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Quando domenica scorsa si è diffusa la terribile quanto inaspettata notizia della prematura scomparsa di Piero Visani, il nostro direttore si è affrettato a darne comunicazione con un articolo pubblicato su queste stesse pagine. Lo stesso articolo è stato poi ripreso sui social, e ciò ha fatto sì che la notizia avesse immediata e larga diffusione.

Ciò che ha sorpreso molti è stato il fatto che le reazioni di cordoglio siano state molto più numerose di quanto ci si potesse aspettare. Nel giro di poche ore l’articolo comparso su Electomag (così come quello analogo di Giorgio Ballario uscito su Barbadillo.it) è stato letto da migliaia di persone, dimostrando almeno due cose.

Innanzitutto che Visani era tutt’altro che sconosciuto. Malgrado la sua modestia, il suo disprezzo per quella moda assai diffusa che porta ad inseguire in modo spasmodico il like o il retweet, e la sua predilezione per il lavoro magari oscuro, ma sempre metodico e documentato, le sue idee e le sue prese di posizione certamente scomode avevano un seguito. Un largo seguito.

Lo dimostra il successo del suo ultimo libro Storia della Guerra dall’Antichità al Novecento, pubblicato nel 2018 da OAKS Editrice, e recentemente ristampato; successo dal quale lui stesso era sorpreso e di cui giustamente andava orgoglioso. Un successo che ci auguriamo possa essere doppiato dal volume dedicato alle guerre del XX secolo, al quale ha spasmodicamente lavorato nel corso degli ultimi tempi.

Ma dimostra altresì che le sue idee, così come quelle di tanti intellettuali che non “vanno in televisione”, che sono ignorati dai media di servizio, che lavorano in silenzio per elaborare una loro visione del mondo e un’interpretazione “non conforme” della realtà, che pensano, studiano, scrivono senza aspettarsi il successo che viene accordato ad altri certo meno validi di loro; dimostra insomma che queste idee hanno un peso che spesso loro stessi, e noi stessi, tendiamo a sottovalutare.

E invece quelle idee contano, pesano, formano un gran numero di persone che non riescono più a riconoscersi negli slogan e nelle prese di posizione dei leader politici e dei partiti che rappresentano. E a volte quelle stesse idee e le persone che “le fanno camminare sulle loro gambe”, circolano, si diffondono e acquistano un consenso “che era follia sperar”.

Credo e spero che debba essere soprattutto questo il lascito di Piero Visani. Non mollare e insistere nel produrre riflessioni, studi, prese di posizione, e continuare a divulgarle attraverso tutti i canali disponibili anche quando sembra che nessuno stia ad ascoltarle e che a nessuno interessino.

È vero, invece, proprio il contrario.


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