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Giulia Anna Masina nasce a San Giorgio di Piano, un paesino in provincia di Bologna, il 22 febbraio 1921.

Figlia di Gaetano Masina, violinista ed insegnante di musica, e di Angela Flavia Pasqualini, maestra; a quattro anni Giulietta viene mandata a Roma presso la casa degli zii materni, amanti dell’arte, assidui frequentatori di teatro e di concerti, amici di intellettuali e grandi viaggiatori.

Dopo la scomparsa dello zio, Giulietta rimane a Roma dove frequenta le scuole e riceve un’educazione cattolica presso le Orsoline. Fin dagli anni del liceo, la ragazza si avvicina al teatro, per poi proseguire all’università, dove studia lettere moderne e viene scritturata per gli spettacoli dello Stadium Urbis, l’attuale Teatro Ateneo. Durante gli anni della guerra lavora anche come cantante, ballerina e violinista.

L’incontro con Federico Fellini è tanto fortunato quanto casuale: i loro sguardi si incrociano per la prima volta nel 1942 all’EIAR, così si chiamava la RAI a quei tempi, quando i due sono poco più che ventenni e la giovane studentessa di lettere nonché attrice Giulietta interpreta il personaggio di Pallina nelle avventure di Cico e Pallina, scritte da Federico Fellini per la trasmissione Terziglio, ed è subito amore: i due convolano a nozze l’anno successivo, dando vita ad un sodalizio artistico e sentimentale che durerà tutta una vita.

Così giovane, la Giulietta che sognava di innamorarsi di un ragazzo alto, biondo, con gli occhi chiari, conosce invece Federico, così nero, con gli occhi e i capelli scuri.
A vederlo così, per la prima volta, Giulietta dice di lui: “Sembra un fachiro, somiglia a Gandhi. È tutt’occhi, occhi profondi, inquieti, indagatori”.

Nel 1945 si laurea in Lettere presso l’Università “La Sapienza” di Roma.

Giulietta Masina debuttò sul grande schermo nel 1949 in una brevissima apparizione nel film “Paisà” di Roberto Rossellini, ma il primo ruolo importante arriva con “Senza pietà” di Alberto Lattuada nel 1948, prova che le vale il Nastro d’Argento come Migliore Attrice non Protagonista.
Nel 1951 recita in “Luci del varietà” di Alberto Lattuada e di Federico Fellini, al suo esordio dietro la macchina da presa. Seguono nel 1952 “Europa 51” di Roberto Rossellini e “Lo sceicco bianco” di Fellini.

In un’intervista del 1972, Giulietta descrive se stessa: “Viso tondo, occhi tondi, taglia molto molto piccola, può sembrare che io sia una donna piena di coraggio, ma non è vero, sono timida”; lo stesso Federico, quando la vede per la prima volta, ne parla come di un esserino dal viso simpaticamente buffo, con grandi occhi e lunghe ciglia in su: “È un peperino piccolo piccolo, mi piace tanto, mi fa tanto ridere”.

Ed è appunto col regista del capolavoro 8 e 1/2 che Giulietta raggiungerà la notorietà a livello mondiale con il ruolo di Gelsomina, nel film del 1954 “La strada”, insieme al forzuto Anthony Quinn (Zampanò) e a Richard Basehart (il Matto). In questo film, premiato agli Oscar come Miglior film straniero nel 1957, Giulietta interpreta il personaggio bizzarro e dolcissimo di un’artista di strada, compagna di viaggio e di lavoro del crudele saltimbanco Zampanò.

Giulietta Masina segue sempre un registro interpretativo intenso, delineando in profondità i suoi personaggio, scavando nella loro interiorità, per narrare allo spettatore storie ricche di umanità.

Alcuni detrattori sostengono che non avrebbe mai raggiunto un successo di quei livelli se il marito non avesse confezionato per lei dei ruoli memorabili.

Fellini amava lavorare con la moglie perché aveva per lei un’ammirazione infinita ed una grande consapevolezza della sua bravura; sul set lui, che era sempre molto affettuoso e cortese con tutti, con lei si mostrava duro e severo, la considerava la sua mano, e pretendeva perciò che eseguisse alla lettera le sue indicazioni.

Giulietta amava i valori borghesi, per lei la vita era concepita come cura della casa e della famiglia e, al contrario del marito, era una fervente cattolica, presentarsi in pubblico con il massimo decoro era per lei essenziale, non amava la vita mondana ma non si tirava indietro dagli impegni pubblici connessi alla carriera di Fellini, che lei spesso aveva l’onere di rappresentare.

Fare teatro allora voleva dire girare come zingari e io volevo stare vicino a Federico.

Tra il 1966 ed il 1969 torna alla radio, suo vecchio amore, e con la rubrica “Lettere a Giulietta Masina” ottiene un grande consenso di pubblico e critica.

