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Sarà aperta sino al 24 giugno presso il complesso di San Francesco di Cuneo la mostra “I love my Family. Cuneesi istruzioni per l’uso

L’esposizione vuole portare all’attenzione del pubblico, attraverso un percorso evocativo ed emozionale, le storie esemplari di nove cuneesi illustri e delle loro famiglie di provenienza.

Diversi i ruoli che ricoprirono e gli ambienti dove si distinsero, da quelli della politica alla cultura e allo spettacolo, dall’economia e all’imprenditoria. Un percorso a ritroso, dunque, per meglio capire radici e identità della “cuneesità”, al di fuori di stereotipi e luoghi comuni.

La mostra, fortemente voluta dal Comune di Cuneo, fa parte della programmazione dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018.

È stata realizzata a cura di Art.ur – arte cultura innovazione, comunicazione e servizi al pubblico di Kalatà – progetti per fare cultura grazie al contributo della Fondazione CRC. La ricerca storica e i testi sono di Laura Facchin, storico dell’arte, in collaborazione con l’architetto e studioso Roberto Albanese. La narrazione per le visite guidate è dello scrittore e giornalista Carlo Grande.

I protagonisti della mostra sono personaggi che, nella maggior parte dei casi, in vita o, talvolta, per la loro esemplarità, anche oltre la loro esperienza terrena, hanno lasciato un segno significativo nella storia cittadina e, allo stesso tempo, per meriti diversi, hanno acquisito una notorietà internazionale.

L’arco cronologico scelto comprende oltre 150 anni di storia: dalla fine del XVIII secolo al secondo dopo guerra. Si tratta di due momenti cardine per la storia europea e mondiale. Il primo, attraverso la Rivoluzione Francese e l’età napoleonica, segna la fine dell’Antico Regime. Il secondo conclude una drammatica fase della storia dell’umanità, ma allo stesso tempo è alle radici della nostra contemporaneità. Il peso dei grandi eventi storici, per l’Italia e l’Europa, compresi in questo lungo intervallo di tempo, ricaddero, inevitabilmente, anche sulle biografie di questi cittadini cuneesi, ciascuno, nel proprio settore di riferimento, una vera e propria “eccellenza”.

Tra i primi ad apparire nel percorso di visita è il giurista e statista di Carlo Alberto Giuseppe Barbaroux (1772-1843). È diventato una vera e propria “icona” della città, dal momento che il monumento eretto in suo onore dalla città (1879, scultore Giuseppe Dini) domina la centralissima piazza Galimberti. Proprio la costruzione di questo importante spazio urbano vide coinvolti due sindaci della città a cui è dedicato uno spazio del percorso: il conte Giuseppe Gondolo della Riva (1806-1873) e l’avvocato Carlo Brunet (1809-1893). Il primo fu una vera e propria figura tipo del Piemonte risorgimentale: oltre a essere consigliere comunale (per 44 anni) e primo cittadino, presiedette numerosi istituti assistenziali della città, dall’Ospedale di Santa Croce al primo Asilo della città, e fu tra i fondatori della Cassa di Risparmio di Cuneo. Il secondo, instancabile viaggiatore – si spinse nel 1845-46 sino a Mosca durante il suo tour dell’Europa – è ricordato per essere tra coloro che permisero l’estensione della rete ferroviaria sino a Cuneo.

La fase risorgimentale lascia spazio anche per una “quota rosa”: Angela Aschieri vedova Ramorino (1802-1878), commerciante di granaglie sotto i portici di via Roma. Ben due dei suoi quattro figli maschi diedero la vita per l’unità d’Italia. Il primo morendo nella difesa della Repubblica Romana, insieme al celebre Mameli (1849), il secondo al Volturno (1860). Entrambi furono direttamente legati a Giuseppe Garibaldi che, giunto a Cuneo nell’aprile del 1859, volle conoscere personalmente la madre dei suoi prodi soldati. Un incontro destinato ad essere ricordato nelle pagine di Edmondo de Amicis.

E ancora De Amicis si lega alla giovinezza di un altro tra i “magnifici 9”: Marcello Soleri, poiché amico fraterno di suo padre, l’ingegnere Modesto, noto per le sue simpatie socialiste. Il figlio (1882-1945) avvocato di successo, fu invece una delle figure di spicco della storia del partito liberale della prima metà del Novecento. Entrato in Parlamento grazie al suo maestro, Giolitti, fu più volte ministro, ricoprendo il delicato incarico del dicastero del Tesoro negli anni 1944-1945.
A fianco del mondo politico e militare si affaccia quello della scienza con il matematico Giuseppe Peano (1858-1932). Nato in una famiglia di piccoli proprietari terrieri, divenne professore ordinario dell’Università di Torino alla cattedra di calcolo infinitesimale, ma si interessò anche di filosofia, didattica, storia della scienza e linguistica. Formò svariate generazioni di matematici, di insegnanti e di ingegneri e creò intorno a sé una celebre scuola, che collaborò con entusiasmo alle iniziative da lui promosse, grazie al suo carisma e alla sua generosità.

L’ambito musicale e dello spettacolo conta ben due presenze. Un virtuoso della viola e del violino, ma anche compositore, Antonio Bartolomeo Bruni (1757-1821), che visse la Parigi di Maria Antonietta, ma anche quella di Napoleone. La seconda è la ben poco nota Severina Javelli (1866-1958), la cui accattivante immagine è stata utilizzata anche per i manifesti della mostra. Proveniente dalle file dell’alta borghesia cuneese, sfidò le convenzioni diventando cantante lirica, calcando con successo i sipari della Belle Epoque, da Parigi a Milano. Aprì nel capoluogo lombardo un vivace salotto dal quale passarono artisti e poeti futuristi.

La carrellata si chiude in dolcezza – è proprio il caso di dirlo – con la sezione dedicata ad Andrea Arione (1899-1962), il creatore dei celeberrimi “Cuneesi al Rhum”. Giovane pasticcere, all’inizio degli anni Trenta del Novecento aprì quel negozio all’angolo tra corso Nizza e piazza Galimberti (allora piazza Vittorio Emanuele II), che divenne meta di ospiti illustri – ci entrò persino Hemingway – del mondo della politica e, sopratutto, dello spettacolo.

La ricerca storica sui protagonisti si è giovata, in svariati casi, di inedite notizie fornite dai diretti discendenti dei personaggi oggetto di indagine. Il percorso di visita, lungo il quale si snodano otto diverse sezioni, comprende una serie di oggetti, documenti e opere d’arte che accompagnano il visitatore nella conoscenza di queste vite esemplari. Molti i prestiti dalle istituzioni cittadine, in particolare, Musei Civici e Biblioteca Civica, che hanno permesso di riportare all’attenzione del pubblico opere poco note o conservate nei depositi. Ma altrettanti sono i prestiti da privati, prima di tutto dagli stessi discendenti dei personaggi presentanti in mostra, ma anche di appassionati cultori di storia della città di Cuneo.

Informazioni: la mostra è visitabile presso il Complesso monumentale di San Francesco dal 6 aprile al 24 giugno 2018, venerdì pomeriggio, sabato, domenica e durante i giorni festivi.
Una guida accompagnerà i visitatori alla scoperta dell’esposizione con i seguenti orari di visita: venerdì 15.30 // 16.30 // 17.30
sabato, domenica e festivi 10.30 // 11.30 //15.00 // 15.30 // 16.00 // 16.30 // 17.00 // 17.30
Il costo del biglietto è di euro 5 intero, euro 3,50 ridotto.
Per informazioni e prenotazioni 366 2100300 // info@kalata.it

Photo credits by Marco Sasia


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