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L’anno appena iniziato potrebbe portare a importanti cambiamenti nello scenario complessivo a diversi livelli, lasciando infine intravedere la tendenza del futuro a venire.

A maggio, infatti, si terranno le elezioni del Parlamento Europeo, in concomitanza con le elezioni amministrative in alcune regioni italiane, fra cui il Piemonte.

La sfida politica continentale mette di fronte i cosiddetti ‘europeisti’, in gran parte fautori dell’attuale ordinamento giuridico-politico che governa l’Europa e i suoi stati membri, contro tutti i partiti e movimenti che lo status quo vorrebbero riformarlo, se non addirittura azzerarlo, per disegnare una diversa configurazione.

Nella tradizione di questo tipo di elezioni, l’aspetto locale-nazionale ha sempre prevalso rispetto alle questioni europee, sulle quali i cittadini-elettori continentali sono pressoché disinformati e in larga parte disinteressati. Così la consultazione che si terrà in Piemonte per scegliere il prossimo Governatore (che potrebbe anche essere confermato) andrà inevitabilmente a condizionare l’esito delle Europee, e così avverrà a livello regionale ovunque si voterà per rinnovare il Consiglio.

In Italia la situazione si complica perché le parti che si affronteranno nelle elezioni regionali sono disposte su schieramenti diversi nel Governo nazionale e assumono posizioni politiche ancora più differenti nel consesso dell’assemblea generale dell’Unione Europea. Per intendersi, Lega e M5S, che sono alleati nel ‘governo del cambiamento’ in Italia, saranno certamente avversarie nella corsa alla Presidenza della Regione Piemonte e peraltro sono inserite in rassemblement politici ancor più diversi nel Parlamento Europeo attuale e in quello che verrà.

La conseguenza è che l’esito delle elezioni regionali o europee potrebbe avere un effetto dirompente sia sulla maggioranza di governo, sia su tutte le altre forze politiche nazionali ed europee. Questo in gran parte anche in relazione alla situazione calda francese, all’instabilità interna spagnola, alla fase di ricambio al potere in Germania, alla Brexit, allo stallo di vuoto di potere in Belgio e a tante altre situazioni interne agli stati membri dell’UE che, molto probabilmente, avranno una definizione al termine delle votazioni di maggio.

A tutto questo si aggiunga uno scenario economico europeo che all’improvviso volge in negativo, con le politiche monetarie della BCE che da quest’anno si faranno meno accomodanti per tutti, in relazione anche alla crisi montante fra USA e Russia per la supremazia militare planetaria e ancora al confronto serrato fra USA e Cina per l’egemonia nel sistema economico globale.

Inoltre, le crisi regionali che riguardano Venezuela, Libia, Ucraina, Corea, Medio Oriente e penisola arabica non fanno che aggravare la situazione. Che si fa ancora più confusa se si considerano le oscillazioni dei cambi valutari e le continue interferenze delle autorità monetarie nazionali e internazionali rispetto ai temi della crescita, dei debiti insoluti, degli investimenti, dei dazi e delle risorse produttive.

Insomma, un insieme di problematiche complesse e in gran parte intrecciate fra esse che aleggiano minacciose sulle nostre teste, senza soluzioni attuabili se non dopo un acceso confronto fra le due grandi visioni del futuro che animano, oggi, il dibattito politico internazionale e le opinioni di tutti noi. L’esito è imprevedibile ma certamente alla fine di questo anno avremo le idee più chiare su quello che ci attenderà nei prossimi anni o decenni.



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