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Come alcune altre decine di milioni di italiani, non ho capito come mai Matteo Salvini abbia fatto saltare il tavolo, aprendo di fatto la crisi di governo.

Cosa accadrà nelle prossime settimane nessuno può dirlo, ma ci sono diverse ipotesi che avrebbero dovuto indurre il leader leghista a evitare questo colpo di testa (o di sole, vista la stagione).

La prima è che, nell’impossibilità di trovare una quadra parlamentare, il presidente Mattarella incarichi un tecnico, una di quelle persone serie e grigie che piacciono alla gente, ancor più dopo un anno sfibrante di lite continua: non solo tra governo e opposizioni, ma soprattutto tra i partner di maggioranza. Una boccata di respiro, di buona educazione, di tranquillità (molti, in Parlamento, ora abbasserebbero i toni e accoglierebbero le proposte del suddetto tecnico, atteggiandosi a salvatori della patria, richiamandone i principi supremi e agitando lo spettro del default) potrebbe far innamorare gli elettori del suddetto tecnico ed erodere fortemente l’attuale consenso salviniano.

Ma in ogni altro caso, qualunque altro coniglio esca dal cilindro mattarelliano, Salvini dovrà passare parecchie settimane in cui accadranno tre cose a lui sfavorevoli. Non potrà vantare, con la capacità comunicativa che nessuno gli disconosce, i successi reali o presunti tali della sua attività ministeriale e governativa; per quanto sembri impossibile, ricompatterà la sinistra e il Pd, che non si faranno sfuggire quest’occasione storica di riunire le truppe cammellate, gli scontenti e gli astensionisti contro il rischio di una vittoria salviniana che da mesi viene paventata come una svolta autoritaria; terzo, le prossime settimane serviranno a Giuseppe Conte per rivendersi come il più ragionevole, beneducato, preparato e colto della terna governativa, con l’ipotesi improbabile ma non impossibile che qualcuno (magari lui stesso) lo tenga in ipotesi come soluzione, pre o post elettorale. Consideriamo inoltre che l’idea di un governo verde-nero senza Berlusconi, che non ha più un suo partito, forse a malapena ne controlla mezzo, è impraticabile.

Sarebbe stata semmai giustificata un’uscita con sbattuta di porta da parte di Di Maio e dei Cinque stelle, entrambi in continua perdita di consenso. Ma Matteo, perché ha scelto questo coup-de-theatre?

Sono un cittadino italiano non praticante, nel senso che non seguo la politica mediatica, anzi ne rifuggo, mi limito a scorrere un po’ di rassegna, a fare zapping veloce tra le all news e a seguire per pochi secondi (rigorosamente a volume spento) i talk show, che vieterei ai sensi delle leggi sul buon costume.

Un po’ come frequento saltuariamente le chiese per pregare, ma evitando come la peste le funzioni religiose, officiate secondo modelli rituali che mi paiono ormai una vetusta via di mezzo tra assemblee politiche e sagre paesane. Sono quindi ignorante, ho poche informazioni ufficiali e nessuna riservata, ma avanzo ugualmente due ipotesi (tanto anche i politologi professionisti la buttano a indovinare).

La prima è complottista: che Salvini abbia ricevuto un consiglio di quelli che non si possono rifiutare, che gli si sia stato fatto capire che qualche indagine nei suoi confronti avrebbe potuto assumere estremi così pesanti da impedirgli quei carpiati doppi con i quali, finora, si è salvato quando i magistrati gli hanno messo gli occhi addosso.

La seconda è banale: che gli siano saltati i nervi, che abbia perso lucidità. L’ipotesi è suffragata da due precedenti importanti come Matteo Renzi e Mario Monti, due premier in carica che andavano bene, che solo proseguendo con cautela avrebbero mantenuto e forse aumentato un consenso magari non plebiscitario ma sufficiente. E che in entrambi i casi, in modi e contesti diversi, hanno perso la testa, fatto il passo più lungo della gamba e si sono così bruciati tutto.
Stare al governo, gestire il potere, logora eccome. Reggere, come ha fatto Salvini, a un odio diffuso e palese, forte almeno quanto il consenso di cui gode o ha goduto, non è facile. Dai selfie burla agli striscioni sui balconi, dalle omelie dei preti alla ostilità aperta (con una spudoratezza verbale mai usata in passato) dall’alto clero e del Papa in persona, dalla satira più feroce all’esigenza di dover sempre rispondere, rimbeccare, rimbalzare le critiche e diffondere dichiarazioni 24/7… che i nervi cedano è comprensibile.

Ho lavorato e frequentato pochi personaggi del potere politico, qualcuno di più del potere pubblico e amministrativo: non tutti ce la fanno, ci vogliono energie psico-fisiche eccezionali. Che forse nemmeno Salvini ha.


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