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Le cronache recenti riportano la battaglia dei dazi che gli Stati Uniti d’America applicano a tutti gli altri player del pianeta, inclusa quell’Europa con cui hanno sempre intrattenuto una relazione speciale e profonda, in quanto figli e amici preferiti.

Ma come capita spesso, anche nelle migliori famiglie, quando i figli crescono e diventano indipendenti si dimenticano del passato, del bene ricevuto dai genitori e, a volte, abusano della forza dell’essere più giovani e vigorosi e mettono in atto vere e proprie tragedie. Così gli Usa hanno dato una svolta al rapporto intimo e profondo con la “vecchia Europa” (solo pochi anni fa definita Venere, di fronte al marziale alleato americano), dimenticando in un sol colpo le proprie origini e secoli di relazioni diplomatiche e politiche amichevoli. Certo, i tempi cambiano, gli scenari geopolitici e strategici globali anche. Ma la Storia ha ancora un suo peso, che non può essere scalfito dagli aspetti commerciali o finanziari.

Basterebbe ricordare le origini etniche del più grande e potente stato che la Storia ricordi: dopo la scoperta delle Americhe da parte di Cristoforo Colombo e degli altri navigatori, a partire dal 1492 d.C., i regni cristiani che si affacciavano sull’Oceano Atlantico iniziarono a colonizzare il “nuovo mondo”, assoggettando in breve tempo l’intero nuovo continente e spartendolo in grandi possedimenti che andavano dal Quebec alla Terra del Fuoco! Prima la Spagna e il Portogallo, quindi l’Inghilterra la Francia e i Paesi Bassi, costituirono nuovi insediamenti lungo le coste americane e in seguito nell’interno: il Nord America divenne un affare di inglesi, spagnoli e francesi, che rispettivamente occuparono e popolarono tutta la costa orientale dal Quebec alla Georgia, tutto il Sud dalla Florida alla California, e quell’immensa regione interna (attuale Middle East) nota come Louisiana (in onore di Re Luigi XVI di Francia). Vi fu anche una breve apparizione degli olandesi, i quali fondarono Nuova Amsterdam alla foce del fiume Hudson, ceduta agli inglesi nel 1674 d.C. che la rinominarono New York.

I coloni provenienti dall’arcipelago britannico fondarono le cd. “13 colonie”, soprattutto inglesi e scozzesi di religione quacchera o puritana, sebbene vi approdarono anche molti cattolici, in fuga dal Regno d’Inghilterra ormai divenuto anglicano dopo la “gloriosa rivoluzione” (1689 d.C.), fondando la città di Boston. Il rapporto, inizialmente devoto alla autorità del sovrano britannico, degenererò in aperto contrasto col passare degli anni, fino alla Dichiarazione di Indipendenza (1776 d.C.) provocata dal bisogno dei coloni americani di aprire i porti del New England ai commerci internazionali, contro la volontà inglese di mantenere scambi biunivoci e chiusi con le colonie. Ne seguì una guerra civile dei ribelli americani guidati da G. Washington, con il sostegno militare della Francia nemica giurata dell’Inghilterra e interessata dagli eventi in corso per motivi geopolitici americani: alla insperata vittoria militare dei “patrioti” americani, seguì la promulgazione della Carta dei diritti costituzionali della prima Repubblica moderna della Storia (1788 d.C.).

Da quel momento le vicende degli Stati Uniti d’America e dell’Europa si divisero, seppur sempre interconnesse da relazioni di natura etnica e commerciale. Infatti, nel corso del XIX secolo l’America divenne terra di approdo di milioni di europei, in prevalenza scandinavi e tedeschi, che andarono a popolare i nuovi stati acquisiti nella zona dei “grandi laghi”, dopo la donazione della Louisiana fatta da Napoleone e la conquista delle enormi praterie degli indigeni, mentre tutto il West, dall’Oregon alla California, fino al Texas e alla Florida, era già da secoli insediato da coloni spagnoli e pellegrini cattolici europei (fondatori delle grandi metropoli statunitensi di Los Angeles, San Francisco, San Diego, San Antonio, …). Le ultime grandi migrazioni di europei verso gli Stati Uniti si registrarono tra fine ‘800 e gli anni Trenta del XX secolo, quando milioni di italiani, greci, ebrei, orientali e russi si stabilizzarono soprattutto nelle grandi città dell’East Coast, dove formarono comunità che spesso diedero vita a nuovi quartieri etnici (si pensi a Little Italy a New York).

