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Non ho mai pensato che il valore di una persona venisse dalla nascita o dalla ricchezza, e molto più tardi, quando ero Regina, e poi in esilio, ne ho avuto ampie prove.

Farah Diba nacque il 14 ottobre 1938 a Teheran da una famiglia di ceto alto, unica figlia del capitano Sohrab Diba e sua moglie Faride Ghotbi.

La famiglia del padre di Farah è di origine azerbaigiana iraniana, mentre la famiglia di sua madre era di origine Gilak , sulla costa iraniana del Mar Caspio.

La giovane Farah Diba iniziò la sua educazione alla Scuola italiana di Teheran, poi si trasferì alla scuola francese Jeanne d’Arc fino all’età di sedici anni e più tardi al liceo Razi : era una giovane atleta di valore e divenne presto capitano della squadra di basket della sua scuola; terminati gli studi al Lycée Razi , continuò poi gli studi di architettura all’École Spéciale d’Architecture di Parigi , come allieva di Albert Besson .

Molti studenti iraniani che stavano studiando all’estero in quel momento dipendevano dalla sponsorizzazione dello Stato, pertanto quando lo Scià , come Capo di Stato, fece visite ufficiali in Paesi stranieri, incontrò spesso selezioni di studenti iraniani locali e fu durante uno di questi incontri che nel 1959, all’Ambasciata iraniana a Parigi, Farah Diba fu presentata per la prima volta a Mohammed Reza Pahlavi.

Dopo essere tornata a Teheran nell’estate del 1959, lo Shah e Farah Diba iniziarono un accurato corteggiamento e la coppia annunciò il fidanzamento il 23 novembre 1959, sposandosi dopo circa un mese, il 20 dicembre.

La giovane sposa (come era consuetudine all’epoca) fu oggetto di molta curiosità e il suo matrimonio ricevette l’attenzione della stampa mondiale, con un sontuoso abito progettato da Yves Saint Laurent ed una preziosissima tiara Noor-ol-Ain Diamond commissionata per l’evento.

Dopo lo sfarzo e le celebrazioni di un matrimonio imperiale, il successo di questa unione divenne ben presto subordinato alla capacità della Regina di dare un erede maschio al trono, infatti lo Shah, pur sposato già due volte, aveva solo una figlia che, sotto la primogenitura agnatica , non poteva ereditare il trono.

La pressione a cui fu sottoposta Farah Diba fu fortissima e lo stesso Shah era profondamente ansioso di avere un erede maschio, come lo erano i Membri del suo governo, sapendo tra l’altro che la dissoluzione del precedente matrimonio dello Shah con la regina Soraya era dovuta alla sua infertilità.

La coppia ebbe quattro figli: il Principe ereditario Reza Pahlavi dell’Iran nato nel 1960, la principessa Farahnaz Pahlavi dell’Iran nel 1963, il principe Ali Reza Pahlavi dell’Iran nato nel1966 e morto nel 2011, ed infine la Principessa Leila Pahlavi dell’Iran nata nel 1970 e morta nel 2001.

Il ruolo che la nuova Regina Farah Diba avrebbe avuto, negli affari pubblici e governativi, era incerto, visto che il suo ruolo principale era semplicemente quello di dare allo Scià un erede maschio: all’interno della famiglia imperiale, la sua funzione pubblica era secondaria alla questione molto più urgente di assicurare la successione.

Tuttavia, dopo la nascita del Principe ereditario, la nuova Regina fu libera di dedicare più tempo ad altre attività, ed a ruoli cerimoniali: nel 1961, durante una visita in Francia, Farah fece amicizia con il Ministro della Cultura francese, André Malraux , che la pregò di organizzare lo scambio di manufatti culturali tra gallerie e musei d’arte francesi e iraniani, un vivace commercio che proseguì fino alla rivoluzione islamica del 1979.

Col passare del tempo, la Regina divenne sempre più coinvolta negli affari del governo, cercò di ottenere con successo finanziamenti e concentrare l’attenzione nei settori dei diritti delle donne e dello sviluppo culturale, e in particolar modo nei settori dell’educazione, della salute, della cultura e delle questioni sociali, lavorando altresì con impegno per attività caritatevoli, sorretta da uno uno staff di 40 persone e diventando una delle figure più importanti del governo imperiale, sostenitrice di 24 organizzazioni educative, sanitarie e culturali.

Il suo ruolo umanitario le valse un’immensa popolarità nei primi anni ’70, e durante questo periodo, viaggiò molto in Iran, visitando alcune delle parti più remote del paese e incontrando i cittadini locali: nel 1967 venne incoronata come la prima Shahbanu (Imperatrice) dell’Iran moderno, e lo stesso Shah la nominò Reggente ufficiale in caso di sua morte, nomina molto insolita per una monarchia mediorientale e musulmana.

