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MODESTIA A PARTE”.
Questo titolo del libro di Ettore Petrolini del 1934 potrebbe essere usufruito anche dalla sinistra italiana per un attuale album intellettuale della sua esistenza terminale.

Perché una caratteristica dei sedicenti pensatori democratici e libertari è l’assenza totale di semplicità e di umiltà.

Un esempio per tutti Vittorio Zucconi, che in un tweet del 24 luglio da Washington asserisce tassativo: “Ogni persona intellettualmente onesta deve ammettere che noi siamo meglio di voi”.

Una categorica affermazione di superiorità che non lascia spazio ad alcuna replica, alla minima possibilità di confronto.

“Il Migliore” per antonomasia è stato Palmiro Togliatti, il che è tutto dire. Con lui si fa persona la supposta preminenza culturale e morale del comunismo prima, e della generica sinistra terminale ora.

Per mantenersi nella quota elevata della perfezione sono necessarie due tattiche di pensiero: una è la denigrazione dell’avversario e l’altra, in concomitante sinergia, la sovrastima delle proprie capacità. Per raggiungere il risultato finale delle due azioni è indispensabile una costante e organica strategia: la manipolazione della verità.

I residui storici del comunismo, non avendo la grandezza dei padri fondatori, seppure nella loro esplicita brutalità – e gli oltre centomilioni di morti ne sono la testimonianza – sono costretti a ricorrere a sotterfugi e a colpi bassi, oppure a quella espressione vittimistica degli incompresi.

Nel linguaggio della psicopatologia, e specificamente in quello della paranoia, la frase che chiarifica la distorsione concettuale è: ‘Io so che tu non sai che io so’.

Analizziamo la frase. Io, che sono portatore della verità e che conoscono ciò che è bene e ciò che è utile, so che Tu, povero e piccolo uomo rinchiuso nel tuo mondo limitato e condizionato, non riesci a raggiungere quel sufficiente grado di consapevolezza per renderti conto del verbo che io ti suggerisco.

L’atteggiamento della sinistra è sempre stato così, e, paradossalmente, si è ulteriormente accentuato in questo momento storico e sociale nel quale si sta consumando la sua inesorabile estinzione.

Prendiamo come esempio la questione migratoria, ovvero il problema dell’invasione allogena da parte di un’orda incontrollata di clandestini. Un altro fenomeno di quell’opinionismo presuntuoso e arrogante, sempre connivente con i poteri forti ed estraneo nei fatti a quel popolo al quale si rifà a parole, è Furio Colombo il quale, in un suo libro – già dal titolo e dalla foto di presentazione confacente e incestuoso con lo spirito del tempo – “Clandestino. La caccia è aperta”, scrive nella quarta di copertina: <Tutto quello che vi hanno raccontato sul traffico in mare, di soldi, di barche, navi, soccorso vita e malavita dei migranti, non è vero : in nessun tempo, in nessun luogo, in nessun punto. Conservate questa nota e verificate quando qualcuno presenterà “le prove”>.

Quindi, popolume ignorante e becero, non credere ad una parola di ciò che dicono vittime, magistrati, militari della Guardia di Finanza, Ros dei carabinieri, intercettazioni telefoniche, agenzie di intelligence ed altre losche agenzie, perché Lui – il maiuscolo è d’obbligo – ha la verità, ed è Lui che devi ascoltare. Perché Lui e altri a Lui sodali non hanno bisogno di prove – virgolettate perché per principio falsificate: loro sanno, loro istruiscono, loro pontificano, loro profetizzano.

Modestia a parte: loro al mattino non si svegliano, ma sorgono, per portare ai miserabili miscredenti la luce della conoscenza e della verità.


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