Sul piano politico e diplomatico, invece, Stati Uniti ed Europa sono sempre stati amici e partner commerciali affidabili, sin dalla Dottrina Monroe (1824 d.C.) con cui il nuovo stato dichiarava la sua egemonia potenziale sull’intero continente americano, senza ostacoli da parte delle potenze europee ad eccezione della Spagna, che dovette difendere le colonie in America Centrale e perdette la Guerra di Cuba e il dominio sull’isola in favore del potere dei dollari statunitensi. Questa “politica” divenne lo strumento più efficace della strategia di internazionalizzazione degli Usa nel mondo, che presto li portò allo scontro con la Cina e il Giappone nell’Oceano Pacifico, dove mirava la strategia espansionistica statunitense, chiusa ad oriente proprio dall’Europa e dalle enormi colonie possedute in Africa.

In particolare, divenne fortissima la “special relation” fra Stati Uniti e Gran Bretagna, anche nelle relazioni finanziarie (iniziò a fine XIX secolo la stretta correlazione di interessi fra le due principali piazze di affari del mondo, la City di Londra e il Wall Street Corner a New York), tanto che i primi furono spinti ad intervenire in aiuto alla potenza britannica nella Prima Guerra Mondiale, contro gli Imperi Centrali, determinando la loro sconfitta militare e la dissoluzione politica in nuovi stati etnici nell’Europa Orientale, da cui provenivano molti dei nuovi coloni americani di quel tempo. In quel momento la potenza economica e militare statunitense era ormai divenuta leader nel pianeta e la dimostrazione si ebbe nella Seconda Guerra Mondiale, quando ancora una volta entrarono nel conflitto per aiutare gli “antenati” britannici in seria difficoltà contro il regime nazista, nel mentre combattevano la loro terribile guerra contro il Giappone per il controllo del settore del Pacifico.

L’esito del conflitto e gli accordi anglo-americani stabiliti fra F.D. Roosevelt e W. Churchill disegnarono gli scenari politici globali fino ai giorni nostri: istituzione dell’Onu e delle sue agenzie tematiche per gestire i grandi problemi del mondo, costituzione dell’Alleanza con le principali forze militari europee (NATO) e successiva formazione della Cee, necessaria a mettere in atto il grandioso Piano Marshall con cui gli Usa finanziarono la ricostruzione dell’Europa devastata dalla Seconda Guerra Mondiale. Da quel momento, il rapporto fra gli Usa e i partner/alleati europei è stato indissolubile, nonostante numerosi contrasti di opinione e posizioni differenti rispetto alle situazioni internazionali che si presentavano (come nella Seconda Guerra all’Iraq, dove Usa e Regno Unito mossero guerra sulla base di prova mai dimostrate, mentre l’Europa si asteneva, da cui la storia di Venere&Marte…).

Fino agli ultimi tempi, nei quali le amministrazioni di Obama e Trump hanno provocato diverse fratture nella relazione politica transatlantica (e ora anche in quella commerciale), che spingono le due principali potenze economiche del pianeta a confrontarsi sui dazi e su una politica generale di commercio differenti. Un preludio alla probabile rottura definitiva del sodalizio storico e alla dissoluzione della Nato e degli altri organismi di interrelazione costruiti nei decenni? La contemporanea “svolta cinese”, seguita dagli europei negli ultimi tempi con l’apertura all’aggressiva politica commerciale della Cina che vorrebbe accedere ai ricchissimi mercati europei attraverso la cd. “nuova via della seta”, magari proprio a discapito dei prodotti made in Usa, cui si somma la relazione ambigua di alcuni stati europei con la Russia, specie in materia di fornitura di risorse energetiche, non fa che aggiungere sale sulla ferita aperta con gli States.

Se è vero che la Storia spesso si ripete, ma che è anche maestra di vita, si può immaginare che nei prossimi anni gli Usa rafforzeranno la loro tradizionale posizione di “isolamento” rispetto alle altre regioni del mondo, ricostruendo rapporti di confronto totale negli scambi come negli armamenti, mettendo fine all’alleanza strategica atlantica e a rapporti di favore nei commerci con l’Europa. D’altro canto, se l’Unione Europea diventerà quel soggetto politico effettivamente indipendente dal resto del pianeta, cui gli europei ambiscono, non potrà più sottostare ai desiderata statunitensi e dovrà spesso porsi in contrapposizione con le strategie globali commerciali, militari e egemoniche degli Usa. Così come della Russia o della Cina o delle altre potenze globali emergenti.

Speriamo che gli americani si ricordino di essere nostri discendenti, nonostante il modello melting pot e la tecnologia dell’informazione siano ormai predominando nella loro cultura, che apprezzino ancora l’antica tradizione umanistica europea e che studieranno ancora la Storia.


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