Farah, come Imperatrice, continuò sempre più attivamente la promozione della cultura e delle Arti in Iran, e attraverso il suo patrocinio, furono promosse numerose organizzazioni per portare l’Arte iraniana antica e contemporanea in primo piano sia in Iran che nel mondo occidentale, incoraggiando anche le Arti tradizionali iraniane (come la tessitura, il canto e la poesia) ; il suo impegno più riconosciuto a sostegno delle Arti dello spettacolo è stato il suo patrocinio allo Shiraz Arts Festival, evento inizialmente controverso ma che si svolse ogni anno dal 1967 al 1977 e che si fregiò di esibizioni dal vivo di artisti sia iraniani che occidentali.

Nel frattempo, in politica in Iran, all’inizio del 1978, un certo numero di fattori contribuirono all’insoddisfazione interna, il malcontento nel Paese continuò a degenerare sfociando in manifestazioni contro la monarchia: Pahlavi scrisse nelle sue memorie che durante questo periodo “…c’era un senso di disagio sempre più palpabile“.

Verso la fine del 1978, la situazione politica peggiorò ulteriormente, le rivolte e le agitazioni divennero più frequenti, culminando nel gennaio 1979. Il governo attuò la legge marziale nella maggior parte delle principali città iraniane e il Paese arrivò sull’orlo di una rivoluzione, portando Mohammad Reza e Farah a lasciare il Paese e partire dall’Iran il 16 gennaio 1979.

Non dimenticherò mai le lacrime agli occhi dello Scià il giorno in cui abbiamo lasciato l’Iran. In quella pista deserta e nell’aereo, il mio unico pensiero era se fosse l’ultima volta o se [noi mai] tornassimo.

La coppia imperiale era consapevole del potenziale pericolo che la loro presenza avrebbe portato ai Paesi ospitanti, e, lasciato l’Egitto, iniziarono la ricerca di un asilo permanente durata quattordici mesi e un viaggio che li portò in molti paesi. Dopo l’ Egitto , si recarono in Marocco, dove furono per breve tempo ospiti del re Hassan II.

Dopo aver lasciato il Marocco, lo Scià e l’Imperatrice ricevettero un rifugio temporaneo alle Bahamas, ma dopo che anche i loro visti delle Bahamas scaddero e non vennero rinnovati, fecero appello al Messico dove riuscirono ad affittare una villa a Cuernavaca vicino a Città del Messico .

Fu dopo aver lasciato l’Egitto che la salute dello Shah iniziò un rapido declino a causa di una battaglia con il linfoma Hodgkin: la gravità di quella malattia portò brevemente la coppia imperiale in esilio negli Stati Uniti in cerca di cure mediche anche se la presenza della coppia negli Stati Uniti infiammò ulteriormente le già tese relazioni tra Washington e i rivoluzionari a Teheran.

La permanenza dello Shah negli Stati Uniti, anche se per scopi medici, divenne il punto di svolta per le ostilità rinnovate tra le due Nazioni, portando addirittura all’attacco dell’ambasciata americana a Teheran, in quella che divenne nota come la crisi degli ostaggi in Iran .

In queste difficili circostanze, allo Shah e all’Imperatrice non venne rinnovato il permesso di rimanere negli Stati Uniti, e poco dopo aver ricevuto cure mediche di base, la coppia partì di nuovo per l’America Latina, anche se questa volta la destinazione era Contadora Island a Panama .

In queste condizioni l’Imperatrice fece personalmente appello al Presidente Sadat per tornare in Egitto e la loro richiesta fu accolta permettendo loro di tornare nel marzo 1980, dove rimasero fino alla morte dello Scià quattro mesi dopo, il 27 luglio 1980.

Dopo la morte dello Shah, il Presidente Sadat diede a Farah e alla sua famiglia l’uso del palazzo di Koubbeh al Cairo. Alcuni mesi dopo l’ assassinio del Presidente Sadat nell’ottobre del 1981, Farah e la sua famiglia lasciarono l’Egitto ritornando negli Stati Uniti grazie all’accoglienza del nuovo Presidente, Ronald Reagan.

Dopo la morte di sua figlia, la principessa Leila, nel 2001, Farah acquistò una casa a Potomac, nel Maryland , vicino a Washington, per essere più vicina a suo figlio e ai suoi nipoti ed ora Farah divide il suo tempo tra Washington e Parigi, e ogni anno fa un pellegrinaggio a luglio al mausoleo dello Shah nella moschea al-Rifa’i del Cairo .

Oggi Farah Pahlavi continua ad apparire in alcuni eventi reali internazionali, come il matrimonio del principe ereditario Frederik di Danimarca nel 2004, il matrimonio del principe Nikolaos di Grecia e Danimarca nel 2010, il matrimonio di Alberto II, Principe di Monaco nel 2011 e il matrimonio nel 2016 del principe Leka II d’Albania.

Nel 2003, Farah scrisse un libro sul suo matrimonio con Mohammad Reza dal titolo “My Life with the Shah” che divenne ben presto un best-seller in Europa, facendola apparire in numerosi talk show ed interviste.

A ottant’anni Farah Diba si divide oggi tra gli Stati Uniti, la Francia e l’Egitto, conducendo un’esistenza serena e continuando a battersi contro un regime che, non a torto, considera la rovina del suo Paese.

Non vivo nel passato, vivo nel presente, sperando sempre in un futuro più luminoso.



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