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La mole del Gran Sasso d’Italia da milioni di anni dona fiumi, foreste e colline coltivate con vigneti e uliveti, menzionati da Plinio e altri storici antichi, luoghi sacri agli antichi italici. Essi ricavavano tutto il necessario per il sostentamento della propria sopravvivenza da questa terra e tramite la parola attribuirono nomi sacri al territorio.

Notiamo che per magnificenza e imponenza, la struttura piramidale del Monte Corno ebbe un ruolo atavicamente principale nel Pantheon italico. Ancora oggi mitizzato il Gigante-Re di Pietra. Pur susseguendosi più civiltà, in esso la leggenda e il simbolismo continuano, rimangono intatti.

Le indagini svolte tramite lo studio dei testi antichi, testimonianze antropologiche, studio e ricerca della toponomastica-geologica del territorio, ci conducono all’ipotesi che lo stesso nome ITALIA derivi dal simbolismo del Gran Sasso (d’Italia), tramite l’interazione dei popoli che abitarono le sue pendici.

Ancora oggi nel territorio abruzzese per distinguere le varie tipologie di abitanti si usano appellativi quali: Pretuziani, Marrucini, Peligni, Vestini, Piceni, Frentani, Marsi, Sabini, Equi, Hatriani, Sanniti, tribù italiche per eccellenza (Plinio), che attuarono in seguito, la creazione dello Stato-Nazione Italia con la LEGA ITALICA 90 a.C. con la “Guerra Sociale” contro Roma.

Per non andare incontro a malintesi o distorsioni del delicato argomento trattato, citerò alcuni punti cardine di tale ipotesi.

Un primo testo antico da cui trae spunto la ricerca è La guerra del Peloponneso di Tucidide (431 a.c.) dove lo scrittore colloca nel bacino del Mediterraneo le lotte delle varie etnie, creando un filone politico-militare di grande importanza per lo studio della cultura europea. Dunque la guerra degli Ateniesi nel capitolo del libro VI, dove Tucidide ci descrive la spedizione in Sicilia nell inverno del (XVI anno di guerra), narra chiaramente dei Siculi, non originari dell’isola (dei siculi sono anche oggi in Italia e questa regione è stata chiamata Italia da Italo, uno dei loro re, che portava questo nome).
Quindi Italo, capo leggendario dei Siculi, prima della colonizzazione della Sicilia.

Ma chi era costui? O che rappresentava? Un uomo, un simbolo? In Etrusco Itale significava principe. Collocati nell Italia centrale, i siculi insieme ai Liburni in tempi antichissimi occuparono le attuali Marche e Abruzzo. Plinio nel libro terzo N.H., Europa 1, ci ricorda che La maggior parte di questa zona fu possesso dei Siculi e dei Liburni e lo furono in particolare i territori palmense, pretuzio e di Atri. Illiri, dominatori del mare Ad (t) riaticum, gli Atrii, Pelasgi che dall Epiro in età primitive si spinsero alle coste opposte del mare Adriatico, fino all area padana (3500 a.c.).

Fondarono così città padre o città stirpi: Atri nel Piceno, Aternum l odierna Pescara, Andria in Puglia e Adria sul delta del Po. Stirpe Atlantica per eccellenza. Citando Strabone nel libro V Geografia ci ricorda descrivendo il Piceno che il fiume Matrinus, discende dalla città degli Adriani, Adria (Atri), ed ha un porto da cui prende il nome e gode di ottime difese naturali grazie alla collina su cui si ergono le mura e ai monti altissimi tutt intorno che non sono accessibili agli eserciti.

Nelle antiche monete atriane ritroviamo i simboli della vetusta città marinara (VII sec. a.c.). Uno dei Popoli del Mare, riportati nella nota Iscrizione egizia, guerra risalente al dominio faraonico di Merneptah e Ramsess III (XIV-XII sec. A. c.), dove furono riportati gli sconfitti: Achei, Siculi, Danai, e Lici. L’Adriatico-Atri, la Valle Siciliana, la valle dell Aterno e il Gran Sasso, furono i punti cardine della civiltà degli Atrii (Siculi). Un Dio supremo era venerato HAtranus. Dio del fulmine e della guerra con a guardia del suo tempio dei cani, un Pater, di stirpe pelasgica.

Le testimonianze del passaggio del popolo Siculo-Pelasgi, oltre ad essere riportat dalla Stele egizia, affiorano sui testi di Omero, Iliade (II, 347), Strabone (V,2 4 5), descrivono che i Pelasgi avevano origine nell Arcadia.

