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La nuova strategia degli Stati Uniti per colpire il Venezuela madurista è quella di utilizzare pressioni politiche, economiche e commerciali sui vicini Guyana e Suriname.
Nel primo caso è spettato al presidente della nazione confinante con il Venezuela respingere la richiesta avanzata dalla potenza nordamericana di utilizzare le frequenze radio del Paese per trasmettere nel territorio di Caracas. La decisione risulta sorprendente alla luce delle pessime relazioni tra Georgetown e Caracas, figlie della disputa internazionale sulla regione della Guyana Esequiba (ricca di giacimenti offshore) che proprio il governo bolivariano rivendica da tempo.

La posizione che fu espressa già dal defunto Hugo Chávez ha spinto il presidente guyanese David Granger ad aderire alcuni anni fa al Gruppo di Lima in opposizione a Maduro.
In carica dal 2015, Granger ha ottenuto una rielezione contestata nel mese di marzo subendo, però, l’instaurazione di sanzioni che lo hanno colpito in prima persona e che sono state rivolte anche ad altri alti ufficiali guyanesi accompagnate dall’esplicita richiesta di dimissioni, prontamente rispedite al mittente. Venuto meno l’appoggio nordamericano Granger ha iniziato a tessere rapporti proprio con l’esecutivo socialista al fine di trovare un accordo bilaterale sull’affare della regione contesa sostenendo, inoltre, che “nell’interesse nazionale non è il momento di deteriorare nuovamente i rapporti con la nazione confinante”.

Nell’ex colonia olandese del Suriname ha, invece, avuto fine la leadership dell’ormai ex presidente Desiré Delano Bouterse. Le elezioni di maggio per l’Assemblea nazionale hanno favorito lo storico capo dell’opposizione Chan Santokh. Dopo dieci anni di mandato, a cui andrebbero aggiunti gli otto da dittatore dal 1980 al 1988, Bouterse pur essendo a piede libero rischia ora l’arresto per la condanna a vent’anni ricevuta alla fine del 2019 per il ruolo avuto nell’omicidio di alcuni oppositori politici. A questa andrebbe aggiunta anche la condanna del 1999 per traffico di stupefacenti comminata da una Corte olandese che ha demandato all’Europol un mandato di cattura nei suoi confronti.
Dietro tutti questi movimenti sembra esserci, anche qui, la longa manus statunitense che ha eliminato un altro amico del Venezuela, considerando che, proprio sotto la presidenza di Bouterse, il Suriname aderì all’ALBA nel 2012. Nel frattempo, infatti, alla nuova maggioranza è stato già offerto un piano di ristrutturazione tramite Banca interamericana e Fondo Monetario internazionale.


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