Fellini la sceglierà ancora nel 1965 per il suo primo film a colori, “Giulietta degli spiriti”, passando dal ruolo di clown-contadina-prostituta interpretato nei primi film, a quello di benestante signora dell’alta borghesia romana, in un percorso comune a tante altre attrici di quell’epoca, che, dal ruolo di “contadina”, approdavano a quello di “signora”. Vent’anni più tardi, accanto a Marcello Mastroianni, la Masina torna ad interpretare per Fellini il ruolo di artista, stavolta ex ballerina di tip-tap, in un malinconico film intitolato “Ginger e Fred”.

Tu sai di essere veramente la mia vita“, “Tu soltanto mi fai tornare sereno e sai farmi veramente compagnia, sempre insieme dolce Giulietta. Auguri di mille stagioni con me“. A 25 dalla scomparsa del grande regista, emergono quattro lettere inedite che Federico Fellini inviò alla moglie Giulietta Masina. Documenti toccanti ed eccezionali.

Furono scritte in prevalenza nel 1992, in un momento particolarmente significativo e delicato della vita del regista, prima di entrare in sala operatoria, dopo essere stato colpito da un ictus.

Giuliettina mia adorata, sei sempre una ragazzetta in gambissima e insieme con il tuo vecchierello faremo ancora qualche ‘pastrocchio’. Con te vicino sono ancora capace di fare capriole.

Parole dolcissime che ripagarono la moglie di tanti momenti difficili trascorsi accanto a Fellini , ormai vecchio e provato nella salute.

La Masina conservò quei messaggi in una custodia che portava sempre con sé, considerandolo una sorta di testamento spirituale diretto solo a lei e che la ripagava, almeno in parte, delle lacrime versate per il marito, e nel rimpianto costante di aver perso il loro unico figlio, Federichino, vissuto solo quindici giorni: una tragedia che li segnerà per sempre tanto che Giulietta in seguito dichiarerà: “Non aver avuto figli, ci ha fatto diventare figlio e figlia dell’altro, così ha voluto il destino”.

La loro unione fu tormentata per il comportamento di Fellini che, nel cliché di “genio e sregolatezza”, si concesse molte trasgressioni. Giulietta, fervente cattolica, sopportò persino i tradimenti, per amore prima di tutto, ma anche per salvare il matrimonio che considerava un sacramento indissolubile. E per questo spesso fu considerata una vittima, succube di un marito affascinante ma scomodo e, a tratti, persino crudele. Soprattutto quando Sandra Milo rivelò di avere avuto una relazione durata diciassette anni con Fellini che, a suo dire, sarebbe stato pronto a lasciare la moglie.

Thank you, dear Giulietta, and please, stop crying!”: sono le parole pronunciate da Federico Fellini al Dorothy Chandler Pavillion, nel 1993, quando il regista, al fianco di Sophia Loren e Marcello Mastroianni, per lui sempre “Marcellino”, riceve l’Oscar alla carriera, sei mesi prima di morire. La commozione di Giulietta è fortissima e dal suo viso trapelano gli anni trascorsi insieme al grande maestro del cinema italiano.

Fellini, dopo l’ictus, viene ricoverato in una clinica specializzata per la riabilitazione di Ravenna, Giulietta va a trovarlo, nascondendogli di avere un tumore al polmone, per non addolorarlo, mascherando l’angoscia dietro l’ombra di un sorriso. Ma, quando il foulard scivola dal capo della moglie rivelando la caduta dei capelli causata dalla chemioterapia, Federico scopre la verità. È il momento in cui smette di lottare, perché non riesce a concepire la vita senza Giulietta.

L’immagine dell’attrice disperata al funerale del marito, scomparso il 31 ottobre (lo stesso giorno del suo matrimonio) del ’93, con un rosario tra le mani commuove tutti come la testimonianza di un sentimento così intenso da durare oltre la morte. Durante la malattia che la porterà via dopo cinque mesi, Giulietta trae conforto dalla lettura dei messaggi, a tratti persino festosi, di Federico.

«Le donne che si vantano di essere state con mio marito passano, ma lui torna sempre da me», dichiarava da giovane l’attrice, con l’inconscia richiesta di essere rassicurata che le verrà solo al tramonto di un’esistenza inquieta, dominata da un compagno difficile.

Giulietta Masina, quasi si trovasse in difficoltà a sopravvivergli, lo raggiunge pochi mesi dopo, il 23 marzo 1994, a Roma.

Forse a tenerci uniti è il non essere una famiglia – ha ripetuto varie volte la Masina con la sua grazia romantica – Non avendo figli, siamo una coppia. Siamo compagni, collaboratori, amici. Nessuno ci ha obbligato a vivere insieme. Lo abbiamo voluto noi giorno per giorno


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