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Mi fa imbestialire la ghettizzazione in genere. A cominciare da chi dice: come architetto ho preso una donna.

Gae Aulenti, nata a Palazzolo dello Stella il 4 dicembre 1927, è una designer e architetto italiana, maggiormente appassionata di allestimento e restauro architettonico.
Nasce in provincia di Udine dall’unione di Aldo Aulenti, di origini pugliesi, e Virginia Gioia, napoletana di origini calabresi. Il nome Gae è il diminutivo di Gaetana, imposta come lei stessa ricorda “da una nonna terribile”.

Nel 1953 si laurea in architettura al Politecnico di Milano, una delle sole due donne in una classe di venti studenti, e vi consegue anche l’abilitazione alla professione. Ma la sua formazione in campo architettonico avviene nella Milano degli anni ’50, quando l’architettura italiana cerca di recuperare quei valori architettonici del passato che aveva perso: il risultato è il movimento del Neoliberty di cui Gae Aulenti farà parte per sempre.

Nel 1955 entra a far parte della redazione di Casabella-Continuità, diretta da Ernesto Nathan Rogers, dove rimarrà per dieci anni fino al 1965, mentre all’Università diventa assistente prima di Giuseppe Samonà (dal 1960 al 1962) che insegna Composizione Architettonica all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, e poi dello stesso Ernesto Nathan Rogers che insegna composizione Architettonica al Politecnico di Milano.

Durante questo periodo, fa la conoscenza di Renzo Piano che è impegnato a condurre una ricerca per conto di Rogers.

Nel 1965 disegna e crea la sua celebre lampada da tavolo “Pipistrello”, ideata come site specific in occasione dello showroom di Olivetti che viene realizzato contestualmente a Parigi, e, per la stessa Olivetti, disegna, qualche tempo dopo, anche lo showroom di Buenos Aires: proprio grazie a questa collaborazione con la principale azienda di macchine da scrivere, Gae Aulenti ottiene quella notorietà che le spetta di diritto e che la condurrà, pochissimo tempo dopo, al cospetto di Gianni Agnelli che le affida la ristrutturazione del suo appartamento di Milano in zona Brera. Dopo questo lavoro, tra i due nasce una grandissima amicizia destinata a durare per sempre e per via della quale la Aulenti riuscirà a concepire numerosi progetti.

Di sé stessa ama dire:

la mia architettura è in stretta relazione e interconnessione con l’ambiente urbano esistente, che diviene quasi la sua forma generatrice, cercando, con questo, di trasferire nel suo spazio architettonico la molteplicità e l’intensità degli elementi, che vanno a definire l’universo urbano.

Dal 1974 al 1979 prende parte al Comitato direttivo della rivista Lotus International, mentre dal 1976 al 1978, a Prato, collabora con Luca Ronconi al Laboratorio di Progettazione Teatrale. Nel 1979, al termine dell’esperienza alla rivista Lotus International, le viene affidata la direzione artistica della Fontana Arte, con cui aveva già avuto delle collaborazioni in passato.

In questi anni di intensa attività riesce ad instaurare dei rapporti di collaborazione con diversi professionisti del settore, tra i quali spiccano personalità del calibro di Piero Castiglioni, Pierluigi Cerri, Daniela Puppa e Franco Raggi.

Intrattiene una lunga relazione amorosa con Carlo Ripa di Mena, dal quale decide però poi di allontanarsi per via di ciò che lei stessa definisce “Craxismo deleterio”.

Nel 1984 viene nominata corrispondente dell’Accademia Nazionale di San Luca a Roma, dal 1995 al 1996 è Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera e nel 2005 costituisce la Gae Aulenti Architetti Associati.

Nel 2002 aderisce all’Associazione culturale “Libertà e Giustizia” insieme ad altri grandi personaggi quali Umberto Eco, Enzo Biagi, Guido Rossi e Umberto Veronesi.
Il 16 ottobre 2012, pochi giorni prima della sua morte, viene insignita del premio alla carriera, che le viene consegnato dalla Triennale.