Dionisio di Alicarnasso (I,XXVIII), riferisce che il così detto muro Pelasgico, una volta circondava la città fortezza di Atene. Il bacino dell’ Adriatico era la loro dimora, culla di molte civiltà.

Nel territorio del Gran Sasso, muraglie ciclopiche pelasgiche le ritroviamo nella Valle Siciliana (Vomano, sito colle del Vento-muro dei Paladini), a Magliano, al di sopra della località di Torricella Sicura (Sicula).

Nei pressi dell’antica città del Colle del Vento ai piedi dell Arco di Cigliano, ho rinvenuto nei dintorni del paese di Nerito, più precisamente in località fonte Vecchia delle iscrizioni con caratteri etruschi pretuziani.

Citando il Palma sull’etimologia del nome Nerito ci fa notare che Neritos, dal greco fonte significhi luogo ampio ed alto. Una antica leggenda narra che sia Nerito che Piano Vomano furono distrutti da formiche, saranno i guerrieri Mirmidoni del mitico Achille? Chissà, le date coincidono. Forse delle casualità, ma se nelle monete antiche Atriane del VII sec. A.C. (Massimo Pallottino) è raffigurato il volto di Hatranus, con le lettere HAT TAH Dio del Fulmine e del fuoco sacro come Giove, si hanno le prime conferme, e poi aggiungiamo il sito di Fano Adranus (Adriano-Annunziata), prospiciente al monolito (oracolo) di Monte Corno.

Nell’alta valle del Vomano (Siciliana), troviamo un ulteriore indizio: nelle antiche cartine geografiche una delle vette di Monte Corvo (catena del Gran Sasso), la vetta occidentale era denominata Arco di Cigliano.

Possiamo affermare che visivamente le bastionate che contraddistinguono questo monte e discendono nella valle del Chiarino, assumono l’aspetto di un arco, cioè curvo geometricamente – come in latino – (in dialetto la parola curvo si dice curv e il corvo, animale, similmente è pronunciato curv ).

Aggiungiamo che Cigliano, che non ha nessun riferimento toponomastico nel territorio, potrà trasformarsi in Siciliano, come l’omonima Valle.

Il monte potrà denominarsi, Monte Curvo, Arco Siciliano, sulla via Sicilia. Ma ora torniamo al capo Italo (siculo), unito all’antico italico vitulus che significa toro, vitello (animale sacro) da cui l’ipotesi dell’origine del nome Italia. Italo non era che il Gigante di pietra, cioè: il Gran Sasso.

Ancora oggi i versanti settentrionali sono denominati valle Siciliana. Ricordiamo l’antica Atri con il suo porto e le sue monete, Fano (tempio) a Corno, il tempio Hadranus, a Fanum Adriano (come alle pendici dell’Etna troviamo l’abitato di Adrano, nella terra di Sicilia, ricordando Tucidide, l’analogia con Gran Sasso è stupefacente). Da Martinsicuro (Siculo) all’Arco Siciliano (Monte Corvo), il fiume Aterno (la città Aternum), Amiternum, la via Sicilia (Caecilia), le Mura Pelasgiche (Colle del Vento e Magliano), il fiume Arno, dove la dominanza morfologica, sul territorio della sagoma del Monte Corno (sacro) è ancora oggi visibilmente vivente. Esso non vuole passare inosservato, sia dalla costa adriatica, che dall’entroterra vestino, sabino e pelino.

Una montagna che ha suscitato nel suo simbolismo, storie e leggende, divenendo mito.
Dove lo stesso Virgilio, nell Eneide (XII), descrive il Sasso Vivente come Pater Appenninus, e l’appellativo di padre è esclusivo di Giove-Zeus-Pen rappresentati nell’immaginario religioso antico nella visione in-visibile della sacralità fuoco del toro e dei monti (Appenninus, Alpen), così per gli Italici, i Celti, i Greci, gli Egizi ecc.

Come per magia la traccia indelebile della leggenda è visibile: At-pater, Itale- Italo-Italia, vitlu, il Gran Sasso diviene per antonomasia la Montagna Sacra Italica Atlantidea e dal suo cuore nasce un fiume, il rio Arno. Come per gli Etruschi un fiume sacro.
L’Arno dal significato arcaico Creatore, frutto del pater Appenninus che dona la Vita.


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