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Usarci


Ha compiuto 70 anni la prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore dopo essere stata stuprata, e diventata per questo un simbolo.
La storia dell’umanità è fatta di piccoli e grandi cambiamenti.

Sono gli uomini a provocarli, con le loro scelte, le loro decisioni: una di queste, nel 1965, stravolse per sempre il volto della Sicilia, generando un terremoto sociale che portò, 26 anni dopo, all’abrogazione di un articolo di legge: il 544 del Codice penale.

Nel 1965 l’allora diciasettenne Franca fu violentata ad Alcamo da un mafioso della zona. Per evitargli la condanna, come previsto dalle legge 544, avrebbe dovuto sposarlo. E invece lei si rifiutò.

In molte imitarono la sua scelta, fino a quando, nel 1981, l’articolo del Codice penale fu abolito. L’eroina trascorse però una vita lontana dai media e nell’assoluto anonimato.

Quaranta anni dopo, torna a parlare raccontando la sua vicenda e commentando i risvolti.

Ai giovani d’oggi dice:

Per ogni decisione seguite il vostro cuore.

Franca è nata ad Alcamo, in Sicilia, in una famiglia di agricoltori. Prima del rapimento e dello stupro era stata fidanzata con Melodia, ma il fidanzamento era stato sciolto con l’intervento del padre della ragazza,

Bernardo Viola, quando Melodia, nipote di un mafioso, era stato arrestato per furto e appartenenza a una banda mafiosa. Per questo, ancora prima del rapimento, la famiglia aveva subito una serie di minacce oltre all’incendio della propria vigna.

Franca, già duramente provata dalla violenza del rapimento e dalla vita di clausura che stava conducendo, affrontando il processo contro Melodia, è pure costretta a cambiare legale, avendo incontrato nello studio del proprio patrocinante il parente di uno dei rapitori, cosa che le pare un tradimento, un’offesa intollerabile.

Trasportata da Alcamo al tribunale di Trapani da una camionetta della polizia, Franca presenzia con grande coraggio a tutte le udienze. Il Melodia tenta di infangarla ulteriormente, raccontando che i loro primi rapporti risalivano al luglio del ‘63, epoca del loro fidanzamento, ed erano stati consumati nella casa dei genitori di lei approfittando delle temporanee assenze dei familiari. Dai legali del Melodia viene persino avanzata richiesta – fortunatamente respinta – di una perizia per accertare quando fosse avvenuta la deflorazione della ragazza.

Alla fine Melodia fu condannato solo a 11 anni, perché le «usanze» furono considerate un’attenuante. La pena fu poi ridotta a 10 anni con l’aggiunta di due anni di soggiorno obbligato nei pressi di Modena, in Emilia-Romagna.

Proprio a Modena, Melodia fu ucciso il 13 aprile 1978, due anni dopo essere uscito dal carcere. Franca Viola invece si sposò nel 1968 con Giuseppe Ruisi: la coppia ebbe due figli e vivono tuttora ad Alcamo.

La storia di Viola ispirò un film, La moglie più bella (1970) di Damiano Damiani, con Ornella Muti nel ruolo della protagonista.

Da allora sono passati oltre quarant’anni, che Franca ha trascorso nel silenzio e nel più assoluto anonimato : “Per me quella vicenda rappresentò una vera e propria disgrazia – dice – ho dovuto attraversare momenti tristi, di sofferenza, è stata un’esperienza decisamente negativa”.

Tuttavia, la sua vicenda la trasformò ben presto in un eroina, senza però che lei se ne rendesse probabilmente conto.

Ritenni quel gesto non un atto di grande coraggio – spiega – ma una normale scelta dettata dal cuore. Feci quello che mi sentivo di fare – continua – furono i media, in seguito, a rendere la vicenda un evento storico.

Franca Viola entrò ben presto nell’immaginario collettivo come “la donna che rifiutò il matrimonio riparatore”, simbolo di un’epoca e di una società che non tutelavano per niente la condizione femminile.

Nonostante tutto, però, non tutti elogiarono quella “scelta”
Ero contenta quando sentivo di altre ragazze che si erano salvate facendo la mia stessa scelta, mi faceva piacere sapere che, anche se indirettamente, ero stata io ad aiutarle. Quella legge era evidentemente ingiusta e andava cambiata – commenta – c’è sempre una prima volta, e io fui quella che diede inizio al cambiamento” : il cinque agosto del 1981, infatti, l’articolo 1 della legge 442 abolì la possibilità di cancellare con un matrimonio una precedente violenza sessuale.

Franca Viola avrebbe potuto cavalcare l’onda di quel gesto, sfruttare la sua fama, ma non lo fece e si ritirò a vita privata. “Chissà, mi sarebbe piaciuto attivarmi nel sociale, forse non sono mai capitate le occasioni giuste”.

L’8 marzo 2014 fu insignita dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana dal presidente Giorgio Napolitano.

Non ho mai avuto paura, non ho mai camminato voltandomi indietro a guardarmi le spalle. È una grazia vera, perché se non hai paura di morire muori una volta sola.


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