In una nota ufficiale per la sua scomparsa, il Presidente Giorgio Napolitano esprime il suo cordoglio definendola: protagonista di primo piano della storia dell’architettura contemporanea, altamente apprezzata in tutto il mondo per il suo talento creativo e, in particolare, per la straordinaria capacità di recuperare i valori culturali del patrimonio storico e dell’ambiente urbano“.

Il 7 dicembre dello stesso anno viene inaugurata e intitolata a suo nome la piazza circolare che si trova al centro del complesso della Unicredit Tower di Milano, nella modernissima zona Garibaldi.

Tra i suoi lavori più importanti ricordiamo anche la ristrutturazione delle Scuderie del Quirinale a Roma, di Palazzo Grassi a Venezia (acquistato dalla Fiat), ha ridisegnato Piazza Cadorna a Milano, il nuovo accesso alla stazione Santa Maria Novella a Firenze (1990); il Palazzo Italia all’EXPO ‘92 di Siviglia; le stazioni “Museo” e “Dante” della linea 1 della metropolitana e il ridisegno delle piazze Cavour e Dante a Napoli (1999-2002); il nuovo Asian Art Museum di San Francisco (1996-2003); il Museo d’Arte Catalana a Barcellona (1985-2004); la ristrutturazione del Palavela di Torino per i Giochi Olimpici invernali del 2006; l’Istituto di cultura italiana a Tokyo (2006); il restauro e la trasformazione in polo museale di Palazzo Branciforte a Palermo (2011).
Dal punto di vista dell’architettura, la carriera di Aulenti è notevole per la sua dedizione al restauro di molti edifici abbandonati che, grazie ai suoi progetti, sbocciano a nuova vita.

Nel 1980 le viene commissionata la difficile impresa di ristrutturare e reinventare la vecchia stazione Gare d’Orsay di Parigi: per questo progetto Aulenti decide di riempire lo spazio tra il Louvre e il Centro Georges Pompidou con una cavernosa ed enorme area museale, che, all’apertura nel 1986, viene accusata da molti critici di essere troppo radicale: Aulenti fece però notare prontamente le file chilometriche di visitatori che si snodano ogni giorno all’ingresso del museo.

Ha inventato oggetti cult come il dondolo Sgarsul, e intramontabili lampade e oggetti d’arredo ancora oggi a catalogo.
In particolare: la lampada Giova (1964), il Tavolo con ruote (1980) e il tavolo Tour (1993). Insieme a Piero Castiglioni ha progettato: la famiglia di lampade Parola (1980), le lampade da parete Diamante (1986) e Calle (1988), e il faretto Diastema (1994).

Ha ricevuto molti premi e riconoscimenti tra cui: “Chevalier de la Légion d’Honneur” (Parigi), Membro Onorario dell’American Institute of Architects – Hon. FAIA; Praemium Imperiale per l’Architettura (Tokyo), “Cavaliere di Gran Croce” al merito della Repubblica Italiana (Roma), laurea ad honorem in Belle Arti dalla Rhode Island School of Design (Providence – USA), ed il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana nel 1995.

Io ho sempre odiato quei faretti tecnici americani direzionali, che illuminano per punti invece di diffondere; appunto il contrario di quello che fa l’architettura con la luce. Io sono contro l’abbagliamento e tanto più nella vita quotidiana mi sembra che certe nuove luci hanno trasformato nei salotti la conversazione in un interrogatorio.

Nel campo del design di mobili ed interni, Aulenti riceve regolari commissioni da compagnie internazionali del calibro di Artemide, Banca Commerciale Itliana, Fiat, Ideal Standard, Knoll International, Louis Vuitton, Martinelli Luce, Olivetti e Pirelli. Molti dei suoi progetti rimangono ancora oggi in produzione.

Gae Aulenti muore nel 2012 all’età di 85 anni e rimane una figura di enorme importanza nel mondo dell’architettura, nonché un simbolo di grande influenze per tutte le donne nella sua professione.

Io penso all’architettura come possibilità tecnica di filtrare la luce, di attenuarla.


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