colpa fatti risalire al passato di conquista e di
colonizzazione; passato non confrontabile con il tempo attuale e, fatto più grave,
artatamente falsificato per qualità e quantità di eventi storici.
Per onestà bisogna riconoscere che in molte altre questioni l’Autore dimostra sincerità,
correttezza e persino temerarietà, poi però si arena sulla terapia, dopo un’anamnesi ed una
diagnosi eccellenti. Di fronte al ‘Che fare?’ si defila, non prima di aver preso le distanze dalle
soluzioni proponibili dalla destra più o meno estrema. A questo punto per la prognosi e la
terapia è necessario rivolgersi ad altre fonti terapeutiche più spregiudicate e propositive.​


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